Domenica 26 Agosto 2007 - Libertà
Tenchini, in viaggio nella fisica
Dal CERN di Ginevra al Westfield College di Londra, ora dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
E' diventato un grande scienziato partendo da Piacenza
Il grande pubblico ha una percezione limitata, condizionata, della fisica: se ne parla nelle aule scolastiche spesso con fastidio, sbuffando, da parte di molti, insofferenti al rigore del metodo ed alla conseguente fatica mentale per la concentrazione richiesta. Nella vita quotidiana la fisica è sovente subordinata ad altre discipline, ma non dimentichiamo che esiste un importantissimo settore sperimentale e di ricerca in cui si sono distinti anche molti piacentini.
In particolare non scordiamo il vivace impegno ed il costruttivo contributo di un grande studioso, piacentino di nascita, che in questi ultimi anni all'estero ha raccolto lusinghieri successi.
Parliamo di Roberto Tenchini (1958), residente a Ginevra, dipendente e dirigente del C. E. R. N., ma spesso a Piacenza sia per legami familiari, sia perché annualmente invitato ai 'Mercoledì della scienza', incontri a carattere divulgativo organizzati dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano all'auditorium Santa Margherita. Poco conosciuto a Piacenza, Tenchini negli ambienti deputati ha raggiunto un invidiabile status di grande scienziato per aver partecipato e diretto esperimenti laboratoriali di capitale importanza per lo sviluppo di moderne tecnologie.
In questa chiacchierata Tenchini ha ripercorso la sua avventura umana e professionale.
Com'è avvenuta la sua formazione?
«Sono nato a Piacenza e tutto il mio percorso scolastico, prima dell'Università, è avvenuto a Piacenza. Scuola elementare Giordani in via Nasolini, scuola media Manzoni in via X Giugno, Liceo Scientifico Respighi. Anche mia moglie è piacentina e due dei miei tre figli sono stati fatti nascere a Piacenza (la terza è nata in Svizzera, a Ginevra). Ho un bellissimo ricordo degli anni del Liceo Scientifico, erano anni di forte impegno sociale e umano tra gli studenti. Ho partecipato attivamente alle assemblee degli studenti al Liceo, che in una occasione ho anche presieduto. Sono stato appassionato, da sempre, di scienze. Durante l'ultimo hanno del Liceo ho deciso che mi sarei iscritto a Fisica e dopo la maturità (anno 1977) ho partecipato al concorso per l'ammissione alla Classe di Scienze della Scuola Normale Superiore di Pisa, poi vinto. Ho quindi scelto di studiare Fisica all'Università di Pisa».
Un breve accenno al periodo universitario.
«A Pisa ho trovato un ambiente universitario molto competitivo, con studenti provenienti da tutta Italia molto motivati. C'era un'ambizione generale all'eccellenza, la voglia di non essere mai secondi a nessuno. Un po' di amici dei primi anni li ho persi per strada. Ho imparato a perseverare».
Dove è avvenuta la specializzazione e perché ha scelto quel tipo di studi?
«Nei primi anni ho ricevuto una solida preparazione in Matematica e Fisica Teorica. All'ultimo anno ero circondato da studenti amanti della teoria ed ho quindi deciso che, siccome la fisica è anche sperimentale (fisica in greco significa Natura), volevo combinare studi fondamentali e sperimentazione. Chi ama la fisica fondamentale sceglie l'infinitamente piccolo o l'infinitamente grande. A Pisa ho trovato una scuola eccellente di fisica sperimentale per il primo caso che è quello che ho scelto. Sono quindi andato dal professore che più mi aveva impressionato, per la passione delle sue lezioni, durante il primo anno di fisica: era un Fisico sperimentale delle Particelle Elementari, il professor Lorenzo Foà di cui parlerò più avanti. Mi disse che al CERN di Ginevra stava per essere allestito un esperimento al SuperProtoSincrotrone (SPS) per studi dettagliati sulla struttura del pione carico. Il pione è la particella subnucleare di dimensioni finite (cioè con struttura misurabile) più piccola che si conosca. L'idea di usare quel che si può definire il microscopio elettronico più potente mai costruito mi affascinò e partecipai all'impresa. La misura che facemmo nel 1982 è ancora oggi insuperata come precisione (esperimento CERN NA7)».
