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Sabato 22 Settembre 2007 - Libertà

Grazzano Visconti, così rinacque l'architettura gotica

Un convegno dedicato al borgo voluto oltre un secolo fa dal duca Giuseppe Visconti di Modrone

Grazzano Visconti nel clima del revival storicistico e nel solco di analoghe esperienze europee di fine '800, come esempio di reinvenzione dell'architettura gotica, in un progetto filantropico di rivalutazione dell'attività artigianale. Ieri alla Fondazione di Piacenza e Vigevano il paese della Valnure, tra le mete turistiche più visitate del Piacentino, è stato al centro di un convegno con sei relatori, promosso dalla famiglia Visconti di Modrone, per cercare di mettere meglio a fuoco le valenze culturali dell'operazione compiuta oltre un secolo fa dal duca Giuseppe.
L'iniziativa, coordinata dal giornalista Vito Neri, è stata patrocinata dalla Provincia di Piacenza (ha portato i saluti l'assessore Mario Magnelli), dal Comune di Vigolzone (è intervenuto il sindaco Mario Chiesa), dal Fai di Piacenza (presente il capo delegazione Domenico Ferrari) e dall'associazione Piacenza Musei.
Un borgo che a torto può essere visto da turisti poco avvertiti come una piccola Disneyland - è stato evidenziato - ma che in realtà va letto come applicazione concreta dei molteplici interessi coltivati dal duca Giuseppe. «Era una figura eclettica», ha ricordato il diretto discendente Gianmaria Visconti di Modrone, che insieme ai figli Verde e Luchino e alla nipote Anna Agnelli ha intenzione di promuovere maggiormente l'immagine di Grazzano, con progetti ed eventi di qualità. Del duca Giuseppe a Grazzano «restano alcuni affreschi. Ha collaborato attivamente con l'architetto Alfredo Campanini alla progettazione. Si interessava molto di sport, ma era anche profondamente appassionato di musica. Tutti i figli suonavano uno strumento ed erano ospiti fissi al Teatro alla Scala».
Dei sette figli avuti dalla moglie Carla Erba, della celebre casa industriale farmaceutica, uno in particolare sviluppò il talento artistico ereditato dal genitore: il regista Luchino Visconti, che proprio nelle vacanze estive a Grazzano compì le prime prove di regia («costringendo i fratelli ad assecondarlo nelle recite sul palco del teatrino del paese»), mentre nello stesso Palazzo Visconti in via Cerva, 4 a Milano il futuro cineasta allestiva altri spettacoli nel teatrino che il padre aveva voluto fosse costruito anche lì.
Al di là delle tante memorie personali, il valore aggiunto di Grazzano sta nel suo inserirsi nel filone avviato dalle riflessioni di William Morris e del movimento Arts and Crafts, nel suo proporre nel Piacentino gli stilemi più aggiornati secondo i canoni estetici del periodo, da confrontare in Italia con il Castello del Valentino a Torino e il Villaggio di Crespi d'Adda. «Ci si accorse presto delle potenzialità turistiche di Grazzano - ha rievocato Stefano Fugazza, direttore della Galleria Ricci Oddi - e già negli anni '20 era uno dei luoghi più frequentati, anche se rimase molto trascurato dal punto di vista critico». Un'eccezione, ma non positiva, fu nel 1955 la recensione di Carlo Ludovico Ragghianti sulla rivista Selearte, di una guida a cura di Aldo Ambrogio, la cui figura di promotore del turismo a Piacenza è stata tratteggiata da Ferdinando Arisi: «Patì molto nell'ultimo periodo della sua vita per aver troppo amato Grazzano Visconti. Quella di Ragghianti fu una stroncatura, che provocò duri attacchi contro Ambrogio anche sulle pagine della Settimana e di Selezione piacentina». Il convegno sul "Neomedievalismo di Grazzano Visconti" si è concluso con una visita guidata al borgo.

ANNA ANSELMI

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