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Martedì 16 Ottobre 2007 - Libertà

Caritas: oltre 5mila le richieste di aiuto ogni mese

Presentato il rapporto 2007 sulla povertà in Italia: punti di criticità sono il lavoro e la casa

ROMA - Sono oltre 5 mila mediamente le persone che ogni mese chiedono aiuto alla Caritas Italiana per problemi legati alla povertà. Lo afferma il rapporto 2007 su povertà ed esclusione sociale in Italia, presentato ieri, messo a punto dalla stessa organizzazione cattolica e realizzato insieme alla Fondazione Zancan. Il rapporto prende in esame il periodo aprile-settembre 2006, quando 30.453 persone in difficoltà («spesso non intercettata alle rilevazioni ufficiali») hanno chiesto ai centri ascolto della rete Caritas (264 centri appartenenti a 134 diocesi) un sostegno per carenza da reddito o di abitazione.
In due casi su tre (66,7%) si è trattato di uno straniero, per lo più provenienti dall'Europa orientale (34,1% degli immigrati) o dall'Africa settentrionale (18,8%). Il 65,2% di questi stranieri sono risultati in possesso del permesso di soggiorno o in attesa di riceverlo.
Ai centri del nord (70,6%) e del centro (78,1%) si sono presentati per lo più cittadini stranieri mentre nel mezzogiorno italiani (54,6%). La maggior parte degli utenti chiede beni e servizi materiali per far fronte alle necessità quotidiane (47,1% degli italiani, 54% degli stranieri) ma molti chiedono anche sussidi economici (soprattutto gli italiani, il 24%) e lavoro (per lo più stranieri, il 28,8%).
Fra gli utenti italiani si rileva una maggiore incidenza di problematiche legate a problemi familiari dovuti a separazione e divorzi (19,9% contro il 12,1% degli stranieri). Il livello di istruzione degli utenti italiani è inferiore a quello degli stranieri (solo il 9,8% è risultato in possesso almeno della licenza media superiore a fronte del 31,6% degli immigrati).
Spicca la variabile casa: il 13,9% degli utenti (1 su 7) è risultato in condizione di grave precarietà abitativa (15,2% di stranieri e 11,6% di italiani). Il problema più grave però riguarda la condizione lavorativa: due terzi sono disoccupati (71,5% di stranieri, 57,6% di italiani).
Il rapporto sottolinea che gli interventi dai centri sono stati «in gran parte» corrispondenti alle richieste, tranne che per il lavoro. Per i ricercatori, i dati confermano la persistenza della povertà classica, legata alla mancanza di lavoro, all'insufficienza o all'assenza di reddito, alle difficoltà abitative. Il punto di svolta a volte può venire anche da un evento negativo come un lutto, un licenziamento, una difficoltà che mette la persona in condizione, quasi obbligata, di avviare un'attività in proprio o di impegnarsi, magari anche psicologicamente, più a fondo nel processo di integrazione e inserimento sociale. La spesa sociale è in gran parte gestita dallo stato. Si tratta di 44 miliardi e 540 milioni di euro, ossia 750 euro procapite. Ma la spesa dei comuni per assistenza sociale al netto della multiutenza è di 5 miliardi e 11 milioni di euro, ossia 86,15 euro procapite. Di questi, solo 65 euro vanno per i servizi. In definitiva, solo l'8,6% della spesa è erogata in servizi e ben il 91,4% in trasferimenti monetari.
Contro la povertà, Caritas Italiana e Fondazione Zancan ribadiscono la necessità di politiche che potenzino i servizi a scapito dei trasferimenti monetari e che avviino una gestione decentrata delle risorse, non lasciandole quasi esclusivamente al centro.

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