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Martedì 6 Novembre 2007 - Libertà

Verdi, un percorso tra vita e opere

Da sabato all'auditorium della Fondazione "Da Oberto a Falstaff" a cura di Stefano Pronti
In mostra libretti e spartiti dei suoi melodrammi

Un percorso lungo la vita e l'opera di Giuseppe Verdi, a partire dai libretti e dagli spartiti dei suoi melodrammi. E' la mostra Verdi da Oberto a Falstaff, a cura di Stefano Pronti, che verrà inaugurata sabato alle 17 all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via S. Eufemia, 12. Alla presentazione seguirà un breve concerto, diretto da Corrado Casati, che nella prima parte proporrà musica strumentale, con il solo per tromba dall'Aroldo (rifacimento del precedente melodramma Stiffelio), interpretato da Marco Caminati, e con il solo per oboe dal terzo atto dell'Aida, eseguito da Piero Corvi.
Nella seconda parte, vocale, si potranno ascoltare il soprano Paola Romanò nell'aria di Odabella, dal dramma Attila, e il tenore Luca Bodini nell'aria di Rigoletto, Parmi veder le lacrime, per concludere in duetto con il Brindisi della Traviata.
La mostra, che rimarrà allestita fino all'11 dicembre, è accompagnata da un catalogo, edito da Tipleco, con prefazioni di Mario Luigi Bruschini, Sandro Bosoni e Francesco Bussi. I testi sono di Stefano Pronti, mentre è di Marco Caminati il capitolo "Pianse e amò per tutti: un percorso storico-estetico sui cori verdiani". «Quest'iniziativa - ha spiegato ieri Pronti in conferenza stampa - intende essere un fermento, per attivare l'interesse in vista del 2013, secondo centenario della nascita di Giuseppe Verdi, il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto, nella casa procurata alla famiglia dal nonno Giuseppe Antonio, di cui in mostra verrà esposto l'atto di nascita a Sant'Agata di Villanova d'Arda».
Il richiamo alle radici piacentine della famiglia del maestro è un altro degli aspetti ribaditi dall'esposizione, «senza spirito campanilistico», precisa Pronti. «Non dobbiamo comunque dimenticare che Giuseppe Verdi ha vissuto dal maggio 1850 nella villa di Sant'Agata, in provincia di Piacenza, componendo lì celebri capolavori». Tra i tanti dipendenti del maestro, nei poderi estesi per 10.000 pertiche nella campagna di Villanova, lavorava come falegname Pompilio Bonzanini (classe 1874), nonno di Fausto, presidente dell'associazione "Verdi fra noi" e da circa 25 anni collezionista di cimeli verdiani. Proprio a questa raccolta ha attinto Pronti per il motivo conduttore dell'esposizione, che permetterà di ripercorrere la carriera musicale del maestro attraverso la sequenza cronologica dei libretti della prima assoluta di ciascuna delle ventotto opere liriche, messe in scena nei maggiori teatri dell'epoca, il cui clima si potrà cogliere anche grazie alle recensioni dei giornali del periodo, con i commenti degli spettatori e della critica.
Accanto, gli spartiti a stampa, «che giocarono un ruolo importante nella diffusione della musica di Verdi, adottato dall'editore Giovanni Ricordi come suo massimo compositore». «Libretti e spartiti - ha aggiunto Pronti - di solito non vengono presi in considerazione dal pubblico, quando invece offrono chiavi fondamentali per la comprensione del processo creativo dei melodrammi. Sono però difficili da reperire, perché il libretto d'opera è stato quasi sempre considerato un prodotto usa e getta, dunque soggetto a distruzione o a dispersione, mentre gli spartiti erano per loro natura sottoposti a usura, durante le prove e le diverse recite». Negli oltre 170 pezzi della mostra (provenienti da privati e istituzioni, come la Biblioteca di Busseto), anche la riproduzione di documenti inediti sugli antenati di Verdi, oltre a uno studio della villa di Sant'Agata che ha tenuto conto «sia di alcuni dati catastali significativi, sia degli ospiti di Verdi in rapporto alla composizione delle opere».

ANNA ANSELMI

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