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Martedì 9 Ottobre 2007 - Libertà

Architettura: addio aule, c'è l'atelier

Politecnico Debutta la nuova laurea magistrale che ha raccolto una trentina di giovani. Già in uso l'ex Macello
Ogni banco è "privato". Iscritti da Iran, Cina, Turchia, Serbia

Tra le meraviglie dell'ex Macello di via Scalabrini - convertito nella nuova Facoltà di Architettura del Politecnico - ci sono i banchi attrezzati ad uso esclusivamente personale per ogni studente, con tanto di chiavi per chiudere i cassetti. Piccoli atelier sostituiscono le vecchie aule e i ragazzi ancora non ci credono, quasi fossero atterrati su Marte. Un'università così non l'avevano mai vista, dove si può studiare in classe fino a mezzanotte, entrando con una tessera particolare (anche se solo nella sede storica di Caserma Neve, per ragioni di sicurezza). Ne hanno parlato ieri Benito Dodi, presidente dell'Ordine degli Architetti e Sandra Bonfiglioli, coordinatrice della facoltà d'Architettura, che ha avviato l'anno accademico con un incontro dedicato proprio agli studenti, presenti numerosi professori. Le lezioni all'ex Macello sono già partite dal 1° di ottobre, ma per ragioni di sicurezza e di completamento degli impianti, l'apertura al pubblico è rimandata a novembre. Intanto il campus si colora di un'atmosfera internazionale e fra i primi trenta iscritti della nuova laurea magistrale, focalizzata sull'architettura sostenibile delle grandi opere, ecco ragazzi che arrivano da Iran, Turchia, Cina e Serbia, grazie alle borse di studio di Fondazione e Sogeco.

Una decina i giovani sono approdati a Piacenza da altre città italiane e quasi altrettanti sono i piacentini iscritti. A marzo il drappello delle matricole della laurea magistrale dovrebbe tuttavia aumentare fino al tetto di 40 iscritti (oggi sono 120 i ragazzi che seguono le lezioni, inclusa la laurea breve). I due corsi di architettura si integrano ponendo l'accento sulla progettazione attenta all'ambiente e, per l'area magistrale, su opere di grande impatto come stazioni, centri commerciali, infrastrutture viarie e ferroviarie.
Sia Bonfiglioli sia Renzo Marchesi , che guida la sede piacentina del Politecnico, avvertono dell'importanza di imparare l'inglese, perché le lezioni si tengono anche in quella lingua, ormai necessario "passaporto" quanto il latino un tempo o, tornando all'oggi, la conoscenza dell'informatica.
La qualità internazionale delle frequenze rientra pienamente nei piani di sviluppo della sede «con il duplice compito di aprire a studenti interni un mondo globalizzato - spiega Marchesi - sia a far degli studenti-ospiti gli ambasciatori del Made in Piacenza». Bonfiglioli ha sottolineato anche l'importanza fondamentale del legame tra la facoltà, con gli apporti della sua ricerca avanzata, e la città di Piacenza, legame che deve essere ancora pienamente «capito» sia dalle forze sociali e istituzionali, sia dagli stessi docenti. Siamo all'inizio di un percorso.
Grande qualità nei corsi, dunque, e anche negli spazi. Unici in Italia sono quelli recuperati dell'ex Macello che saranno dedicati, a quanto pare, all'architetto piacentino Giulio Ulisse Arata (1881-1962), autore di opere a Napoli, Bologna, Milano e Piacenza, ideatore della Galleria Ricci Oddi. In quanto al profilo dei docenti, non mancano nomi di piacentini, quali Giampiero Calza (Storia dell'Architettura), Gian Maria Sforza Fogliani (architettura del paesaggio), Lorenzo Spagnoli che ieri ha tenuto una lectio magistralis ai neo-iscritti sul tema della città che va perdendo continuità urbanistica, sgranata nella dispersione di funzioni e quindi di relazioni, sulla scorta di un modello americano. E su questi temi si è giocato il primo confronto intellettuale fra architetti di tendenze e generazioni diverse.

Patrizia Soffientini patrizia.soffientini@liberta.it

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