Mercoledì 7 Novembre 2007 - Libertà
Di Sieno: un ponte tra matematica
e cultura umanistica
I Mercoledì della scienza
Ultimo appuntamento l'altro giorno per i Mercoledì della scienza, organizzati dal Dipartimento di matematica e fisica del liceo scientifico "Respighi", dall'associazione "Amici del liceo Respighi" e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Simonetta Di Sieno, docente all'Università di Milano, nella relazione "Mondi nel mondo. Un ponte fra due culture" all'auditorium di via S. Eufemia ha illustrato un problema secolare, tuttora aperto: il dialogo fra le due anime della cultura moderna, scienze e lettere, moderatori Giorgio Macellari, direttore dell'unità operativa di senologia dell'Azienda sanitaria locale di Piacenza e Teresa Rulfi Sichel del suddetto Dipartimento.
Secondo Macellari «sono universi ingiustamente in conflitto. Spesso il sapere umanistico ha considerato l'altro riduttivo, non a misura d'uomo, asettico, indifferente». Uno fra i grandi miti della cultura contemporanea è stato avvicinare umanesimo e scienza: dualismo insopportabile, necessario, fisiologico ? Ma recenti studi, alla luce soprattutto della teoria dei giochi, ne hanno viceversa sottolineato le profonde affinità: «Bisogna - per Di Sieno - presentare i giochi in modo diverso. Il gioco è esperienza importante per l'uomo, bisogno primario della specie. Gli uomini giocano in maniera determinata come fosse lavoro. Interessante la metafora del gioco: da un lato razionale per le regole, dall'altro carico di valenze emotive. Libertà e creatività nel rispetto delle regole. Forme di comunicazione rispettose dell'esigenza di tutti».
Di Sieno ha ripreso un recente testo, Mondi nel mondo (edizioni Mimesis), di Paola Gallo, esperta di filosofia e Cristina Vezzani, matematica, per sottolineare come «i giochi non siano puramente intellettuali ma back-office per risolvere problemi. Questo libro è un tentativo riuscito di lanciare un ponte tra matematica e cultura umanistica». C'è un antecedente illustre, il saggio Le due culture ed il progresso scientifico (1959) dello scienziato e romanziere inglese Charles Percy Snow che all'epoca suscitò un vivace dibattito. «Presupponeva - ha continuato Di Sieno - culture antropologicamente diverse, due popolazioni. La distinzione è il vero handicap per le scienze, foriera di perdita di efficacia. Ci si aspetterebbe che fosse la scuola a costruire una cultura di base ma ora la scuola fornisce un sapere parcellizzato e settorializzato. Quando si gioca non ci si domanda che tipo di problema è, se è troppo difficile. La risposta deve venire da occasioni costruite ad hoc». Le prospettive garantiscono però metodi evoluti: «le due culture si devono confrontare non sull'apparire ma sul "cuore duro", devono condividere le tecniche. Ma bisogna mettere qualche punto fermo, di comunicazione con qualcuno in grado di rifare tale gioco».
FABIO BIANCHI