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Giovedì 20 Settembre 2007 - Libertà

Cataldo: «Così sarà la mia nuova Messa»

Fondazione - L'opera andrà in scena sabato in Duomo

PIACENZA - Il fascino antico di una tradizione senza tempo e l'innovazione di una scrittura volutamente antiretorica e partecipe dei drammi contemporanei; l'eleganza di un'opera d'arte che, proprio in quanto tale, «non conosce progresso, ma ha il profumo della sua epoca e coinvolge profondamente, poiché è hic et nunc, qui ed ora».
Ha esordito così il compositore Glauco Cataldo, durante l'incontro di presentazione del suo ultimo lavoro, la Missa pro innocentibus in puerorum oculis bellum, che andrà in scena, in "prima" nazionale, sabato alle 21, nella Cattedrale di Piacenza: un appuntamento sicuramente imperdibile, che è stato preceduto da una serata in compagnia non solo dell'autore della Missa, ma anche di alcuni nomi illustri del mondo musicale cittadino, intervenuti nella veste di collaboratori alla realizzazione del concerto di sabato. Protagonisti dell'incontro, che si è svolto nell'auditorium della Fondazione di via Sant'Eufemia, Massimo Berzolla, Francesco Bussi e Corrado Casati, che hanno illustrato le peculiarità della composizione di Cataldo, non lesinando sui numerosi riferimenti alla tradizione della "messa" di ieri e di oggi.
«Il genere su cui la Missa pro innocentibus si innesta non è certamente nuovo» ha esordito il musicologo e critico musicale Bussi, nel tracciarne brevemente la storia, «se si pensa che già nel IV secolo a. C. il papa Silvestro V aveva dato un assetto organico alla liturgia, suddividendola nelle parti canoniche, che vengono poi musicate secondo la tradizione gregoriana prima e successivamente la polifonia quattrocentesca».
Una tradizione antica quindi, che dal Cinquecento si arricchisce di nomi come Palestrina, Orlando di Lasso, ma anche Monteverdi, attivo durante il periodo barocco, e Haydn e Beethoven, Schubert e Berlioz, Liszt e Cherubini: artisti celebri che si lasciano affascinare dall'intensa sacralità di un genere antico e sempre attuale, anche in un Ottocento che vede protagonista il grande Verdi, autore anch'egli di una celebre Messa di Requiem, composta nel 1874. Una bellezza senza tempo, quella di un genere capace di confrontarsi anche con problemi ben più attuali: forse è questa la chiave del successo della messa, che Cataldo ha plasmato secondo la sua sensibilità di uomo del Novecento, drammaticamente coinvolto, suo malgrado, nelle sanguinose vicende di un secolo di progresso e tragedie.
Quest'opera gli è stata commissionata nel 1997 e la partitura è stata scritta durante la guerra che ha devastato Sarajevo: non a caso i protagonisti principali sono «gli innocenti, a cui la Missa è dedicata» ha evidenziato Cataldo, «i bambini, rappresentati dal coro delle Voci bianche del Conservatorio "Martini" di Bologna diretto da Silvia Rossi, che alla fine della composizione invoca la pace attraverso un'incisiva e serena nota di speranza».
Un'opera unica insomma, come ha ripetutamente sottolineato Casati, che dirirgerà il coro del Teatro Municipale, definendo il compositore una sorta di «musicista-artigiano, ben consapevole del proprio lavoro e creatore di una partitura perfetta per il coro».
Entusiasta della Missa si è mostrato anche Berzolla, che sabato dirigerà l'Orchestra Filarmonica Italiana mentre protagonisti saranno il soprano Rossella Redoglia e il mezzosoprano Maria Ernesta Scabini, con all'organo Enrico Viccardi. Berzolla ha elogiato la «trama unitaria di una composizione che racchiude in sé sensibilità gregoriane e polifoniche, non senza accenni ad Haydn e Stravinskij». «Un'opera genuina - ha concluso l'organista piacentino - essenziale e nel contempo grandiosamente espressiva».

Elisabetta Paraboschi

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