Mercoledì 17 Ottobre 2007 - Libertà
Vallisa (trapianti): esito positivo dai primi farmaci-bersaglio
Il medico piacentino: per le leucemie in corso di introduzione terapie "intelligenti" di nuova generazione
Un nuovissimo farmaco-bersaglio di seconda generazione, per armare la lotta contro un male che si chiama leucemia mieloide cronica: il nome del farmaco - meglio, il nome del suo principio attivo - è dasatinib, e a Piacenza è stato impiegato sperimentalmente, e per la prima volta, pochi giorni fa.
Ne ha dato notizia il dottor Daniele Vallisa (nella foto piccola a destra), responsabile Trapianti del reparto piacentino diretto dal professor Cavanna. Vallisa è intervenuto al Congresso nazionale biennale di Ematologia, che si concluderà oggi a Bologna, con relatori di primissimo piano tra cui il professor Sergio Amadori, il professor Michele Baccarani e il professor Sante Tura. Una ribalta nazionale, dunque, a cui anche Piacenza - che rientra in parecchi protocolli internazionali di ricerca nel campo dei tumori, solidi e del sangue - ha portato il suo contributo. Orizzonte su cui si è concentrata l'attenzione del mondo scientifico riunito a Bologna, quello appunto riferibile ai cosiddetti farmaci "intelligenti", o farmaci bersaglio, i quali, per sottogruppi di pazienti affetti da leucemia cronica o acuta, si sono scoperti essere validamente alternativi alla più tradizionale chemioterapia.
«Al congresso - ha spiegato Vallisa - abbiamo portato i risultati conseguiti a Piacenza dall'impiego recente, sempre in fase di una sperimentazione internazionale coordinata dai colleghi dell'ospedale sant'Orsola di Bologna, di un altro farmaco-bersaglio di seconda generazione, il nilotinib: il farmaco è stato impiegato a Piacenza su due pazienti, fino a questo momento. E dagli esiti di questa sperimentazione, sia a Piacenza che negli altri reparti italiani della ricerca, abbiamo visto che gli effetti preliminari sono buoni, più che incoraggianti direi».
Quanto all'ambito dei trapianti (a Piacenza siamo a quota 154, di cui 20 allogenici) «stiamo importando nuove tecnologie - ha annunciato Vallisa - con l'obiettivo di poter contare su combinazioni di farmaci sempre più mirati ma sempre meno aggressivi nel trattamento dei rischi di infezioni e rigetto post-intervento». Ribadita nel congresso di Bologna l'importanza di uno sviluppo di rete tra le Ematologie emiliano-romagnole, rete per la cui fondazione Piacenza è stata tra gli artefici.
(sim.seg.)