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Giovedì 27 Settembre 2007 - Libertà

Palazzo Rota Pisaroni, gioiello del '700

L'elegante edificio ospiterà la presidenza e gli uffici della Fondazione di Piacenza e Vigevano
Domani pomeriggio l'inaugurazione dopo i lavori

La nuova sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano, nel settecentesco Palazzo Rota Pisaroni, verrà inaugurata domani alle 17 (ingresso a inviti). L'elegante edificio in via Sant'Eufemia 13 ospiterà la presidenza e gli uffici amministrativi, con alcuni ambienti di rappresentanza ai quali, dopo i saluti del presidente Giacomo Marazzi, si verrà introdotti dallo storico dell'arte Ferdinando Arisi.
Salottini, l'alcova ornata di stucchi, ma soprattutto lo scenografico salone a doppio volume, dal quale inizierà la visita guidata. Già di proprietà della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, che nella parallela via Poggiali ha la sua sede principale, Palazzo Rota Pisaroni è stato nei mesi scorsi sottoposto ad alcuni interventi di manutenzione e di adeguamento funzionale.
«Chiuso il passaggio con la confinante banca, si è reso necessario - spiega Tiziana Libè, segretaria di presidenza della Fondazione - un nuovo blocco scale con ascensore. E' stata sistemata l'area verde nel cortile. Per il resto, non sono stati necessari lavori di vero e proprio restauro». Dopo il trasloco, si è scelto di eliminare, dove era presente, la precedente tappezzeria e di lasciare le pareti a nudo, sulle quali hanno trovato posto i quadri della collezione della Fondazione, tra cui opere di Ennio Morlotti e di Bruno Cassinari.
Chi leverà lo sguardo sui soffitti delle stanze del piano nobile, potrà osservare affreschi con qualche affinità con quelli dell'ex chiesa di Santa Margherita, oggi auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Ferdinando Arisi e Anna Maria Metteucci, ciascuno autonomamente, hanno infatti ricondotto le medaglie dipinte con scene mitologiche al sacerdote-pittore Luigi Mussi (1694-1771), tra le ultime testimonianze della sua copiosa attività. Il ciclo di Santa Margherita rientra nel novero ristretto di quelle di paternità certa, in quanto Giorgio Fiori all'Archivio di Stato ha rintracciato il contratto tra il committente, Antonio Maria Volpari, e gli artisti Luigi Mussi, figurista, e Antonio Alessandri, quadraturista.
Palazzo Rota Pisaroni era stato terminato nel 1762, come attesta l'iscrizione sotto il balcone centrale sul prospetto interno: "D.JOSEPH ROTA AEDEM HANC A FUNDAM. EREXIT ORNAVIT PERFECIT A. MDCCLXII", accennando al fatto che Giuseppe Rota costruì la dimora dalle fondamenta, abbellendola e rifinendola nei particolari nel 1762. I Rota, che si erano arricchiti con il commercio di cordami, avevano acquistato nel 1748 , nella via che allora si chiamava San Simone, la casa dei conti Platoni, dando inizio quattro anni dopo alla costruzione di un palazzo adeguato al loro status sociale di conti di recente nobiltà.
Passò meno di un secolo e l'imponente costruzione era già passata di mano. Nel 1830 si era conclusa la vendita alla cantante Benedetta Rosmunda Pisaroni (1793-1872), che si era ritirata dalle scene per trascorrere il resto della vita nella tranquillità della natia Piacenza e nella villa di Colonese di Vigolzone. Contralto acclamato sui palchi internazionali, ebbe in Gioacchino Rossini il vero scopritore del suo talento. Fino al 1814, la giovane fu infatti spinta a cantare come soprano, finché il grande compositore non ne individuò la tempra di voce con l'estensione grave, dalla particolare coloritura. Per lei, scrisse Ricciardo e Zoraide, Ermione e La donna del lago (che debuttarono al San Carlo di Napoli tra il 1818 e il 1819). Ma non fu l'unico operista a omaggiare la bravura della Pisaroni. Giacomo Mayerbeer le dedicò Romilda e Costanza (Padova, 1817) e L'esule di Granata (Teatro alla Scala di Milano, 1822). Tra i ruoli immortalati dall'artista piacentina, il comandante Arsace della Semiramide di Rossini.
Nel palazzo di via Sant'Eufemia, il salotto di Rosmunda Pisaroni - annotava Anna Maria Matteucci - divenne luogo d'incontro di artisti e amanti del teatro. Nel foyer del Teatro Municipale si può vedere la cantante ritratta da François Gerard, accanto al secondo marito Giuseppe Santi Carrara, flautista del Teatro La Fenice, durante gli splendidi anni parigini, al culmine della carriera. Alla sua morte, dopo vari passaggi di proprietà, il palazzo pervenne nel 1906 alla Cassa di Risparmio, che negli anni '70 del secolo scorso lo affidò allo studio Franco Albini-Franca Helg per un complessivo restauro che coinvolse anche gli altri due palazzi (ex Monte di Pietà e Cassa).
Se i prospetti, sviluppati su tre ordini di finestre, non si evidenziano per una particolare vistosità, è nei dettagli che vanno ricercate le cifre distintive dell'edificio: le mosse cornici in stucco, ma soprattutto i ferri battuti del cancello e dei due balconcini. Quello affacciato su via Sant'Eufemia, attribuito da Matteucci alla bottega di Lucio Sottili, "straordinario artigiano che realizzò, attorno al 1760, i cancelli del collegio Alberoni", e quello rivolto verso il cortile interno, "di gusto più composto e francesizzante". Non si conosce con sicurezza il nome del progettista, identificato da Giorgio Fiori in Simone Buzzini, che avrebbe lavorato su disegni di Domenico Cervini.

ANNA ANSELMI

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