Lunedì 19 Novembre 2007 - Libertà
«Piacenza diventi cittadella dell'energia»
L'attività del laboratorio del Siet, il progetto di Coppi del Mit, il futuro dell'ex centrale di Caorso: fermento in provincia
Cisl e Confindustria spingono. Gli ambientalisti: «Ma la gente non lo sa»
PIACENZA - Piacenza cittadella dell'energia. La notizia dell'avvio di una ricerca scientifica per testare il comportamento di Iris, reattore nucleare a fissione di generazione 3+, nel laboratorio del Siet presso l'ex centrale Emilia di Piacenza, viene accolta positivamente da Cisl e Confindustria, che vedono profilarsi per il territorio provinciale l'opportunità di diventare un centro d'eccellenza in campo energetico. Per completare il mosaico formato dal laboratorio del Siet, dal centro di ricerca sulle fonti alternative del Leap, dai vari impianti elettrici disseminati tra la città e la provincia e dalla centrale nucleare di Caorso mancherebbe, secondo il segretario della Cisl Sandro Busca, solo il progetto sperimentale sulla fusione nucleare Ignitor, che dovrebbe avere sede proprio a Caorso. Non pensa direttamente ad Ignitor il presidente di Confindustria Sergio Giglio, ma condivide l'idea di puntare sulla ricerca energetica per far crescere l'indotto nel territorio. Dall'altra parte il circolo di Legambiente, che chiede trasparenza e condivisione dei progetti con i cittadini, troppo spesso all'oscuro di tutto.
«Piacenza può candidarsi a diventare una cittadella dell'energia - ribadisce Busca - Abbiamo il Leap, la passata esperienza con il nucleare di Caorso. Con la Siet si studia il nucleare a fissione. Con Ignitor si potrebbe aggiungere un altro tassello fondamentale: la ricerca pura sulla fusione nucleare».
Busca ha le idee chiare: per una vera "cittadella" ci vogliono almeno due passi, una discussione seria su Ignitor in ambito locale e governativo, e il governo di tutte le realtà energetiche del territorio. «Coordinare tali realtà significherebbe razionalizzarle, creare tra loro importanti occasioni di scambi scientifici e dar vita a sinergie con le varie esperienze professionali nelle centrali in funzione - commenta Busca - C'è molta carne al fuoco, manca chi la governa. Penso al Leap, di cui a due anni di distanza dall'avvio sarebbe interessante avere un resoconto, e al progetto appena siglato dalla Fondazione con il Politecnico e l'Università Cattolica, che, visto così, mi sembra molto simile». Il sindacalista concorda in parte sulla necessità di chiarezza espressa da Legambiente. Poi passa ad Ignitor: «Nella Sogin c'è interesse, ma sembra che Ignitor non abbia gli sponsor politici adatti». Anche Sergio Giglio auspica per il territorio piacentino un futuro di ricerca, e vede bene un legame del laboratorio Siet (con cui Confindustria ha in atto una convenzione attraverso Assoservizi) con Caorso: «Abbiamo sempre pensato che il nucleare fosse una delle grandi risorse per il futuro, oltre alle fonti di energia rinnovabile e al risparmio energetico. Ampliare il discorso è auspicabile. Male questa ricerca al nostro territorio non ne fa: è un passo avanti importante». «Il legame con Caorso è naturale, essendo due siti insediati sul nostro territorio - prosegue Giglio - Arturo può essere utilizzato per ricerche sulle fonti rinnovabili e su altri temi. Per Ignitor, bisognerà capire come evolverà la ricerca sul nucleare di 3° e 4° generazione: saranno gli scienziati a dirlo, non io».
Alessia Strinati