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Mercoledì 5 Dicembre 2007 - Libertà

Cataldo ridesta le melodie dell'800 francese

Tampa lirica: conferenza in Fondazione, calorosi applausi a Graziani, Ruzza e Pavesi

PIACENZA - Letteralmente adorato dal pubblico parigino, mai pago di ascoltare le sue accorate, leziose ed irresistibili melodie, ma profondamente avversato dalla critica dell'epoca, e ancora di più da quella successiva di metà Novecento, che mal tollerava la sua irriducibile vocazione al compiacimento dello spettatore, all'eccesso di pathos, all'accordo «ad effetto», volto a suscitare slanci di sincera commozione fra le platee di tutta Europa, Jules Massenet, che lo stesso Debussy, il "padre" dell'Impressionismo musicale e della rivoluzione "post-wagneriana" nella Francia di fine Ottocento, annoverava fra i suoi "maestri", non ebbe vita facile: basti pensare che, fra le accuse meno gravi, ma reiteratamente imputate alla sua raffinatissima e ricercata arte dello strumentare vi era e vi è ancora quella di "wagnerismo". Come se le affinità elettive che portavano il musicista francese, autore di due celeberrimi e celebrati "Opera-comique", la Manon e il Werther, a trarre ispirazione dal sommo operista romantico, soprattutto per quanto riguarda l'introduzione del "Leitmotiv", il motivo ricorrente, nello stile operistico francese, potessero essere semplicisticamente ricondotte al mero "plagio".
E' dunque toccato al noto ed apprezzato compositore, naturalizzato piacentino, Glauco Cataldo, intervenuto in veste di relatore all'ultima conferenza-concerto sul "Melodramma francese nell'Ottocento" organizzata da Tampa Lirica in collaborazione con il conservatorio "Nicolini", nell'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano con il sostegno della Fondazione stessa, del Comune e della Regione, rivalutare la figura e l'opera del musicista francese. Né, del resto, poteva essere altrimenti, dal momento che, come molti melomani piacentini sanno, lo stesso Cataldo compose qualche anno fa un'opera, intitolata Ancora Werther e Carlotta e andata in scena al Municipale, che dalla partitura di Massenet prima ancora che dal capolavoro di Goethe muove i suoi primi passi. Tracciate le linee fondamentali della vicenda narrata da Goethe nel suo romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, Cataldo ha infatti tenuto a sottolineare la grande sensibilità con cui Massenet è stato capace di rendere in musica, con piglio quasi psicanalitico, le sensazioni, i sentimenti, i più sottili stati e moti d'animo dei due protagonisti, e in questo aspetto, oltre che in un'orchestrazione invero elegante e raffinatissima, consiste la sua grandezza. Per il resto, lo stesso Cataldo conviene nel ravvisare nel Werther una certa stanchezza inventiva, e nel concordare con la critica che individua in Manon il suo massimo capolavoro; ciò non toglie che nel Werther vi siano «pagine splendide, che vale veramente la pena di ascoltare».
Presto detto, l'intervento del compositore piacentino è stato intervallato e quindi concluso dall'esibizione del tenore Maurizio Graziani e del mezzosoprano Daniela Ruzza, marito e moglie, che hanno offerto all'auditorium alcune fra le romanze dell'opera passate alla storia, accompagnati al pianoforte dal maestro Nelio Pavesi. E chi, meglio di loro, legati nell'arte come nella vita, non ha mancato di sottolineare la presidentessa della Tampa Lirica Carla Fontanelli, avrebbe potuto interpretare con maggior convinzione il ruolo dei due innamorati?
Graziani, tenore dalla voce robusta e possente, dal timbro leggermente velato, ha eseguito dapprima Oh Natura!, e a seguire la famosa Ah, non mi ridestar!, resa ancor più drammatica dai toni veementemente concitati dell'interprete; Ruzza, vocalità armoniosissima, dal bel timbro chiaro e squillante, ha intonato, con sentita partecipazione, le arie di Carlotta: Le lettere e Va, non è mal se piango, impreziosite da filati delicatissimi. E tuttavia, a costo di apparire un po' scontati, detto di due artisti soliti ad esibirsi in duo, i momenti più felici del concerto sono stati quelli dedicati ai duetti Noi dobbiamo separarci (primo atto) e Werther, Werther (finale dell'opera), intonati da due voci perfettamente allineate e armonicamente fuse.

Alessandra Gregori

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