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Mercoledì 5 Dicembre 2007 - Libertà

Lamis e Pereira, tango a passo di Borges

PIACENZA - L'Argentina ha pochi numi tutelari: il romanziere Borges, il calciatore Maradona? e, purtroppo, un caotico retroterra sociale rivitalizzato però da una particolarissima espressione musicale, il tango. E all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano nello spettacolo Borges y tangos, incontro letteratura-vita, dialettica musica-poesia, un folto pubblico ha rivissuto il clima caratteristico di quel contesto.
Da un'idea di Franco Finocchiaro in collaborazione con l'associazione Almatango Piacenza, l'Orquesta minimal Flores del Alma - Finocchiaro (contrabbasso), Piercarlo Sacco (violino) e Stefano Zicari (pianoforte) - ha accompagnato Alessandro Rigotti nella lettura di ispirati brani di Borges e Finocchiaro (questi ultimi inediti) intervallati dagli strepitosi balli dell'affiatatissima coppia argentina Vanessa Lamis ed Alejandro Pereira.
Jorge Luis Borges (1899-1986) fu celebrato scrittore ma anche profondo conoscitore dell'Argentina, nazione lacerata da insanabili conflitti fra insolvibili difficoltà economiche di cui il tango, musica all'apparenza passionale invero malinconica, ne è l'emblema. Rigotti ha ripreso un'interessante ma poco conosciuta opera del sulfureo Borges, Evaristo Carriego (1930), suo primo romanzo su un poeta popolare di Buenos Aires cresciuto nel quartiere Palermo fra violenza di strada, malfamati bordelli, fumo dell'asado, dolcezza di tango e milonga. Scrisse Borges sul tango: «? racchiude in sé, come tutto ciò che è autentico, un segreto? ma il compositore francese o spagnolo che? compone correttamente un tango scoprirà? di aver ordito qualcosa che le nostre orecchie non riconoscono, la nostra memoria non ospita e il nostro corpo respinge. Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango e che in cielo ci attenda per noi argentini l'idea platonica del tango?».
Sara Gagliano di Almatango ha ricordato: «Ci premeva sottolineare l'aspetto culturale del tango, a volte si pensa al tango come danza ma è soprattutto poesia». Bravi i musicisti a rendere con straordinaria partecipazione quella musica introspettiva, aspra nelle coreografie, in fondo sospirosa e romantica con motivi di Roberto Alvarez, Juan De Dios Filiberto, Carlos Di Sarli, Oscar Herrero, Pedro Laurenz, Astor Piazzolla, Julian Plaza, Osvaldo Pugliese, Eduardo Rovira ed Anibal Troilo. Sicuro Rigotti nel rendere senza enfasi, solo accentuando talora il tono melodrammatico, quei brani e bravo anche il musicalizador El Doctor. Chiarissimo il messaggio: la vita è come il tango, alternanza di gioie e dolori, in fondo rimane la nostalgia, la consapevolezza di irrimediabili perdite ma anche la speranza di un futuro migliore. Borges in alcuni passi ben esemplifica il destino del tango: all'inizio innocente passatempo, alla fine ragione di vita, dalla quotidianità alla metafisica, delirio e tripudio di un popolo. E rimpianse sempre di non averlo mai ballato, di non essersi mai abbandonato all'ebbrezza cantata da tutti i suoi poeti.

Fabio Bianchi

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