Mercoledì 21 Novembre 2007 - Libertà
Gounod e Bizet, che rivoluzione
Tampa lirica - In Fondazione il primo atto del ciclo di concerti-conferenza, protagonista Daniele Spini
Perle da Mireille, Samson e Carmen con Chiuri e Frattola
PIACENZA - «Quando c'è la musica, le parole possono solo venire prima», ha esordito il musicologo Daniele Spini, docente di Storia della musica al "Nicolini" solo di recente trasferito al Conservatorio di Pesaro, prima di introdurre il tema della serata, Dal Grand-Operà alla rivoluzione di Gounod e Bizet, e focalizzare l'attenzione dell'auditorio sulle tre opere-cardine alla base del fenomeno di radicale innovazione verificatosi in Francia a metà Ottocento sul versante dell'opera lirica, la Mireille (1864) di Gounod, il Samson et Dalila (1877) di Saint-Saëns e la Carmen (1875) di Bizet.
Il preciso, erudito intervento del professor Spini, che fra i suoi tanti meriti annovera anche la direzione della stagione lirica di importanti teatri nazionali, ha inaugurato il consueto ciclo di conferenze-concerto che da diversi anni a questa parte la Tampa Lirica organizza in collaborazione con il Conservatorio Nicolini, con il sostegno di Comune e Regione e il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che per l'occasione concede anche l'utilizzo dell'auditorium di via Sant'Eufemia.
Il melodramma francese nell'800 è il motivo conduttore dei tre incontri del 2007, che, nella serata dedicata a due "mostri sacri" nel genere, Gounod e Bizet, salutata da un consistente afflusso di pubblico, ha visto le parole di Spini trascolorare in musica grazie alla luminosa presenza di due voci di grande interesse, quella del mezzosoprano piacentino d'adozione Annamaria Chiuri (in sostituzione di Nadjia Petrenko, e che sostituzione!) e del tenore piacentino Luigi Frattola, accompagnati in questo intenso florilegio canoro dal maestro Corrado Casati, interprete di rara sensibilità, che non ha mancato di suscitare l'ammirazione da parte dello stesso Spini.
Il destino decisamente infausto che accompagna le opere di Gounod sembra ineluttabilmente incrociarsi ed investire anche il capolavoro di Bizet: né Mireille né Carmen infatti, riescono a calcare il palcoscenico del Grand-Operà, il teatro di Stato francese, le cui rappresentazioni, giocoforza, non solo dovevano riflettere il pensiero politico imperante, ma rispondere a precise direttive, puntualmente disattese da entrambe le composizioni. Mireille, su libretto di Michel Carrè dal poema Miréio di Fréderic Mistral, andrà infatti in scena al Théâtre Lyrique di Parigi il 19 marzo 1864, accolta freddamente dalla platea che non gradì, dopo le atmosfere iniziali di gaia spensieratezza bucolica, la morte della protagonista, fatto che costrinse Gounod ad apportare svariate modifiche alla sua "creatura".
Carmen (libretto di Meilhac e Halévy, dall'omonima novella di Prosper Mérimée), esordì invece all'Operà-Comique, il 3 marzo del 1875, registrando un totale insuccesso: la vicenda di sangue e passione che vede protagonista la spregiudicata zingara ammaliatrice fu ritenuta eccessiva ai limiti dello scabroso (e pensare che di lì a pochi anni i nostri veristi avrebbero guardato alla Carmen come modello per un nuovo modo di concepire l'opera lirica).
Il caso di Samson et Dalila è più complesso: per nobiltà d'ispirazione, un racconto biblico, per la cura posta da Ferdinand Lemaire, fine letterato, nel verseggiare il libretto, per la seducente mescolanza fra sacro e profano che permea parole e musica, questa poteva assurgere al rango di Grand-Operà, tant'è che quando Liszt offrì all'autore la possibilità di rappresentarla a Weimar, teatro di cui era direttore artistico, Saint-Säent rifiutò, nell'idea di portarla in scena a Parigi. Si sarebbe dovuto ricredere presto: Samson et Dalila debuttò infatti 7 anni dopo a Weimar, ovviamente in tedesco, tanti erano stati i dinieghi subiti dal compositore in patria.
Ma veniamo ora alla bella prova relegataci dai due giovani ma già affermati interpreti della serata: Annamaria Chiuri, mezzosoprano dalla vocalità calda, intensa, vibrante, ha regalato attimi di pura espressività, intonando dapprima la cupa e tormentata Amour viens aider ma faiblesse quindi una vivida Mon coeur dai dolcissimi filati, ambedue tratte dal Samson et Dalila. Per Frattola, tenore dall'acuto squillante e dal fraseggio arioso, Ah leve toi soleil da Mireille e, a seguire, la celeberrima aria di Don José Le fleur que tu m'avais jetée dalla Carmen. Da applausi, infine, il veemente duetto finale fra Carmen e Don Josè, C'est toi! C'est moi! in cui entrambi gli artisti hanno dato prova di forte temperamento drammatico e notevole presenza scenica. A grande richiesta, ancora un duetto (quello del secondo atto) fra Carmen e Don José, proposto come bis.
Alessandra Gregori