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Martedì 18 Settembre 2007 - Libertà

Caritas, parte la nuova casa

Trasloco in via Giordani entro un anno

Entro un anno, settembre 2008: e la nuova "casa dei poveri" di Piacenza - la Caritas diocesana - riaprirà la porta del suo grande cuore in via Giordani 21.
Negli ultimi giorni sono partiti i lavori di restauro conservativo del palazzo di via Giordani messo a disposizione dall'Onfs. Un milione di euro è la cifra necessaria per condurre in porto il cantiere, numeri già limati e ridotti all'osso. E tutti da portare a casa, o quasi, tramite la diocesi (8 per mille e "collette" le leve principali di finanziamento, ovvero, ancora una volta, il buon cuore di tutti i cittadini), ente finanziatore per la Fondazione autonoma Caritas.
Due anni fa - con uno "sfratto" sulla testa per le due sedi di via San Giovanni (di proprietà dei padri della missione) e già un paio di progetti di trasferimento affondati - sbocciò come un fiore la proposta di don Maurizio Noberini, nuovo responsabile dell'Onfs (Opera nazionale familiari sacerdoti). «Stai cercando casa, don Gian Piero?».
«Ebbene si, stavamo cercando casa perchè il contratto di locazione del palazzo san Severino al numero 38 di via san Giovanni, e il comodato per la sede principale Caritas al civico 12 della stessa via, sarebbero venuti meno dallo scorso marzo, in quanto i padri della missione ci avevano espresso la non intenzione di rinnovare i contratti», ragguaglia monsignor Gian Piero Franceschini, direttore della Caritas diocesana.
Di ipotesi progettuali con differenti sedi di destinazione della nuova casa dei poveri di Piacenza ne sono intercorse nel tempo, dal 2003, almeno un paio. Ma, alla fine, si sono rivelate entrambe un buco nell'acqua. Con il fiato sul collo del tempo che scadeva, e, soprattutto, delle centinaia e centinaia di indigenti - soli, oppure intere famiglie - a rischio di assistenza, una domanda urgente proveniente da un coro di voci sempre più numeroso.
Poi, come si diceva, nel 2005, quel fiore inatteso che si schiude con la proposta di don Noberini. Palazzo vuoto da 30 anni, quello dell'Onfs in via Giordani 21, perchè non traslocarci la Caritas? Formalmente si tratterà di un contratto di locazione, nella pratica la Fondazione Caritas corrisponderà le spese fiscali sostenute dall'Onfs per la proprietà del palazzo.
«Le trattative non sono state facili, ho qui due pagine fitte fitte di appunti sul trasloco, mica uno scherzo», spiega monsignor Franceschini. A marzo scorso palazzo san Severino è stato venduto, ed erano lì i servizi Caritas a cui più urgentemente si è dovuto metter mano: il Centro di ascolto (che attualmente si trova allocato in via temporanea al civico 38 della sede principale), i due appartamenti sociali (la cui chiusura è stata ora parzialmente compensata con un paio di appartamenti in comodato nella parrocchia di san Savino, di cui uno soltanto, tuttavia, per le emergenze Caritas) e il servizio di guardaroba (su cui oggi grava l'allarme maggiore, vedi box).
Semaforo rosso, dunque, per il civico 38 di via san Giovanni ma non ancora per il 12, dove attualmente stanno lavorando operatori e volontari e dove si trova anche il dormitorio "Centro di accoglienza Beato Scalabrini". «Al civico 12 la permanenza - fa presente don Franceschini - ci è stata prorogata, ci auguriamo, fino alla fine dei lavori in via Giordani».
Il termine del cantiere è previsto per settembre 2008, dopo l'avvio delle operazioni lo scorso 5 settembre. Responsabile dei lavori - progetto e direzione - è il geometra Giovanni Fontana. Nel team che opererà per il restauro conservativo del palazzo sono presenti l'ingegner Filippo Maria Fontana e l'ingegner Riccardo Riccardi (strutture), l'ingegner Enrico Riccardi (impianti elettrici), e l'ingegner Emilio Vago (impianti tecnologici).
Nella nuova sede di via Giordani, al piano terra, verranno collocati gli uffici amministrativi. Al primo piano saranno insediati direzione ed operatori, al secondo piano invece la casa accoglienza Beato Scalabrini (il dormitorio di secondo livello, attualmente inglobato nella sede di via san Giovanni con ingresso da via Tempio), con mantenimento dei 10 posti-letto. La mensa della fraternità di via san Vincenzo resterà nella sua sede attuale. Nella casa Caritas di via Giordani non ci sarà spazio dunque per il guardaroba nè sarà possibile collocarvi i due appartamenti sociali, venuti meno quelli di palazzo san Severino e appena compensati dai locali in comodato in san Savino.
«Sotto questo profilo - denuncia Massimo Magnaschi (Osservatorio Caritas diocesana) - Piacenza dovrà mettere in conto una consistente perdita di risorse quanto ad accoglienza sociale: i due appartamenti chiusi di via san Giovanni hanno fornito un tetto a centinaia e centinaia di persone. Piacenza è stata una città accogliente per le famiglie in difficoltà Ora lo potrà essere meno, in quanto dei due appartamenti disponibili nella parrocchia di san Savino uno soltanto sarà destinato alle nostre emergenze».

Simona Segalini simona.segalini@liberta.it

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