Domenica 23 Settembre 2007 - Libertà
Alzheimer, combattere tabù e scarsa informazione
Ieri un convegno: ancora nessuna novità in tema di cura. Un piano regionale per la non autosufficienza
Il convegno "La malattia di Alzheimer, colloquio con il pubblico", tenutosi ieri mattina presso l'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, era incentrato sui modelli dell'assistenza proposti alle persone malate del morbo di Alzheimer ed alle loro famiglie. Attualmente il deterioramento cognitivo, sintomo che caratterizza questa patologia cronica e progressiva, non ha ancora una cura farmacologia e medica in grado di consentire la guarigione o di limitarne l'avanzamento. Originariamente le cure adottate venivano riprese ed influenzate da quelle usate per contrastare un'altra patologia degenerativa quale il morbo di Parkinson. Analisi scientifiche e progressi della medicina hanno riscontrato come «le cure usate nel morbo di Parkinson ed applicate a quello di Alzheimer diano discreti risultati nei primi stadi della malattia, e scarsi risultati lungo il decorso degenerativo». Questa è stata l'analisi di Orso Bugiani, neurologo presente alla conferenza che ha aggiunto che «il motivo dell'assenza di una terapia specifica e soddisfacente, è dovuto all'inspiegabilità ed all'incertezza che accompagna l'insorgere in una determinata persona, della patologia. La ricerca infatti nel campo delle terapie -prosegue Bugiani - avanza nello studio del morbo di Alzheimer per tentativi, cercando di ripristinare processi neurologici, ma ancora non esiste una cura soddisfacente».
Il convegno, organizzato dall'Associazione Alzheimer Italia, che ha una sede anche a Piacenza, è stato fortemente voluto perché la malattia, sempre più diffusa in Europa dove si contano oltre sei milioni di malati, rimane nell'immaginario collettivo attuale, permeata di tabù e scarsa conoscenza. Anche il panorama europeo percepisce la necessità di una maggiore diffusione informativa, tanto che lo scorso 21 settembre in occasione della XIV Giornata Mondiale dell'Alzheimer, 27 parlamentari europei di 16 paesi, si sono riuniti a Strasburgo per dare vita all'Alleanza Europea per l'Alzheimer, iniziativa volta ad aumentare il sostegno ai malati ed alle loro famiglie. Il convegno piacentino ha registrato la presenza di un pubblico attento e partecipe, desideroso di ascoltare i numerosi relatori, per poter condividere le conoscenze acquisite.
Anche la storia familiare di Antonia Nova, presente al convegno come membro dell'Associazione Alzheimer, si intreccia con la presenza della malattia. Per 12 anni il padre di Antonia ha convissuto con il morbo di Alzheimer e con lui tutta la sua famiglia. Antonia Nova ricorda «lo spaesamento dei primi periodi, l'incredulità, perché sapendo che non c'è una cura, nè io nè i miei famigliari volevamo prendere coscienza della situazione. Dalla mia esperienza personale e da quelle delle persone conosciute durante gli incontri alla sede dell'Associazione, ho capito che la malattia ha tempi di evoluzione diversi a seconda dei percorsi di vita e del carattere di ciascun malato. L'aspetto più difficile,- spiega Antonia - è l'accettazione iniziale, l'accorgersi che la persona cara diventa spesso imprevedibile ed irriconoscibile».
E' ancora un tabù parlare e condividere la presenza di un familiare malato? Antonia ammette di sì, anche se, aggiunge, «le riunioni settimanali dell'Associazione ci aiutano e rasserenano molto». Andrea Bianchi, direttore sanitario dell'ospedale piacentino, si è impegnato nella creazione di una rete di sviluppo territoriale. Anche Giuseppe Miserotti, presidente dell'ordine dei medici, si è concentrato sul concetto di cura e sul dialogo aperto e sincero tra medico e paziente. Antonio Guaita, medico, ha proposto nuovi metodi riabilitativi basati sulla valorizzazione del quotidiano e sull'attenzione ad una condizione di benessere emotivo.
Sia l'assessore comunale alla sanità Giovanna Palladini, sia la dottoressa Elisa Cavazzuti, coordinatrice sociale dell'Ausl di Piacenza hanno parlato dell'avvio del Piano Regionale per la non-autosufficienza, rivolto anche a persone malate di Alzheimer, che rappresenta la grande novità per i metodi di cura adottati.
Chiara Cecutta