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Lunedì 19 Novembre 2007 - Libertà

Un clown"rompe" il silenzio

Filodrammatici - Successo per la pièce che affronta le morti bianche sul lavoro
Nello spettacolo-denuncia di Mozzani

Piacenza - Ogni mattina, in Italia, milioni di persone si alzano, si vestono, fanno colazione, escono di casa e si recano al lavoro: così per 5-6 giorni la settimana, con gli anni che gradualmente si trasformano in decenni. Eppure, a fine giornata, 4 di loro, piccola, grande parte di questa immensa moltitudine, non fanno ritorno a casa. Si chiamano Gavino, Tarcisio, Rashid, vengono da Rovigo, dalla Sardegna, dalla Nigeria, e di mestiere fanno gli operai, i carrellisti, i muratori, i falegnami, i fabbri. La loro, è la storia di tanti? così tanti che a malapena se ne parla sui giornali, che per loro hanno coniato l'espressione "morti bianche" o "silenziose".
Si intitola Bianco silenzio, il diritto di lavorare sicuri l'ultimo allestimento firmato da Mauro Mozzani, e portato in scena per la prima volta a Piacenza al Teatro dei Filodrammatici, con il contributo di Provincia e Comune, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Cisl, Uil e Cgil, Confindustria, e la collaborazione di Anmil. Una produzione Manicomics Teatro che vede Mozzani nella triplice veste di coautore della drammaturgia, scritta insieme a Francesco Barbieri, regista e interprete della messinscena, dedicata a chi, nel 2007, pensa ancora che «di lavoro non si muore». Già, perché coi tempi che corrono, di precariato e assunzioni in nero, uno il lavoro deve tenerselo stretto, anche quando impianti, impalcature e protezioni non sono esattamente a norma di legge. Lo sa bene il nostro Camillo Augustoni, di professione clown, superstite del Cirque du Travail, costretto a rimpiazzare acrobati, fachiri, animali esotici come meglio può, incalzato dall'impresario-aguzzino di turno che lo spinge a cimentarsi in "numeri" d'equilibrismo sempre più ardui e spericolati. Ogni giorno Camillo rischia la vita: vuoi perché costretto ad arrampicarsi ancora più in alto, vuoi perché i suoi riflessi non sono più quelli di una volta, e spesso gli capita di sbattere contro le impalcature e rimediarci qualche bernoccolo. E allora ecco che prende una decisione repentina, forte e decisa: oggi sono morte 3 persone in paese, e per far quadrare le statistiche manca ancora un'ultima vittima degli incidenti sul lavoro: sarà lui Camillo, la quarta, lasciandosi cadere deliberatamente da un'impalcatura a fine esibizione. Solo così, nel suo piccolo, può sperare che i nomi dei primi 3 non saranno dimenticati dal suo pubblico; solo così, immolando se stesso e la sua arte, potrà far breccia nel cuore degli spettatori, loro, "l'opinione pubblica" finalmente "sensibilizzata" e consapevole del problema.
La colonna sonora dello spettacolo, eseguita dal vivo dalla violoncellista piacentina Elena Castagnola e dal fisarmonicista francese Stéphane Puc, mute presenze alle quali Mozzani si rivolge più volte nel corso della rappresentazione, imbastendo un dialogo dell'assurdo in cui alle parole corrispondono accordi, gioca un ruolo essenziale nella buona riuscita della pièce, enfatizzando le gesta dell'attore e amplificandone la presa sulla platea. Ossessiva al limite del cacofonico negli istanti in cui l'azione si fa drammatica, sottofondo leggero nel sottolineare i frequenti voli lirico-intimistici del protagonista, la musica si fa maliziosamente scherzosa nei piacevoli interludi comici, contribuendo a sollevare il clima un po' cupo (e non poteva essere altrimenti, dato l'argomento) della narrazione.
Mozzani ci regala una pièce fresca e ben costruita, che, alla luce della tematica e dei risvolti sociali di cui si carica, appare interamente giocata su un duplice registro linguistico: da un lato i frizzi e i lazzi propri di un clown di razza (Mozzani è stato scritturato dal Cirque du Soleil, nel 2005-2006), che rendono la messinscena, della durata di poco più di un'ora, leggera e facilmente godibile dalla fascia di pubblico adolescente, per la quale l'iniziativa, nei suoi primari intenti educativi e formativi, era stata pensata. Dall'altro il personaggio di Camillo, con quel bagaglio di sogni e speranze mai realizzati, ora diventati un fardello dell'anima, con un lavoro che gli va ormai stretto, che non dà più brividi ed emozioni, incarna uno stereotipo moderno nel quale è difficile riuscire a non identificarsi. Alla messinscena hanno contribuito: Giancarlo Boselli (musiche e arrangiamenti), i Coccodrilli a Manovella (scenografia), Sergio Anelli (costume e design), Agostino Bossi, Graziano Marafante (luci e suoni), Sara Pattarini (trucco), Sandra Carta (costume Camillo), Manicomics (consulenza), Cinzia Ducoli, Francesca Volta (organizzazione e distribuzione), Luigi Anceschi (fotografo di scena), Andrea Canepari (grafica).

Alessandra Gregori

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