Dopo la specializzazione dove ha lavorato?
«La misura dell'esperimento NA7 del CERN era il soggetto della mia tesi di laurea (1982). La tesi durò due anni ed ho avuto la fortuna di poter progettare un esperimento di fisica delle particelle dall'inizio, effettuare la misura e l'analisi dei dati dell'esperimento stesso. Questo è impossibile al giorno d'oggi, gli esperimenti durano una decina di anni e ancor di più. Oggi gli studenti in tesi, anche di dottorato, possono seguirne solo una parte. NA7 era in collaborazione con un istituto inglese, il Westfield College dell'Università di Londra diretto da un emerito professore, il compianto E. H. Bellamy, autorevole membro del Nuclear Physics Board britannico. Mi prese in grande considerazione e mi propose un posto da giovane ricercatore al suo College. Lavorai in Inghilterra come ricercatore per tre anni (1983-86). Tra le misure fatte in quel periodo ne ricordo una originale di produzione di pioni neutri fatta personalmente partendo dai dati di NA7: ha fornito una conferma che i quark possono apparire con tre cariche di colore distinte. E' la carica di colore che permette al nucleo dell'atomo di stare assieme».
Poi è entrato al CERN di Ginevra ....
«Fin dall'inizio della tesi, nel 1981. Sono associato al CERN ininterrottamente da 26 anni. Nel corso di questi ho passato vari periodi permanentemente a Ginevra ed i miei figli hanno, in questi periodi, frequentato scuole francesi (il CERN è al confine tra il cantone di Ginevra e la Francia). Una delle mie figlie è nata là».
Poi è arrivato l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (I.N.F.N.)
«Alla fine del 1986 sono rientrato dall'Università di Londra a Pisa ed ho vinto un concorso come ricercatore I.N.F.N.. Qualche anno dopo ho vinto il concorso da Primo Ricercatore e nel 2000, infine, quello di Dirigente di Ricerca dell'I.N.F.N., posizione che attualmente occupo».
Quali sono i principali progetti seguiti al CERN?
«Dopo l'esperimento NA7 del CERN ho partecipato, dal 1987 in poi, ad uno dei 4 grandi esperimenti all'acceleratore LEP del CERN. Questo esperimento si chiamava ALEPH ed ha prodotto più di 300 pubblicazioni scientifiche ed ancora ne produce. Per citare una misura tra le tante, ALEPH è stato il primo esperimento che ha rivelato che i neutrini appaiono solo in tre specie. All'esperimento hanno partecipato 35 diverse istituzioni scientifiche e più di 400 fisici. Sono stato spokesman (responsabile generale) di questo esperimento nella fase finale. Negli anni precedenti ero stato coordinatore della fisica dell'esperimento. Attualmente ho varie responsabilità di coordinamento nell'esperimento CMS all'LHC del CERN. LHC (Large Hadron Collider ovvero Grande Collisore ad Adroni) è previsto a partire dal 2008 dopo tanti anni di progettazione e costruzione. Le mie responsabilità attuali riguardano la preparazione di analisi di fisica dell'esperimento, coordino il gruppo di fisici che effettuerà alcune delle prime e più importanti misure nel 2008. Ho contributo alla costruzione del tracciatore centrale al silicio dell'esperimento»
Mi pare sia attualmente (o sia stato) anche docente universitario...
«No, sono Dirigente di Ricerca I.N.F.N. presso la Sezione I.N.F.N. dell'Università di Pisa. Equivale al ruolo di Professore Ordinario per l'Università ma non ho obblighi didattici, solo di ricerca scientifica. Ho tenuto occasionalmente corsi all'Università, soprattutto alle Scuole di Dottorato. L'I.N.F.N. ha convenzioni con le università presso le quali fa ricerca e permette alle università di fare ricerca in un ambito, come la fisica della particelle, troppo vasto per una singola università».
Quali sono i vantaggi economici, ambientali o quant'altro che possono portare i progetti che sta seguendo adesso?
