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Giovedì 13 Settembre 2007 - Libertà

Standard Jazz Quartet e Ipri, ritmi grintosi con Parker e Young

Calorosi applausi a Castello

CASTELSANGIOVANNI - Il grande romanziere americano Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) scrisse (1922) Tales of the jazz age, intenso e straordinario affresco di un'epoca dominata dal jazz.
Qualche rampante scrittore potrebbe oggi riprendere tale idea, ridefinire il jazz poetry data la diffusione del jazz in Italia negli ultimi anni.
Sempre più qualificati infatti i concerti anche in paesi di provincia fino a pochi anni fa esclusi dal grande circuito commerciale ma soprattutto culturale come l'altra sera a Castelsangiovanni con l'esibizione in piazza Casaroli di due band.
Apertura con il gruppo di Angelo Ipri composto da Ipri (sax tenore), Stefano La Fontana (piano), Paolo Sergio (contrabbasso) e Andrea Valcarenghi (batteria) che hanno eseguito brillanti standard, da Tenor Madness e Doxy del geniale Rollins al dolcissimo Softly as in a morning sunrise agli altrettanto famosi A weaver of dream di Young e Billie Bounce del mitico Parker.
Seconda parte con lo Standard Jazz Quartet composto da Stefano Bagnoli (batteria), Andrea Dulbecco (vibrafono), Bebo Ferra (chitarra) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso), eccellenti solisti di area milanese sempre più spesso nell'affiatato sodalizio.
Come ricordato da Bagnoli: «Ognuno di noi suona da quando era bambino, è una passione viscerale di chi fa questo mestiere. Ti innamori del jazz, di uno stile di vita - ha proseguito -. Proponiamo una revisione dello swing classico. Ognuno ha un passato legato alla tradizione ma c'è voglia di esprimere le contaminazioni contemporanee».
Fra i tanti pezzi da ricordare In your own sweet you di Dave Brubeck eseguito con spirito rarefatto e cool, il fascinoso In a sentimental mood di Duke Ellington, la romantica ballad degli anni '20 What is this thing called love di Cole Porter, il tenero I fall in love di Cooper, l'ormai epico Summertime di George Gershwin, Alice in wonderland e Now the time del rivoluzionario Sonny Rollins insieme al gruppo di Ipri.
Scaletta interessante, percorso indicativo per comprendere stile e vocazione dello Standard Jazz Quarter che ha costantemente ricercato equilibrio tra improvvisazione e scrittura mantenendo sempre toni soffusi, delicatezza esecutiva e sobrietà di tocco, sospesi tra riferimenti al free jazz e tendenze eurocolte. I motivi proposti sono stati occasione per elaborare, in chiave orchestrale, poliritmia e valori strutturali degli intervalli melodici in un interessante interplay per l'identico background tecnico e culturale che accomuna i quattro esperti musicisti.
Serata piacevole, il non numeroso pubblico ha comunque apprezzato la performance dei due gruppi perché il jazz garantisce sempre più funzione comunicativa e collettivizzante.
Organizzazione a cura dell'associazione Castello Immagini coordinata da Dante Tassi, patrocinio dell'Assessorato alla cultura e Assessorato allo sviluppo economico del Comune, con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Fabio Bianchi

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