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Giovedì 22 Novembre 2007 - Libertà

Dalla sacralità della vita alle storiche sfide dell'arte

Due relazioni su "Psiche e sacro"

PIACENZA - Sigmund Freud ha analizzato fino in fondo la psiche? Ha esaurito tutte le questioni? E la nostra società avverte ancora il sacro? Come lo vive? Cosa ne è rimasto? Il Gruppo di studio interdisciplinare a tali problematiche ha dedicato Psiche e sacro, ciclo di incontri con importanti personalità del mondo culturale non solo piacentino.
Di recente all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano Maria Civetta, medico ginecologo al C.I.F. (Centro informazione femminile) di Modena ed Eugenio Gazzola, critico d'arte e saggista, hanno tenuto interessanti relazioni, moderatore Giovanni Bongiorni, psicologo e psicoterapeuta.
Civetta in "Materno e vita", con l'ausilio di diapositive, ha mostrato un embrione nelle prime settimane di vita: si intravedevano movimenti continui e regolari, apparati in formazione, pulsioni degli organi. Scopo della relatrice era mostrare «dapprima una serie di dati oggettivi per poi comunicare le proprie emozioni». Davanti a tenerissime manifestazioni di vita come può comportarsi un medico, un biologo, uno scienziato? La sfera etica talvolta è insondabile «perché per molti la vita è sacra. La vita che nasce è sacra. Ecco cos'è il sacro, qualcosa che sovrasta tutti noi». Ma la scienza che posto occupa? E' strumento per approfondire i grandi misteri della vita, per indagare l'ignoto ma anche per migliorare salute e benessere. E' frontiera senza fine, avvicinamento alla verità assoluta, cioè al sacro.
Gazzola con "Beckett e il senso della fine" ha individuato negli sconcertanti drammi del commediografo irlandese Samuel Beckett (1906-89) un contributo, letterario ma anche artistico, di valore assoluto. Le sue trame «sono meccanismi che rendono storiche quelle sfide che l'arte si pone per salvaguardarsi», specializzarsi, caratterizzarsi in senso figurativo. «Il teatro di Beckett mi suggeriva un impianto strettamente visivo perché, soprattutto nella Francia del secondo dopoguerra, la letteratura era ossessionata dall'oggetto». In seguito però è stato tutto un "progressivo levare" come dimostrato dalla proiezione di capolavori di Pier Vilatte, Tom Wesselmann, Sophie Calle, Robert Ryman ed edifici in rovina, all'inizio di Saint Lo (bassa Normandia), alla fine italiani del fotografo Gabriele Basilico. «Ed ogni tanto salta fuori il fantasma di Eliot».
Prossimo appuntamento 29 novembre, ore 21, con Fabio Bergamaschi "Sacralità della vita e bioetica" e don Fausto Capucciati "Il cristianesimo: inaugurazione della dissacrazione nella storia".

Fabio Bianchi

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