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Domenica 25 Novembre 2007 - Libertà

«Israele è la sacralità della vita»

Intervista al vicedirettore del Corriere della Sera e scrittore che martedì sarà a Piacenza ospite del Lions Club
Magdi Allam e il senso del suo ultimo libro

Lo spessore è quello di una lama sottile. Oppure - se vi pare - di un'invisibile linea di confine che si nota a fatica sulle carte geografiche. Quel piccolo lembo di terra tra il mare e il deserto, sacro per tanti, forse per troppi, è più di uno stato, è un simbolo, qualcosa di sacro. Anche per Magdi Allam, giornalista, scrittore e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera che martedì sarà all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via Sant'Eufemia, nel corso di un incontro pubblico alle 17.30, promosso dal Lions Piacenza Host in collaborazione con la Fondazione, mentre alle 20.30 alla Volta del Vescovo, Magdi Allam sarà protagonista di un incontro riservato ai dieci Lions della città e della provincia e agli esponenti del Leo Club di Piacenza.
Magdi Allam, prolifico autore di volumi sulle tematiche che concernono i modelli di convivenza sociale in Occidente, quali identità nazionale e democrazia, immigrazione e integrazione, islam e terrorismo, è in libreria in questi giorni con un nuovo libro che è destinato a far discutere, Viva Israele (Mondadori): «Israele rappresenta la sacralità della vita. Perché se si mette in dubbio il suo diritto ad esistere, si mette in dubbio la vita di tutti». Questa è la convinzione di Allam, una convinzione che traspare dalle pagine del libro. «E' infatti - spiega Allam - uno stato membro dell'Onu, ma non riconosciuto dalla maggior parte dei Paesi arabi che votano nel Palazzo di vetro». Si tratta di un Paese minacciato dai tuonanti proclami di Ahmadinejad o ferito dalle bombe umane dei kamikaze e dai razzi di Hamas o Hezbollah. «Uno stato che vale un'idea: assediato dal nichilismo di chi ama la morte e isolato dal relativismo di un'Europa che equipara tutto a prescindere dai contenuti. Non volevo essere politicamente corretto con questo libro, cui ho dato provocatoriamente il titolo di Viva Israele. Che sia stato io, musulmano laico a scriverlo, suona ancora di più come uno scandalo».
Commenta l'attentato di Kabul di eri notte: «Un kamikaze si è fatto esplodere mentre si inaugurava un ponte realizzato dagli italiani. Nove vittime civili, tra loro quattro bambini. Una tragedia perpetrata da criminali che rinnegano la sacralità della vita, in cui la morte è vista come il livello supremo per conquistare il paradiso islamico. L'obiettivo è quello di far sì che l'Italia ritiri le sue truppe dall'Afghanistan, e il dramma sta nel fatto che in Parlamento ci sono forze politiche che vorrebbero abbandonare il Paese islamico». E per questo auspica una presa di posizione contro il terrorismo islamico «come crimine contro l'umanità. Inoltre, si deve essere in grado di distinguere tra la politica di Israele, che può essere legittimamente criticata e il diritto di Israele ad esistere. I tempi sono maturi perché anche l'affermazione diffusa nel mondo arabo di voler distruggere Israele venga considerato un crimine contro l'umanità».
Allam ricorda poi che nel Duemila Israele era pronto a concedere il 97 per cento dei territori, ma i negoziati fallirono per l'opposizione di Arafat. «Il problema - spiega - non è l'occupazione, ma l'ideologia, che partendo dal rifiuto a Israele ad esistere nega ai palestinesi la possibilità di avere uno stato. La riprova viene da quanto è avvenuto a Gaza, dove Hamas non ha esitato a uccidere fratelli palestinesi per fondare uno Stato islamico».
Torna a parlare del suo ultimo lavoro: «In Italia - dice Allam - il libro mi è costato il plotone d'esecuzione mediatico, con un infame manifesto firmato contro di me da duecento intellettuali, per contestare valutazioni espresse nel mio libro, estrapolandole dal loro contesto generale. Tutto ciò è molto grave. Nei paesi arabi mi avrebbe portato di fronte a un plotone vero e proprio».
Per Allam partì tutto da lì, dopo la proclamazione di uno stato israeliano e uno palestinese da parte dell'Onu, sessant'anni fa, nel 1949. «Furono i Paesi arabi a non volere uno stato palestinese, attaccando Israele poco dopo la proclamazione della sua nascita. Dall'odio per gli israeliani si è passati a quello per gli ebrei. Poi si passò all'odio per i cristiani, i veri autoctoni delle popolazioni settentrionali e meridionali del Mediterraneo. Poi, alle persecuzioni nei confronti degli stessi musulmani laici e liberali, con esecuzioni mirate. Infìne, negli anni Novanta, si è arrivati alla condanna per apostasia di intere popolazioni musulmane. Una parabola del nichilismo che fa venire meno il valore della sacralità della vita. In Algeria ci sono stati 200mila morti».
Un velo divide parte del mondo musulmano di oggi: quello più radicale, strumentalizzato dall'odio da quello che ricorda Allam, nato in Egitto nel 1952. «Ricordo che le donne non lo indossavano. Ha cominciato a fare la sua comparsa dopo la sconfitta degli eserciti arabi». Quando le nuove moschee, sorte a migliaia, hanno iniziato a rappresentare stati negli stati. Il velo non è un simbolo religioso, ma una bandiera, per lo scrittore abituato ormai a vivere sotto scorta, «il parametro più fedele per misurare il livello di radicalizzazione del fanatismo islamico». Accenna agli exrtracomunitari che vivono in Italia: «Chi viene in Italia deve conoscerne lingua e cultura, deve adeguarsi alle nostre regole, purtroppo questo avviene di rado e tutto ciò alimenta la delinquenza comune; le regole non devono essere un fatto opzionale, ma vincolante, perché il nostro non è un mondo in cui si sono globalizzati i valori, la complessità degli stessi valori fa sì che gli immigrati molto spesso acquisiscano il meglio di quanto offre l'Occidente e il peggio della visione radicale del mondo offerta dall'Islam. La vera radice del male è l'intolleranza insita nella stessa cultura islamica».
E infine la consapevolezza che papa Benedetto XVI rappresenta il vero baluardo contro il male proveniente dall'Islam: «Questo papa incarna le certezze fondamentali della civiltà occidentale, è l'uomo che afferma fortemente il connubio esistente tra fede e ragione, elementi indispensabili alla cultura occidentale e all'opposizione al terrorismo islamico, contro il quale deve porsi anche lo Stato, sempre e comunque».

MAURO MOLINAROLI

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