Lunedì 29 Ottobre 2007 - Libertà
Missiroli: catturare l'anima del pittore
Lo scrittore ospite alla Ricci Oddi
Racconto ispirato da tela di Rizzi
C'è un nutrito numero di persone che da qualche anno a questa parte a Piacenza per qualche settimana di fila ha trovato un modo intelligente di impiegare un paio d'ore della domenica, giornata che molti trascorrono con un indefinito senso di malessere che gli psicologi chiamano "sindrome da weekend".
Da un po' di tempo nella nostra città si tiene infatti un'iniziativa culturale, la domenica mattina per cinque domeniche consecutive, che sta raccogliendo un sempre più ampio interesse. Si tratta di Scrivere l'arte, interessante rassegna (organizzata dalla Galleria Ricci Oddi e dall'assessorato alla cultura del Comune e sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano) in cui arte e letteratura si incontrano, che propone a ogni appuntamento la lettura di un racconto scritto da un autore italiano (in genere non piacentino) ispirandosi a un'opera della Galleria.
Anche l'altro ieri, dunque, nel terzo incontro del ciclo, giunto alla sesta edizione, l'aula didattica della Galleria si è riempita di gente, venuta a conoscere meglio uno dei dipinti della galleria e ad ascoltare le impressioni che tale opera ha suscitato nella mente creativa di un narratore.
Ospite di questo terzo appuntamento è stato il giovane scrittore Marco Missiroli (appena ventiseienne e già vincitore nel 2005 di un prestigioso premio letterario come il Campiello Opera Prima), che dall'osservazione del dipinto Toilette di Emilio Rizzi ha prodotto il racconto intitolato L'affar vostro.
Simpatico e brillante comunicatore, oltre che talentuoso scrittore, Missiroli ha letteralmente incantato la platea con un racconto lieve e delicato, con il quale anziché inventare una storia sul soggetto del dipinto (una giovane donna che fa toeletta di fronte a una vasca da bagno), ha provato a immaginare e a descrivere l'artista che ha prodotto la tela, scavando nella sua intimità, nel tentativo di "prendergli l'anima" e farla conoscere al pubblico.
Creando una storia non reale ma possibile, Missiroli ha immaginato Emilio Rizzi nella sua città, all'epoca in cui dipinse la tela (il 1913), alle prese con debiti e creditori, che nello studio del suo avvocato, appuntamento dopo appuntamento, si innamora della figura ritratta nel quadro appeso alle spalle del legale: una giovane donna di una bellezza e di un fascino straordinario, che vive nella stessa città del pittore e che, per una fortuita coincidenza un giorno chiede all'artista di poter posare per lui. Nuda, seduta di fronte alla vasca da bagno. Missiroli descrive quindi i sentimenti del pittore (che nel racconto parla in prima persona), l'emozione da questi provata durante la creazione della tela, che lo stesso Rizzi descrive - immagina Missiroli - come "carne ritratta", considerandola da quel momento in poi e per sempre un lembo della propria anima.
CATERINA CARAVAGGI