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Venerdì 16 Novembre 2007 - Libertà

"Sepolcri", la nobile poesia civile

All'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano primo appuntamento di "Lezioni Letture"
Valduga: comunica il senso di chi ci ha preceduto

Qual è il valore attuale di un'opera come i Sepolcri? Al di là del loro significato storico e culturale e dell'utilizzo che se ne fece all'epoca in chiave patriottica, cosa dicono a noi oggi quei versi, che Foscolo scrisse cento e uno anni fa?
Con questo interrogativo, posto dall'introduzione di Vittorio Anelli, si è aperta ieri mattina all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano la prima delle tre Lezioni Letture organizzate dalla stessa Fondazione in collaborazione con il liceo "Gioia" al fine di approfondire la comprensione e la riflessione sulla poesia civile in Italia nell'ultimo secolo, da Foscolo, appunto, a Pasolini, passando per Carducci, Pascoli, D'Annunzio, Rebora, Ungaretti, Raboni e Fortini.
Ospiti di questo primo appuntamento sono stati ieri il professor Remo Ceserani e la poetessa Patrizia Valduga, invitati il primo a parlare di come il carme Dei Sepolcri si inserisca tra la poesia civile e la poesia patriottica italiana dello scorso secolo e la seconda a leggere e a commentare i 295 endecasillabi sciolti nei quali il poeta spazia dal mito classico e dalla Grecia dei poemi omerici all'Italia moderna, esaltandone la grande tradizione culturale e criticandone la debolezza del presente.
Professore emerito dell'Università di Bologna, comparatista giramondo (appena rientrato dagli Stati Uniti, dove ha insegnato alla Stanford University, è stato chiamato a inaugurare la neonata "Cattedra De Sanctis" al Politecnico federale di Zurigo) e autore di numerose opere di teoria letteraria, Remo Ceserani si è soffermato ieri nel suo intervento a chiarire la distinzione tra poesia patriottica e poesia civile. Precisando che il carme foscoliano si inserisce nel più nobile, serio e pacato filone della poesia civile costituendone uno dei modelli più fortunati e influenti, Ceserani ha sottolineato il forte contenuto etico dei Sepolcri, puntualizzando tuttavia - come fece notare Croce - la distinzione che va fatta tra i sentimenti del poeta, primo fra tutti il senso della caducità della vita di cui è permeato il carme, e l'uso che della sua poesia fecero i patrioti del Risorgimento.
Prendendo il microfono dopo l'intervento di Ceserani, Patrizia Valduga - la più vitale e originale poetessa nel panorama letterario italiano contemporaneo - ha dichiarato subito al pubblico presente all'incontro il proprio amore per Foscolo: per il suo carme Dei Sepolcri e per la sua persona, entrambi carichi di passione e di impeto eroico.
Prima di passare a leggere i versi di Foscolo (declamati dalla poetessa con una toccante interpretazione - del resto lei stessa ha dichiarato in un'intervista di essere l'unica a saper leggere la poesia in Italia - Valduga ha voluto spiegare come per lei, per la sua educazione e per la sua storia personale, il carme foscoliano Dei Sepolcri sia fondamentale, in quanto comunica il senso di chi ci ha preceduto, facendoci conoscere la "celeste corrispondenza di sensi", quella per cui osservando un dipinto o leggendo una poesia possiamo provare la stessa gioia, le stesse grandi emozioni estetiche che ha provato l'artista nel realizzarla o il poeta nello scriverla.
«Giovanni Raboni, mio maestro e mio amore - ha ricordato ieri Patrizia Valduga - diceva che il senso della vita si può trovare credendo in una comunità di vivi e di morti». "Così a volte succede che nel buio/si insanguini un volto, una mano ci implori - così c'è/chi ignora e chi invece ha nel cuore/la comunione dei vivi e dei morti" scriveva in Quare tristis l'indimenticato poeta milanese scomparso nel 2004.
«Io la comunione dei vivi e dei morti - ha detto ieri Patrizia Valduga - ce l'ho nel cuore: me l'ha insegnata anche Foscolo».

CATERINA CARAVAGGI

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