«La ricerca in fisica delle particelle è ricerca pura e non è finalizzata a vantaggi diretti. Di fatto però ne esistono parecchi indiretti, basti pensare alle applicazioni di fisica medica (vedi ultima relazione che ho fatto a Piacenza sulla Tomografia a Positroni) o al World Wide Web (WWW che è nato al CERN per gli esperimenti LEP). Per fare un esempio per gli esperimenti a LHC utilizziamo reti di computer (la cosiddetta Computing GRID) che porterà a una sorta di Internet di seconda generazione. In altre parole fare esperimenti di frontiera porta a ricadute tecnologiche di frontiera, non sempre inizialmente previste».
Ha collaborato con personalità di spicco?
«Sì, ma il grande pubblico non li conosce, i nomi che circolano sulla stampa nazionale sono sempre un paio e non più attivi da anni nella fisica delle particelle. Ho avuto l'onore di diventare ultimo spokesman di ALEPH e primo spokesman (fino al 1990) è stato il professor Jack Steinberger, Premio Nobel per la fisica 1988. Come già dicevo prima il mio maestro è stato Lorenzo Foà, Preside della Classe di Scienze della Scuola Normale Superiore e vicedirettore della stessa. E' stato anche Direttore di Ricerca al CERN per vari anni».
Quali sono validità ed utilità dei suoi studi in ambito strettamente tecnologico?
«Posso aggiungere che per la costruzione di CMS a LHC è stata utilizzata elettronica di frontiera con ausilio di strumenti optoelettronici estremamente avanzati. La superconduttività (temperature all'elio liquido per campi magnetici di vari Tesla) è stata anche abbondantemente utilizzata. Inoltre il tracciatore centrale di CMS, con più di 200 metri quadri di silicio attivo, ha rappresentato un sfida tecnologica. E' stato necessario collaborare strettamente per produzioni di tipo industriale con varie ditte europee che hanno assai imparato, come tecnologia, nello sviluppare esperimenti di frontiera. Tutta questa tecnologia verrà utilizzata per gli scopi più svariati. Abbiamo anche reimpiegato, per esperimenti pacifici, strutture industriali russe create anni fa per scopi bellici, questo è un fatto positivo per la collaborazione tecnologica tra l'Europa e la Federazione Russa».
Qual è il rapporto con altri paesi?
«La risposta precedente terminava con un commento sulla Russia che introduce l'argomento. I rapporti del nostro esperimento attuale e miei personali con i colleghi russi sono eccellenti. Lo stesso dicasi degli Stati Uniti, principale componente del nostro esperimento a LHC (la seconda è l'Italia). E' la prima volta che gli USA partecipano a tale livello a una iniziativa di frontiera europea. Abbiamo forti contributi indiani, cinesi (sia Repubblica Popolare che Taiwan) e coreani. Questi paesi asiatici si affacciano con vitalità e interesse alla fisica di frontiera. Il Giappone è fortissimo in fisica sotterranea (laboratori underground) e studi relativi ai neutrini, non collabora però col nostro esperimento attuale».
Dagli anni universitari sono passati circa 25 anni, come si è evoluta la fisica?
«Come dicevo prima, gli esperimenti di fisica sono diventati sempre più complessi e coinvolgono collaborazioni internazionali sempre più ampie. Il mio primo esperimento coinvolgeva 40 fisici ed era una collaborazione italo-inglese. Con ALEPH sono passato a 400 fisici con 35 istituti. Con CMS sono a 2000 fisici e 140 istituti. E' chiaro che l'aspetto sociologico e di lavoro è totalmente differente. Coordinare in maniera efficiente una tale quantità di ricercatori sparsi sul globo non è affatto banale. Ovviamente sto rispondendo alla domanda dal punto di vista sociologico, l'evoluzione scientifica richiederebbe un lunghissimo discorso».
La globalizzazione arresta o favorisce gli studi?
«Dalla risposta precedente sembrerebbe di si ... visto l'aumento e la internazionalizzazione crescente delle Collaborazioni. Penso che la ricerca favorisca anche una globalizzazione più umana, fondata su interessi culturali comuni, più che su meri interessi economici».
FABIO BIANCHI