Giovedì 22 Novembre 2007 - Libertà
Piacenza e l'hospice
L'intervento
La signora Nicoletta Gandolfi, in una vigorosa lettera pubblicata da "Libertà" martedì 20 novembre, si chiedeva, tra molte questioni poste, come mai non si parla più dell'hospice.
Non è così: dell'hospice territoriale di Piacenza se ne parla, eccome! Il punto, caso mai, è come arrivare alla sua effettiva realizzazione e al suo buon funzionamento. In questo senso sta operando il gruppo di forze istituzionali, associative e di rappresentanza economica intenzionato a dar vita alla "Fondazione hospice". Una Fondazione capace di farsi carico, nel tempo, di una gestione efficiente ed efficace della struttura.
Se, infatti, il problema fosse solo quello di edificare una struttura, credo che sarebbe già da tempo risolto. Il punto è che, per dare solidità ad un servizio di tale delicatezza e portata sanitaria e sociale, è necessario prevedere quanti e quali potranno essere i problemi gestionali, così da poterci attrezzare da subito per superarli.
Credo che questa impostazione sia dovuta, come forma fondamentale di rispetto, nei confronti di coloro che soffrono. Non è retorica. Prendersi cura della persona malata cronica, per sollevarla dal dolore provocato dalla malattia o da un trauma, è concetto di recente acquisizione nella nostra cultura.
Al diffondersi di questa consapevolezza, che supera l'idea del dolore fisico come fatto ineluttabile legato alla malattia, hanno contribuito medici, volontari, associazioni come l'Art, nonché la sensibilità di Ministri e, una volta tanto, anche di politici, che hanno tradotto questo indirizzo in norme di legge.
Nella nostra realtà esiste già una Rete delle cure palliative che si compone di strutture fondamentali come il domicilio del paziente e l'Unità Operativa Terapia del Dolore e Cure Palliative dell'Ospedale di Piacenza, che hanno il compito di aiutare il malato e la sua famiglia nel difficile percorso di cura e assistenza. L'hospice di Piacenza, insieme a quello già esistente di Borgonovo, andrà a completare questa rete.
Per evitare semplificazioni è necessario sapere quali sono i requisiti minimi strutturali ed organizzativi previsti dalle norme, a partire dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2000. Requisiti strutturali, tecnologici, impiantistici, organizzativi di altissimo livello, in assenza dei quali nessuna struttura può essere accreditata e, quindi, concorrere a finanziamenti pubblici.
Requisiti la cui doverosa osservanza, necessaria per rispettare appieno la missione dell'hospice, porta a notevolissimi costi di gestione e, di conseguenza, a un disavanzo certo di queste strutture. Il tema, allora, è: come può la comunità nel suo insieme farsi carico della gestione? Di questo stiamo ragionando in modo serio con tutti i soggetti interessati. Dire che parliamo di hospice solo in campagna elettorale non corrisponde alla realtà. Il tempo che ci stiamo prendendo oggi per arrivare alla realizzazione dell'hospice ci consentirà di partire con il piede giusto e di non trovarci, una volta realizzata la struttura, a dover rimediare, dolorosamente, a errori compiuti adesso.
La mancata partecipazione delle autorità al convegno citato nella lettera, peraltro patrocinato anche dal Comune e presentato in conferenza stampa insieme all'assessore Giovanni Castagnetti, è un episodio spiacevole. Ma non credo sia la partecipazione o meno ad una delle iniziative, pur pregevoli, dell'Art, che debba portare a conclusioni che ritengo affrettate e ingiuste.
Il Comune sta facendo la sua parte, insieme agli altri: in questa partita tutti siamo importanti e nessuno è l'unico depositario della verità.
ROBERTO REGGI
Sindaco di Piacenza