Giovedì 8 Novembre 2007 - Libertà
Carlo Rivolta unico in scena
nel "Simposio"
Domani sera a Palazzo Galli
PIACENZA - L'amore come forza capace di elevare l'uomo verso la Bellezza, quindi di condurlo al Bene (che nella concezione greca coincide con il Bello) e all'Assoluto. Alle diverse connotazioni che può assumere la parola "amore", l'eros dei greci, Platone ha dedicato in particolare il Simposio, dialogo in cui immagina che, a turno, sette convitati prendano la parola per spiegare cosa sia l'eros e quali caratteristiche abbia. L'opera, che fa parte degli scritti della maturità del filosofo del IV secolo, verrà interpretata da Carlo Rivolta domani sera alle ore 21 nel Salone dei depositanti di Palazzo Galli, in via Mazzini, 14 (ingresso gratuito). Alla realizzazione dell'iniziativa, in occasione della "Giornata della libertà", ha contribuito la Fondazione di Piacenza e Vigevano. La "Giornata della libertà" è stata istituita dal Parlamento nel 2005, in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino il 9 novembre 1989, "evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo".
Per la stessa ricorrenza, due anni fa Rivolta aveva portato a Piacenza l'Apologia di Socrate, un altro dei dialoghi platonici entrati nel repertorio dell'attore, in collaborazione con Giovanni Reale, docente di Storia della filosofia antica all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e autore delle traduzioni. Nel Simposio, esempio di narrazione nella narrazione, Apollodoro racconta di un banchetto di cui gli aveva a sua volta riferito un testimone diretto, Aristodemo. I partecipanti al convito sono chiamati, tra canti e musica, a rispondere alla domanda: Eros cos'è?
Nella traduzione scenica, Carlo Rivolta, unico interprete, fa sfilare i personaggi come maschere. Maschere della poesia, della politica, della scienza, della commedia, della tragedia, che richiamano quanto scritto da Giovanni Reale sul Simposio, come "Uno scatenato, bellissimo gioco delle maschere che passano". Vengono interpellati il poeta lirico Fedro, il colto politico Pausania, il poeta comico Astistofane, il medico Erissimaco, il poeta tragico Agatone, il filosofo Socrate, che porta anche la maschera della straniera Diotima di Mantinea. Irrompe quindi Alcibiade, «astro nascente della politica ateniese», che ubriaco tesserà le lodi di Socrate. «Difficilmente profondità di pensiero - viene osservato nelle note dello spettacolo - si manifesta con tanta leggerezza e freschezza come nel Simposio, al cui centro c'è Socrate, innamorato della vita, e intorno a lui alcuni grandi spiriti di Atene. Sarà divertente sedersi accanto a loro per bere insieme buon vino e parlare d'amore, di vita, di spirito creativo, del produrre il bello e il buono comune».
Anna Anselmi