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Venerdì 21 Settembre 2007 - Libertà

«Un libro mosso come un vino»

Gianni Mura e il suo Tour de France "in giallo"
Il giornalista sportivo ospite a Castellarquato della rassegna "Silenzio vi racconto"

«Un libro allegro, nonostante quattro morti». Così Gianni Mura, grandissimo giornalista italiano, presenta il suo romanzo Giallo su giallo che, uscito in libreria quest'anno per la casa editrice Feltrinelli, ha già venduto 35mila copie, è alla seconda ristampa e ha vinto il Premio Grinzane Cavour Opera prima. Niente male per un esordio dopo i sessant'anni. Gianni Mura racconta il suo romanzo, puntellato di delitti lungo il Tour de France, in uno degli ultimi appuntamenti della fortunata rassegna culturale Silenzio vi racconto, proposta da Castellarquato cultura e turismo, con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Come sempre, a intervistare il prestigioso autore di turno, c'è il giornalista Filippo Ballerini, nato anche lui come giornalista sportivo.
Alla letteratura da giornalista sportivo, Mura è affezionato: «Nel romanzo mantengo il mio stile di giornalista sportivo. Per usare una metafora enologica, non ho mai pensato di scrivere un libro barolo, ho sempre pensato ad un romanzo mosso, un bonarda. E così ho fatto. Ora quando i dottori mi dicono ho letto il tuo libro in un giorno o due, sono contento, perché vuol dire che la sua caratteristica è la leggerezza». Il romanzo contiene anche pagine di grande giornalismo: quelle che Mura scrisse per davvero seguendo il Tour de France del 2005, e che vennero pubblicate sul suo giornale, La Repubblica.
«Siamo in presa diretta», dice Mura. «Il primo morto lo trovate dopo appena tre pagine. Il protagonista sono io, un inviato al Tour. Fuori della stazione di Nantes vengo adescato da una tossica che batte il marciapiede, la respingo gentilmente. Quando sono in camera d'albergo, qualcuno mi bussa alla porta: apro e la trovo stesa a terra. Io sono il principale indiziato, passo la notte in galera. La serie dei morti continua, con un giornalista famoso che viene ucciso nei bagni di un ristorante».
Il protagonista, alter ego di Mura, si chiama Magrite (come il surrealista belga Magritte, ma soprattutto come anagramma del Maigret di Simenon). «Lo faccio nascere in un paese che si chiama Malaussene, come omaggio a Daniel Pennac. Un paese che esiste davvero, ai piedi di una storica e pericolosa salita del Tour». Il romanzo, confessa ancora l'autore, «non è politically correct, perché si fuma molto (non la pipa, ma le sigarette), si beve bene, quando si può si mangia pure. C'è una tradizione di grandi mangiate al Tour. Gianni Brera nel '49 era presidente di una lega pro vino. Al Tour del '68 io venni iscritto d'ufficio al club del quintale (club del 100 kilo). Il clima del Tour è questo». Un clima che si è andato avvelenando a causa del doping.
«Prima - racconta Mura - partivo per il Tour come se partissi per le vacanze; adesso un po' meno, perché oggi il massimo dell'entusiasmo nello scrivere non me lo posso permettere. Non posso permettermi di valutare se uno che corre forte, solo perché si è drogato. Eppure, nonostante tutto, continuo a ritenere l'ambiente del ciclismo uno degli ambienti più umani. La passione da un lato è sentimentale, e dall'altra letteraria. Il ciclismo è l'unico sport con orizzonti e paesaggi aperti». Ecco allora qualche suggerimento per un tour del gusto e del piacere: visitare e vivere la Bretagna, «se non si pretende di fare il bagno in mare. C'è vento, pioggia, e paesaggi scavati, alte scogliere, piene di gabbiani». La cucina francese? Mille volte meglio quella italiana. «I francesi non sanno trattare il maiale, non sanno fare salumi. Restano formaggi stagionati, e omelette che è una pallida imitazione della frittata. Quella bella rotonda, solare, con i pezzi di prosciutto dentro».

DONATA MENEGHELLI

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