Mercoledì 28 Novembre 2007 - Libertà
Un tuffo nell'800 francese
In Fondazione la conferenza-concerto a cura della Tampa Lirica
Il musicologo Bussi con Beretta e Graziani
PIACENZA - Jules Massenet e Georges Bizet, due fra i massimi compositori del secondo '800 francese, che con le loro opere hanno risollevato e riplasmato le sorti dell'Opéra-comique, svincolandolo dalle maglie di un'ironia e di una comicità forzate, e consentendone, al contrario, lo sviluppo in situazioni e soluzioni di forte tragicità, sono stati al centro dell'approfondita conferenza tenuta l'altra sera in Fondazione dal musicologo Francesco Bussi, secondo appuntamento del ciclo di incontri su Il melodramma francese dell'Ottocento a cura della Tampa Lirica, organizzato in collaborazione con il Conservatorio "Nicolini", e con il sostegno di Comune, Provincia e Fondazione di Piacenza e Vigevano.
In accordo con una formula ormai ampiamente codificata nel corso di questi anni, all'intervento del musicologo ha fatto seguito un raffinato momento musicale, che ha visto protagonisti due cantanti piuttosto noti al pubblico piacentino, e già in passato graditi ospiti del sodalizio filolirico presieduto da Carla Fontanelli: il soprano Giovanna Beretta e il tenore Maurizio Graziani, accompagnati al pianoforte dal maestro Nelio Pavesi, altra presenza fissa alla Tampa, al quale spetta il merito di aver suggerito l'insolita quanto interessante tematica per la stagione 2007 della rassegna.
Massenet e Bizet, dicevamo, accomunati dalla portata rivoluzionaria dei loro rispettivi capolavori, Manon (1884) e Carmen (1875), con i quali, tuttavia, pervengono a esiti diametralmente opposti, a partire dalla caratterizzazione delle due eroine: Carmen è violenza espressiva, passione, mentre le leziose creature femminili di Massenet (che sembrava coltivare un'autentica passione per le donne "perdute" della storia, le varie Saffo, Taide, Cleopatra, Erodiade che popolano le sue composizioni), vibrano per tenerezza e sottile sensualità. Dopo aver tracciato questa sostanziale differenziazione, il musicologo ha focalizzato l'attenzione dell'auditorio sulla partitura di Massenet, individuandone i principali aspetti musicali: tacciata di "wagnerismo", in realtà "Manon" si discosta sottilmente da questa imperante moda europea: in Wagner, ha spiegato Bussi, è presente un "sistema" di motivi che ritornano continuamente - esposti, riesposti, intrecciati - mentre in Massenet si tratta di "Reminescenze di motivi", di cui, peraltro, «la Manon è infarcita». «Melodie squisite, che ti avviluppano, ti stringono, in cui gli accordi sono rarefatti al massimo», ha continuato il relatore. E per meglio farci intendere quanto appena proferito ha invitato i cantanti, nel ruolo dei protagonisti della vicenda, Manon e Des Grieux, a intonare le romanze dei rispettivi personaggi: Voyon Manon dal primo atto e Adieu notre petit table dal secondo per Beretta, l'Aria del sogno di Des Grieux, En fermant les yeux (II atto) e Ah fuyez douce image (III atto) per Graziani, interpretate da entrambi gli artisti con rara eleganza ed al contempo vivida, potente espressività.
Bussi ha quindi proseguito la sua dotta lezione analizzando dettagliatamente, sia dal punto di vista musicale che letterario-tematico il 4° atto dell'opera, ambientato nel clima torbido e vizioso dell'Hôtel de Transilvanie, equivoca casa da gioco dove Manon trascina Des Grieux convincendolo a tentare la fortuna al gioco.
Solo a fine serata il musicologo, studioso appassionato di vastissima cultura, ha elargito all'auditorium un'autentica "perla", e cioè l'esistenza di una composizione poco nota di Massenet, tre cori per voci femminili, scritta espressamente per le allieve del collegio Sant'Agostino di Piacenza, allora presieduto da Ernesto Pasquali, che aveva conosciuto il compositore durante un viaggio a Parigi.
Ancora oggi una preziosa edizione originale di questi spartiti si trova custodita nella Biblioteca del Conservatorio.
Per concludere quindi l'evento nel segno del belcanto, gli applauditi interpreti ci hanno regalato un'ultima, intensissima uscita, eseguendo i celebri duetti di Manon e Des Grieux , il Duetto della seduzione (N'est-ce plus ma main?) del 3° atto ed il cosiddetto Duetto della morte (Ah Manon! Ah De Grieux!) con cui si chiude il melodramma.
Alessandra Gregori