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Lunedì 10 Settembre 2007 - Libertà

Frank, "angelo" dei migranti

«Ha aiutato i giovani e tenuto alto il nome di Piacenza»

PIACENZA - Frank Forlini, il ragazzo emigrato in America con il padre settant'anni fa in cerca di fortuna, il reduce dell'Airbone Division americana "Angels", il ristoratore che nel cuore della Manhattan dell'alta finanza ha convertito a tortelli e panzerotti legioni di newyorchesi, ieri sul sagrato del Duomo piangeva tenendo la statua dell'Angil tra le mani.
Con il pudore silenzioso e umile di chi sembra chiedersi: perché proprio io? Quasi che fosse normale l'aver portato la nostra cucina all'ombra dei grattacieli venendo dal nulla e l'aver aiutato tutti coloro, piacentini e non, arrivati da forestieri spesso inquieti e spaesati, alla soglia del suo ristorante di Baxter Street che sempre ha saputo farsi "casa".
In un lampo, questo ottantaquattrenne partito da Pennula di Groppallo e imbarcato sul mitico "Rex" deve aver rivissuto sul sagrato gremito di amici e circondato dalla folla, tutta una vita di successi, dolori, una vita di riscatto dalla povertà estrema perseguito con coraggio e determinazione, le stesse qualità che la "Fondazione Valtrebbia-Valnure" da lui fondata nella Grande Mela intuisce e premia negli studenti più meritevoli, spesso figli di piacentini.
«Forlini, siur o mister?» scherza Corrado Gualazzini dando la parola a questo «angelo custode» di Piacenza. «No, siur no...» si schemisce Frank. Il premio lo riempie di orgoglio «ma non pensavo di meritarlo», e a chi gli ha ricordato l'aiuto sempre prestato a chiunque si facesse avanti, specifica che non era solo per i piacentini.
Forlini ha dedicato alla moglie amatissima, Luisa Segalini, sua sposa da 60 anni («senza di lei non sarei andato da nessuna parte») e agli emigrati in America e nel mondo il riconoscimento assegnatogli dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. L'uomo impersona «un sogno bello» dirà il vescovo Luciano Monari aprendo la cerimonia solenne in cattedrale. L'uomo incarna la capacità dei piacentini di «far rete nel mondo» e le doti del cristiano per il quale «ogni terra straniera è come una patria», ma che deve essere consapevole anche del contrario, che «ogni patria è una terra straniera», dunque provvisoria di fronte alla terra di Dio. Forlini è in prima fila mentre scorre il rito della messa, è già molto emozionato, canta a bassa voce l'Alleluia seguendo le intonazioni della Cappella musicale Maestro Giovanni.
Insieme a lui, il vescovo condivide con una folla di fedeli, con le autorità religiose e civili, un sentimento di fierezza e di simpatia per tutti i piacentini sparsi nel mondo «li sentiamo come fratelli». Piacentini che hanno tenuto alto il nome della provincia nostra, ricorda Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione, nel consegnare, dopo la messa, l'Angil dal Dom nelle mani di Forlini. Attraverso di lui il premio di allarga a dismisura, non è al singolo "self made man", ma piuttosto a tanti emigrati, ed esalta non solo e non tanto l'affermazione personale quanto la capacità di condividere i risultati e le doti di umanità: «una volta raggiunto il successo, Frank ha pensato agli altri».
Forlini per il sindaco Roberto Reggi, presente con indosso la fascia tricolore, è anche l'emblema «della laboriosità, della determinazione e della speranza» di tanti piacentini. E in particolare, «ha saputo creare nel cuore ricco dell'America un pezzo di Piacenza». Per il presidente della Provincia, Gian Luigi Boiardi, si è premiato il testimone di una fatica durata più di cento anni, che ha visto migliaia di emigrazioni verso il Cile, il Perù, l'Australia, l'Inghilterra e la Gran Bretagna, migliaia di uomini, spesso valligiani e montanari, animati dalla voglia di emergere.
Di onestà e perseveranza parla il padre scalabriniano Giancarlo Massari (ha concelebrato la messa in Duomo), parroco della chiesa di New York dedicata alla Madonna di Pompei, riconoscendo in Forlini quei valori umani che fanno di Piacenza tutta una «grande città».
A fianco di Frank, amici ed esponenti dell'associazionismo a favore degli emigranti, come Sandro Molinari, vice-presidente di "Piacenza nel Mondo" che per prima premiò Forlini a Bettola 13 anni fa. L'abbraccio della città ha visto schierati il prefetto Alberto Ardia, il questore Michele Rosato, il comandante dei Carabinieri Paolo Rota Gelpi, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti, i sindaci di Ferriere Antonio Agogliati e di Farini Antonio Mazzocchi, Giuliano Ferrari, presidente dell'Associazione "Viaggi dell'Amicizia" che ha proposto il nome di Forlini alla Fondazione e alcuni ex premiati fra i sedici piacentini insigniti del riconoscimento, da Domenico Ferrari a Lia Beretta.

Patrizia Soffientini patrizia.soffientini@liberta.it

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