Venerdì 21 Settembre 2007 - Libertà
Piacenza, nodo strategico
Con i Templari lungo la via Francigena
La grande Storia riserva sempre risvolti inediti, interpretazioni trasversali, si può sempre riscrivere o rileggere. Come ha dimostrato l'altra sera Eraldo Alenghi, ricercatore cremonese, nella conferenza "Piacenza, la via Francigena, i Templari" tenuta alla Fondazione di Piacenza e Vigevano per promuovere "Viaggio nella storia medioevale e templare", interessante iniziativa culturale sostenuta da vari enti pubblici e privati che prevede visite guidate a monumenti di Piacenza e provincia il 7, 14 e 28 ottobre.
Alenghi ha subito sottolineato la centralità di Piacenza in Europa e nel bacino del Mediterraneo «più di quanto non sospettino i piacentini. E' un'altra Siena. Fu nodo strategico per conformazione ed orografia del territorio, incontro fra vie di traffico, consolari, di navigazione. Per i Romani era testa di ponte a sud del Po e Cremona lo era a nord».
Nella storia antica tre riferimenti essenziali: battaglia della Trebbia (218 a.C.) contro Annibale; tre battaglie perse (476 d.C.) da Oreste, ultimo imperatore romano, fra Piacenza e Pavia; avvento (568) dei Longobardi «che iniziarono la via Francigena mentre la loro regina Teodolinda autorizzò l'insediamento a Bobbio di Colombano per ricristianizzare l'Italia».
Ma è nel Medioevo che Piacenza raggiunge invidiabile prestigio: «Scissione delle due Chiese (1054), battaglia di Mazincerta (1071) dove i turchi, di origine mongola, sconfissero i bizantini ed indizione proprio a Piacenza della prima Crociata (1095)». All'inizio del XII secolo a Piacenza transita anche il carismatico Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'Ordine cistercense e fervente sostenitore dei Templari. «Tutti gli argomenti si tengono insieme: il Barbarossa fece addirittura sei campagne d'Italia e tenne Diete a Roncaglia». Importante poi ricordare che «Piacenza istituì una propria Università nel 1248 prima di molte altre grandi città».
Quindi l'epopea templare: tra luci ed ombre del XII e XIII secolo brilla, fulgida, la stella di un ordine religioso ma votato alla guerra per difendere con ogni mezzo il Santo Sepolcro: «Fra 1128 e 1307 arruolarono circa 200mila adepti di cui 30mila perirono in battaglia. Ma il loro principio fondante fu snaturato: tranne la prima le altre Crociate furono perse. Diventarono una banca internazionale molto fidata e finirono male come le Crociate. Nella loro caduta ci fu anche una componente religiosa: il re di Francia Filippo IV era anticlericale e sostenuto dal Papa, allora ad Avignone, li condannò come eretici».
Convegno ben preparato, dunque, argomenti già noti ma rivisti con taglio analitico, collegati con metodo dal brillante relatore che ha sinteticamente ricostruito un vastissimo quadro consapevole che la Storia è una concatenazione di avvenimenti solo all'apparenza casuali. Pubblico attento e numeroso, tra i moderatori Mirco Maffini, poeta dialettale piacentino, Luciana Castagna dell'associazione Manos sin fronteras e Rita Confalonieri del C.T.S. - Viaggiatori non turisti.
Fabio Bianchi