Sabato 3 Novembre 2007 - Libertà
Jurowski: sarà un Mozart all'italiana
Municipale - Parla il direttore d'orchestra sul podio della Toscanini domani per il grande soprano
«Con la Devìa si sa di essere sul gradino più alto»
PIACENZA - Domani sera alle 21 il Teatro Municipale di Piacenza propone un appuntamento straordinario, nell'ambito della stagione concertistica curata dalla Fondazione Arturo Toscanini: il recital lirico di Mariella Devia, uno dei soprani più noti e apprezzati, con l'accompagnamento della Filarmonica Toscanini diretta da Dimitri Jurowski.
Il giovane ma già acclamato maestro, nato a Mosca da una famiglia di musicisti (il padre Michail, direttore d'orchestra, e il fratello Vladimir, anch'egli direttore), si è soffermato sul programma del recital del soprano Devia, ma anche sulla situazione delle orchestre in Italia.
Maestro Jurowski, il programma di domani sera oscilla dalle «Arie» mozartiane a Rossini e Verdi. A suo avviso, esiste un tipo di suono "tedesco" e un altro di tipo "italiano", come spesso si usa dire, e in questo caso, lei inviterà la Filarmonica Toscanini alla ricerca di questi due suoni distinti?
«Sì, il suono "tedesco" esiste così come quello "italiano" anche se, per quanto riguarda il concerto di domani sera, con l'Orchestra Filarmonica Toscanini lavoreremo espressamente sul secondo. Mozart infatti, ed in particolare nelle Arie da concerto in programma, utilizza già una trama che anticipa gli operisti italiani dell'Ottocento».
Lei dirige spesso in Italia: come si trova con la Filarmonica Toscanini? E con Mariella Devìa?
«Mariella Devìa è davvero uno dei soprani migliori, con lei ci si rende conto di essere un gradino sopra al resto. La Filarmonica Toscanini è una buona orchestra, specialmente ha la caratteristica di essere più flessibile rispetto alle orchestre tedesche che, ad esempio per quanto riguarda gli archi, sono indubbiamente di altissima qualità. Però non sono flessibili, quindi la Filarmonica Toscanini mantiene una componente fondamentale fatta di "emozione" al suo interno, grazie ad alcuni bravi musicisti che hanno anche voglia di lavorare e di migliorare, che è comunque vitale. Credo, in generale, sia questa una caratteristica delle orchestre in Italia. E comunque, Verdi come lo suonano qui non l'ho mai sentito suonare da nessun'altra parte».
Per quanto riguarda i cantanti lirici, a parte Mariella Devìa, tra le giovani leve ritiene vi sia qualcuno che possa diventare un big in futuro?
«Ho lavorato con giovani cantanti lirici che fanno ben sperare per il futuro. Io, infatti, dissento da chi sostiene che nel panorama della musica lirica non vi siano i talenti del passato».
Riccardo Muti lamenta una carenza di sostegno da parte dello Stato italiano nei confronti della "musica colta". Lei che ne pensa?
«In base alla mia esperienza, sento di dover dire che in Italia manca un direttore stabile alle orchestre. E a volte, quando c'è un direttore musicale, si limita a dirigere la propria orchestra quattro o cinque volte l'anno. Ecco, questo casomai è un dato negativo. Qualora io avessi un'orchestra stabile, l'accompagnerei per farla crescere. Certo, muoversi è importante per fare esperienza, ma la presenza continua di questa figura è fondamentale per l'orchestra e in Italia manca».
Intanto, dopo il recital di domani sera, Dimitri Jurowski dirigerà «Matrimonio al convento» al Palau de les Arts di Valencia, Dama di picche all'Opera di Montecarlo e La fanciulla di neve a Wexford.
Eleonora Bagarotti