Martedì 6 Novembre 2007 - Libertà
L'armonia di tastiere e percussioni
Settimana organistica internazionale - Successo per i solisti protagonisti in Sant'Anna
Teglia e Ottonello tra Strauss, Morandi e Saint-Saëns
PIACENZA - Organo e percussioni per rivisitare in chiave più moderna e accattivante il repertorio della tradizione a cavallo fra Sette e Ottocento: questa, in sintesi la proposta musicale del IX appuntamento della Settimana organistica internazionale, la rassegna cameristica diretta da Claudio Saltarelli ed organizzata dal Gruppo Ciampi in collaborazione alle parrocchie del centro storico e di Cortemaggiore, al Comune, alla Regione, alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, e con il prestigioso patrocinio del Parlamento Europeo.
Protagonisti del terzultimo concerto della stagione, per essere precisi la 39ª, due giovani musicisti italiani, il percussionista savonese Francesco Ottonello e l'organista bolognese Elisa Teglia, alle tastiere del poderoso organo Sangalli di metà ottocento custodito dalla Basilica di Sant'Anna, ove sabato sera si è tenuta l'applaudita esibizione.
Come premesso, il recital del duo si è articolato fra illustri pagine settecentesche per organo solo e celebri composizioni sinfoniche nella versione per organo e percussioni messa a punto dagli stessi interpreti (con la sola eccezione della solenne Feierlicher Einzug di Richard Strauss, eseguita nella trascrizione di Max Reger). Esordio a dir poco scoppiettante con la trionfale Krönugsmarch in mi bemolle magg. di Giacomo Meyerbeer (1791-1864), in cui i toni enfatici e ridondanti d'apertura e chiusura del brano vengono mitigati da una sezione centrale più melodica e lineare.
A seguire le atmosfere gaudenti del Rondò in Sol maggiore di Giuseppe Gherardeschi, esaltate da Teglia attraverso l'uso di registri corposi e squillanti, che ne hanno accentuato lo spirito decisamente "danzante", quindi di nuovo il duo impegnato nell'inedita interpretazione di due capisaldi della storia della musica di tutti i tempi: l'Ouverture de Il flauto magico di Mozart e la Danza della Fata Confetto da Lo Schiaccianoci di Ciaikovsky. E se nella prima l'organista ha mostrato i segni di qualche cedimento, l'esecuzione della seconda ha ampiamente oscurato la piccola defaillance, risultando avvalorata da un lato dal canto pieno e corposo dell'organo Sangalli (un tempo situato in Duomo), che molto ha contribuito alla resa sinfonica dell'opera, dall'altro dal pregevole intervento, mai eccessivo e sopra le righe, di Ottonello ai vari strumenti a percussione.
Con la Sonata prima in Do minore op. 21 di Giovanni Morandi (1777-1856), da eseguirsi al momento dell'Offertorio, il programma di sala ha riservato nuovamente agli astanti un sapido a solo organistico: la sonata è introdotta da una lunga serie di accordi solenni e vibranti, intervallati da brevi cadenze virtuosistiche, quindi prosegue stemperandosi in sonorità più distese e languide, alludendo al mistico raccoglimento che accompagna questo momento della funzione, sino alla vivace chiusura finale, dal respiro quasi polifonico. Altra proposta di grandissimo interesse, il Baccanale dall'opera di Camille Saint-Saëns su libretto di Ferdinand Lemaire Samson et Dalila: caratterizzata da una costante, erudita ricerca di raffinati preziosismi, densa di colte citazioni, ridondante di misteriosa sensualità, questa splendida composizione pone in luce gli aspetti e le caratteristiche salienti della vena creativa e della poetica del grande compositore francese (le quali, del resto, riflettono l'espressione artistica di un' intera epoca): il fascino per l'esotismo e l'esoterismo, la forte presenza di sonorità orientaleggianti, di spiccata ascendenza araba, il colorismo sgargiante, l'antitetica compresenza di sensualità e mistica.
Il "pirotecnico" finale del concerto ci ha invece riportati indietro nel tempo, fra le sontuose ambientazioni cortesi che fanno da sfondo alla splendida suite Musica per i reali fuochi d'artificio di Haendel, in cui particolarmente azzeccata si rivela scelta di affiancare l'organo alle percussioni, restituendo così alla partitura i suoi tratti più genuinamente distintivi. Scritta per celebrare la pace di Aquisgrana che pose termine nel 1749 alla guerra di successione austriaca, questa suite è un tipico esempio di composizione per concerti en plein air, con un organico gigantesco interamente basato su fiati e percussioni. Alla "prima" del 27 aprile 1749 furono impiegati nove trombe, nove corni, ventiquattro oboi, dodici fagotti e tre parti di timpani, in ossequio al desiderio reale di avere un ensemble di strumenti "militari".
Alessandra Gregori