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Mercoledì 31 Ottobre 2007 - Libertà

Spartiti e libretti del primo Verdi

Dal 10 novembre alla Fondazione
Da "Oberto" a "Falstaff"

Spartiti e libretti delle prime rappresentazioni delle opere di Giuseppe Verdi saranno esposti alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via Sant'Eufemia, 12, nella mostra Verdi da Oberto a Falstaff. L'iniziativa si deve all'associazione "Verdi tra noi" di Sant'Agata di Villanova d'Arda, presieduta da Fausto Bonzanini, sodalizio che è riuscito a ottenere il sostegno della Fondazione di Piacenza in primis, alla quale quale si sono aggiunti i Comuni di Piacenza e Villanova, altri enti e società. La mostra, accompagnata da un catalogo edito da Tipleco, a cura di Stefano Pronti, verrà inaugurata sabato 10 novembre alle ore 17.
L'attenzione si focalizzerà - viene anticipato - sui rapporti tra Verdi e i librettisti (da Arrigo Boito a Francesco Maria Piave, prolifico autore dei testi di ben dieci melodrammi), sugli ospiti della villa a Sant'Agata, sui possedimenti acquistati dal musicista nel territorio piacentino. Aspetti sui quali verrà gettata nuova luce da documenti inediti sulla famiglia Verdi, residente a Sant'Agata dal XVI secolo. In particolare, negli archivi parrocchiale e comunale di Villanova, sono emerse carte riguardanti Girolamo (1596), Vincenzo (nato nel 1657), Marco Antonio (1718) e Giuseppe Antonio (1744), nonno di Giuseppe Verdi, mentre nell'800 sono attestate sul territorio le famiglie di Biagio, Luigi e Angelo.
Sulla villa di Sant'Agata, tuttora abitata dagli eredi del maestro, ricca di cimeli e inserita nel circuito di vicini luoghi verdiani, come la casa natale a Roncole, il Salone Barezzi e il teatro di Busseto, verranno presentati dati catastali significativi, concentrando poi l'interesse su chi si trovasse di passaggio nella dimora, mentre il maestro componeva i suoi capolavori.
Giuseppe Verdi si stabilì - precisano gli organizzatori - nella villa piacentina dal maggio 1851, quando ancora dovevano nascere Il trovatore, La traviata, Simon Boccanegra, Un ballo in maschera, La forza del destino, Macbeth, Don Carlos, Aida, Otello e Falstaff. L'intento della mostra è quello di portare i visitatori "di fronte al giorno della prima, a quel pubblico, a quel cast, alla presenza di Verdi stesso, che dirigeva l'opera nei primi tempi e che stava sempre fino alla terza recita". L'allestimento racchiuderà, da Nabucco (che debuttò alla Scala di Milano il 9 marzo 1842) in poi, anche le recensioni dei giornali dell'epoca, "che riportano gli umori del pubblico affamato di novità di fronte alle opere che man mano gli impresari rappresentavano sulle scene a loro rischio". Ci saranno inoltre fotografie e lettere autografe del maestro e "alcuni oggetti "devozionali" di gusto popolare, attestanti l'universalità della figura di Verdi".

ANNA ANSELMI

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