Giovedì 15 Novembre 2007 - Libertà
Cosi, la vita di una stella
La celebre ballerina ha presentato la sua autobiografia all'auditorium della Fondazione
Mezzo secolo di una splendida carriera artistica, ma soprattutto le convinzioni più profonde, che le sono state di sostegno di fronte alle inevitabili difficoltà. Nell'autobiografia Étoile. La mia vita, pubblicata da Città Nuova, Liliana Cosi racconta il suo cammino nel mondo della danza e la sua crescita spirituale, gli incontri importanti che l'hanno guidata in tante decisioni controcorrente.
Un volume di agile lettura, avvincente nel trasmettere l'amore per il palcoscenico e l'insegnamento che anima ancora la grande ballerina, della quale svela anche aspetti più interiori, meno conosciuti o, in passato, addirittura travisati dagli intervistatori. Una storia narrata dalla ribalta e nel dietro le quinte. Il libro Étoile. La mia vita, presentato l'altra sera all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, davanti a una platea numerosa, è dedicato «a Chiara Lubich, in riconoscenza per avermi dato la chiave che trasforma ogni dolore in bellezza, ogni buio in luce, e ad ogni lettore perché scopra una via che porta alla felicità».
Questo desiderio, di offrire un arricchimento al suo pubblico, è stato una costante preoccupazione di Liliana Cosi, capace anche di compiere scelte ardue, come quella di abbandonare a 35 anni la Scala di Milano, dove era prima ballerina. «In quel bellissimo tempio della lirica, non mi sentivo più libera di scegliere. Venivano allestiti balletti modesti e non volevo sottostare a certe logiche. Specie nell'ambito del balletto, si avvertiva un gran vuoto. Invece, io volevo che il pubblico tornasse a casa, dopo uno spettacolo, con una maggiore ricchezza interiore, con una luce». Determinante la sintonia venutasi a creare con il collega romeno Marinel Stefanescu: «Ho avuto il coraggio di lasciare la Scala, perché avevo incontrato un artista come Marinel che credeva nei miei stessi ideali artistici e umani».
Il primo apprendistato di Liliana Cosi avvenne nella scuola della Scala, il teatro della sua città natale, Milano. Fondamentale fu anche il periodo di formazione trascorso al Bol?oj di Mosca: «Mi si è aperto un mondo. Mi sono rinnamorata del balletto, dopo esperienze negative. In Italia c'era chi pensava fosse normale che una giovane ballerina acconsentisse a certe proposte. Mi ero rifiutata e questo mi aveva penalizzata. A Mosca ho conosciuto un modo di insegnare che metteva al centro la persona e non solo il gesto. In Unione Sovietica la bellezza degli spettacoli era un nutrimento per le persone, un modo per elevare lo spirito». Liliana Cosi ha accennato ad alcune tappe della sua maturazione religiosa: la conoscenza, avvenuta per caso, con un gruppo di focolarini e la folgorante lettura del Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena. L'incontro, condotto da Barbara Tondini, aperto dai saluti dell'assessore alla cultura Paolo Dosi e dell'amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari, è stato organizzato dall'associazione culturale "Igino Giordani", della quale il presidente Renato Romersi ha ricordato le finalità («divulgare il carisma di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari») e la figura di Igino Giordani, «alfiere della cultura italiana del '900».
ANNA ANSELMI