Domenica 30 Settembre 2007 - Libertà
Quaini, Timpano e Ciciotti:
«Quelle frontiere del virtuale»
Una scienza dalle origini ad oggi
Piacenza, luogo dove si ragiona di spazi e di reti territoriali. Piacenza, capitale della geografia, crocevia perfetto in cui discutere del carattere interdisciplinare di una scienza troppo spesso relegata ad un ambiente solo scolastico. L'occasione è stata ghiotta: un Geofest in tre giorni, organizzato da Provincia, Comune e Fondazione, per riflettere su una potenziale manifestazione da tenersi nel 2008. E anche gli ospiti non sono stati da meno, a cominciare proprio da Massimo Quaini, docente di geografia all'università di Genova e protagonista di una serata introduttiva svoltasi venerdì nel salone degli Amici dell'Arte; a guidare il dialogo, presentato dall'assessore Mario Magnelli e coniugato in molteplici declinazioni, dal rapporto controverso confine/frontiera alla valutazione di un mondo inteso come "schermo piatto", sono intervenuti Francesco Timpano ed Enrico Ciciotti, rispettivamente docente di Politica economica e preside della facoltà di Economia dell'università Cattolica di Piacenza. Un incontro a tre voci, serrate ed intelligenti, per discutere di una scienza che affonda le sue radici in un passato antichissimo, quello di circa tremila anni fa, e che ha conosciuto momenti di gloria e declino, splendore ed abbandono.
«E' nel periodo fra la rivoluzione francese e l'età napoleonica che la geografia vive la sua epoca d'oro» ha esordito Quaini, nell'analizzare le origini della disciplina, «diventa speculativa e contemporaneamente scienza applicata, che cerca di svecchiare la società»; relegata in seguito alla sola accezione scolastica, solo negli anni Sessanta vengono instaurate nuove alleanze, con l'urbanistica, l'architettura, l'economia ed addirittura la letteratura.
«E' grazie a nomi come Lucio Gambi che nasce un concetto più ampio di geografia, intesa come storia della conquista conoscitiva e delle trasformazioni sociali della terra» ha continuato Quaini, in un dialogo che non ha tralasciato l'ambito strettamente economico, sempre più interessato allo studio dei rapporti con territorio, ambiente e risorse naturali, aprendosi però anche a suggestioni letterarie sulla scia di Calvino, Perec o Marco Polo, «primo esploratore e letterato», come ha evidenziato Ciciotti, «senza dimenticare Mario Soldati o il regista Olmi».
E oggi? «E' una geografia che si muove in una realtà virtuale» ha concluso Timpano, «decretando così il ritorno di una comunicatività che si esplica in modo sedentario, di un mondo conosciuto solo a tavolino»; un mondo che, secondo lo stesso Quaini, «da sferico è diventato piatto».
ELISABETTA PARABOSCHI