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Giovedì 8 Novembre 2007 - Libertà

Babar, il richiamo della foresta

Anteprima nazionale dello spettacolo di Gioco Vita e Fondazione Teatro Comunale di Modena
Incanta i bambini la favola dell'elefantino orfano

PIACENZA - Avete mai sentito un elefantino piangere di nostalgia? E che fa il bagno nella vasca? Allora dovete vedere Babar, lieta e malinconica versione dell'eterno richiamo della foresta. Con questo elefantino da salotto - è vestito di verde, porta il cappellino, quando è a tavola che mangia ha legato al collo il bavagliolone, impara a leggere il suo nome e sa guidare la macchina - si arricchisce lo zoo del "circoluna" di Teatro Gioco Vita, come è noto «l'unico circoteatro di ombre al mondo»: dopo l'Uccello di fuoco, il cavallino Stella, il lupo Loulou e il suo amico coniglio Tom, dopo il gatto della bambina Lillan e il Pescetopococcodrillo, ecco l'elefantino Babar, visto in anteprima nazionale al Teatro Filodrammatici per Salt'in banco, l'indovinata rassegna di teatro-scuola e teatro-famiglia.
Allo spettacolo a cui abbiamo assistito erano in sala tre classi delle elementari di Codogno e una della materna di Castelnuovo Fogliani (Alseno). Questi spettacoli di Gioco Vita oltre ad essere simpatici e belli di suo hanno del bello e della simpatia anche attorno. Prima che lo spettacolo cominci, per esempio. Quando i bambini arrivano ordinatamente in fila, per classi, accompagnati dalle insegnanti, e vengono guidati ai loro posti e incanalati nelle file delle poltrone, e si tolgono cappottini, piumini o giacche a vento e qualcuno per essere più alto sulla poltrona e vedere meglio viene fornito di un "rialzo". O alla fine, al momento delle "interrogazioni", quando gli attori-animatori dialogano coi mini-spettatori e fanno domande e in platea si alzano per rispondere tante braccine e vocine.
E' il nuovo pubblico per il nuovo teatro di Gioco Vita. Quello che dodicimila cinquecentoventi giorni fa Diego Maj e compagni hanno cominciato a portare in giro per strade e piazze con le loro "feste-spettacolazioni" a cui partecipavano bambini, animatori, maestri, bidelli, a volte anche i direttori. Era l'inizio di quella che diventerà la lunga marcia delle ombre. Ai 12.520 giorni, ossia ai 35 anni di teatro, cominciano ora ad aggiungersene altri, nuove pagine per l'album dei ricordi, che per Tgv significano nuovi spettacoli.
Come questo nato da una coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena. In scena sono Elena Griseri e Walter Battista Maconi, che si muovono nel teatrino delle ombre fra due quinte che assomigliano tanto a cavalletti da pittore. Lui fa il Raffaello che disegna su un grande foglio la proboscide di un elefante, e i bambini che guardano se la ridono subito presi dal gioco. Lei fa capolino da un'amaca. Lui dipinge, lei canta lai-lai-lai. E su quel motivo ecco che attacca il racconto vero e proprio che cattura e seduce come un sogno colorato: «Un mattino nella grande foresta è nato un elefantino?».
Nasce nell'amaca diventata una culla, e qui nasce anche l'incanto delle immagini con accompagnamento di tocchi di pianoforte. Che nome gli diamo? I bambini che guardano sono pronti a rispondere. Lo sanno già: Babar, un nome che sa di foresta. E nella foresta e nella savana il piccolo elefante corre e gioca coi suoi amici Arturo e Celeste. Il telo dell'amaca si è intanto dispiegato diventando un velario-schermo su cui compaiono, scorrono e svaniscono le immagini, sagome e figure disegnate con sapienza pittorica e cromatica, oltre che con un infantile candido stupore di sogno. La favola di Babar, della sua mamma e dei suoi amici sembra una favola felice. Ma spunta la canna del fucile di un cacciatore, un bang e l'elefantino resta orfano con grande dispiacere dei suoi giovanissimi fans.
La storia ha da finire così tristemente? No. Coraggio Babar, fa sentire il tuo piccolo barrito. Cosa c'è dopo la foresta?, aveva chiesto una volta l'elefantino alla sua mamma. E la mamma: c'è la città. Allora, cammina e cammina, l'orfanello con la proboscide arriva in una città dove si parla con pronuncia francese, dove corrono non gli elefantini ma le macchine e passeggiano eleganti signore e compiti signori. «Pussa via», si sente dire. Per fortuna che incontra - un incontro proprio fortunato - una brava vecchina che lo invita a pranzo a casa sua, poi lo porta ai grandi magazzini, dove, fra i tanti piani, trova il reparto «abiti eleganti per giovani elefanti».
Come lo facciamo il vestito, di che colore?, chiedono Elena e Walter dal palco. E i bambini dalla sala dicono la loro. Così l'elefantino Babar diventa monsieur Babar, felice della sua nuova vita, ma mai dimentico della sua foresta. Se la sogna e piange. Finché un giorno dice: è ora di tornare a casa. Un grazie di cuore alla sua cara vecchia amica, madame Antonette e addio. Ma nella sua foresta trova distruzione e guerra, elefanti contro rinoceronti. Ma Babar ha un'idea che mette fine alle ostilità.
Con la pace arriva tutto il resto. Evviva Babar, re degli elefanti, che sotto le palme sposa la sua regina Celeste. Che avventura e che bella fine. E i bambini applaudono felici come se la bella avventura l'avessero vissuta loro. In sala a ricevere gli allegri battimani, oltre ai due bravi interpreti anche la regista Anusc Castiglioni.

Umberto Fava

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