Martedì 27 Novembre 2007 - Libertà
«La vita pubblica diventa spettacolo»
Intervista al giornalista di Repubblica che domani sarà a Piacenza per "Testimoni del Tempo"
Filippo Ceccarelli e il rapporto tra sesso e potere
Nuovo appuntamento dei Testimoni del Tempo domani sera alle 21 all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano con il giornalista di Repubblica Filippo Ceccarelli per parlare del suo ultimo saggio Il letto e il potere. Storia sessuale d'Italia da Mussolini a Vallettopoli bis (Longanesi): acuta e ironica osservazione delle più recenti trasformazioni del Belpaese compiuta seguendo il filo che sempre più strettamente aggroviglia eventi pubblici a privatissimi comportamenti. In attesa dell'incontro di domani, Ceccarelli ha risposto ad alcune domande sull'argomento.
Mai nella vita pubblica italiana c'è stato così tanto sesso o mai così tanto se n'è visto?
«Tutte e due le cose. Soprattutto direi che oggi se ne vede di più di quanto se ne faccia. Praticamente si è avverato quello che incarnava Cicciolina in Parlamento: la vita pubblica è diventata una specie di spettacolo a cui i cittadini, divenuti telespettatori, partecipano a distanza e le modalità di seduzione sono prevalse rispetto alla persuasione, il fascino rispetto al ragionamento».
Dietro questa esibizione del proprio lato umano da parte dei politici e dei potenti si può dunque intravedere un vuoto di contenuti, di idealità e di progetti della nostra classe dirigente?
«Sì, perché in un tempo relativamente breve, ossia nell'ultimo quindicennio, sono venuti meno i grandi riferimenti ideologici, in qualche maniera si sono modificati gli insediamenti degli interessi, le culture politiche si sono o disperse o indebolite al punto da risultare un pallido simulacro di quello che erano ed è stato quindi quasi naturale che tra i vari muri e confini che sono cascati ci sia anche quello tra il pubblico e il privato. La classe dirigente oggi è nuda e a volte lo è sul serio, nel senso che si spoglia, si fa fotografare in costume da bagno, accavalla le gambe nei talk-show per mostrare l'autoreggente? Oppure sul lato opposto ma con gli stessi risultati si nasconde fino a lasciare intravedere strumenti come il cilicio? Tra queste due entità si consuma una vita pubblica irriconoscibile rispetto a quella che quasi tutti noi abbiamo fatto in tempo a conoscere e, nel mio caso, a descrivere come giornalista».
Se è vero che i politici oggi hanno capito che esibirsi reca vantaggio, è vero anche che i media sono sempre pronti ad appoggiare da un lato questa nuova strategia, dall'altro il voyeurismo dei lettori/telespettatori. E' un certo tipo di giornalismo il vero artefice della situazione?
«Diciamo che si tratta di una non tanto nobile cooperazione. E' lo stesso genere di rapporto che si può stabilire tra guardoni ed esibizionisti. Sul fatto poi che la qualità del discorso pubblico si abbassi moltissimo, non ci sono dubbi. Il punto di confusione è che il sesso inteso come dispositivo da utilizzare in politica è sommamente ambivalente, perché ha una potenza di consacrazione del potere, però è anche un dispositivo di dissacrazione, perché questo ricercare la vicinanza, i baci, gli abbracci, le battute e le barzellette scopre il potere, rendendolo a volte troppo umano. I media si sentono allora autorizzati a puntare gli occhi in una sfera delicata dell'essere, per cui capita per esempio che oggi siamo tutti portati a leggere l'esplosione del centrodestra come una vicenda che affronta una sfera molto personale di Fini...»
Eppure di fronte a tutto questo, gli Italiani sono inclini a far passare tutto con un'alzata di spalle. Non dovrebbero i comportamenti di alcuni politici far riflettere i loro elettori?
«Sì, dovrebbero. Gli elettori per il momento si intrattengono e ancora non puniscono. La storia è piena di momenti in cui la moralità e il moralismo vengono messi sugli stendardi o utilizzati come un nodoso bastone da dare in testa all'avversario. Questo in Italia, per fortuna, non è avvenuto, ma la classe politica non dovrebbe per questo sentirsi incoraggiata a darci dentro con questa disinvoltura».
Distinguendo tra moralità e moralismo, non crede tuttavia che ci si dovrebbe indignare per l'ipocrisia di chi in Parlamento sostiene certi valori e nelle suite degli hotel quegli stessi valori rinnega e denigra?
«Certo. Da questo punto di vista, il caso Mele è un caso esemplare. Oggi non ci si indigna più di tanto, ma si tratta di flussi di opinione pubblica che possono mutare. La politica vive di atmosfere e le atmosfere si costruiscono, piano piano. Non credo che in Italia si insidierà un regime islamico, né me lo auguro, però non bisogna mai esagerare. Invece ho l'impressione che la soglia, per ragioni che vanno al di là dei singoli, sia stata ampiamente sorpassata».
CATERINA CARAVAGGI