Sabato 3 Novembre 2007 - Libertà
L'esperienza del sacro nel mondo greco e oggi
Finetti e Olmi alla Fondazione
Si è svolto l'altra sera, all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, il terzo appuntamento di Psiche e Sacro, ciclo di sette incontri organizzato dal Gruppo di studio interdisciplinare di Piacenza per approfondire la riflessione sulla presenza del sacro nella nostra società.
Seguendo lo schema del precedente incontro, si sono succedute anche in questo terzo appuntamento due relazioni: una di uno studioso piacentino e una di un ospite proveniente da fuori.
Insegnante di lettere al liceo e studioso del mondo classico, Attilio Finetti ha parlato al pubblico dell'esperienza del sacro nel mondo greco e romano, soffermandosi nella prima parte del proprio intervento sul concetto linguistico di "sacro" nel mondo antico, per passare poi a spiegare come i tre tipi di esperienza religiosa che hanno attraversato il mondo antico (la religiosità apollinea, la religiosità misterica e la religiosità dionisiaca) fossero la risposta a tre diversi bisogni dell'uomo. La religiosità apollinea, nella quale il divino vede i nessi che collegano gli elementi del mondo e prevede il futuro, volendo non dominare il naturale ma conoscerlo - ha detto Finetti - rispondeva a un bisogno di conoscenza dell'uomo. La religiosità misterica era invece la religione della speranza e rispondeva al bisogno dell'uomo di sperare in una vita ultraterrena, al desiderio di un Dio che si occupasse del suo destino. La religiosità di Dioniso, infine, prevedeva la fusione estatica, anche violenta, con un Dio potente, inquietante e onnipresente nel mondo naturale e rispondeva quindi a un'esigenza di fusione totale con la natura, al bisogno di tornare all'indifferenziato naturale che sta alla fonte della vita stessa.
Di tutt'altro tenore è stata la relazione di Giuseppe Olmi, docente di Storia delle isitituzioni politiche all'Università di Padova, il quale anziché analizzare il passato, come ha fatto Finetti, ha preso in esame l'attualità dei nostri giorni, offrendo al pubblico alcuni suggerimenti di lettura per riflettere in proprio sulla volontà o meno di credere che l'uomo ha nel presente. Credere - ha detto Olmi - serve all'umanità perché risponde ai bisogni fondamentali dell'uomo e oggi, con la fine delle illusioni del XX secolo (i totalitarismi di destra e di sinistra che pensavano di fare a meno di Dio) assistiamo a un rilancio di questo tema, al risorgere delle ragioni dell'individuo, dell'uomo vero, contro quelle dell'uomo artificiale. Un tema in particolare - quello del recupero delle nostre radici cristiane - è stato reso ancora più urgente dalla sfida dell'Islam, che ha portato individui che fino a ieri erano tranquillamente laici a sentire il dovere di proclamarsi se non cristiani, quantomeno, come si usa dire oggi, "atei devoti".
cate.cara.