Martedì 21 Agosto 2007 - Libertà
Valtrebbia, abbraccio ai bambini bielorussi
Iniziativa dell'Associazione per la solidarietà e l'accoglienza Travo-Valtrebbia e della fondazione "Aiutiamoli a vivere"
Le famiglie: «Un'esperienza positiva che ognuno dovrebbe provare»
RIVERGARO - Hanno i capelli color dell'oro e gli occhi turchesi del cielo in estate. A loro non serve parlare la nostra stessa lingua, quegli occhi trasparenti comunicano più di quanto possano fare le parole. Sono i bambini di Chernobyl, le vittime che ancora oggi pagano le conseguenze del disastro nucleare del 26 aprile 1986, quando lo scoppio del reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl determinò la formazione di una densa nube radioattiva che il vento ha trasportato dall'Ucraina verso nord-ovest, in Bielorussia. Fu questa, infatti, la nazione più colpita. Nei giorni scorsi, è arrivato a Piacenza un gruppo di bambini bielorussi per le cosiddette "vacanze terapeutiche", un mese in cui possono respirare aria pulita e mangiare cibi sani e non contaminati, così da liberare il loro organismo dalle radiazioni. E anche la Valtrebbia ha dato il suo contributo: sono una quindicina le famiglie della vallata che hanno dato la disponibilità ad accogliere questi bambini. Le associazioni a cui le famiglie della zona si sono rivolte sono l' "Associazione per la solidarietà e l'accoglienza Travo-Valtrebbia" e la fondazione "Aiutiamoli a vivere". Ma come si trovano i bambini quando sono qua, lontano dal loro paese e com'è l'esperienza di chi li ospita nella propria casa? Lo abbiamo chiesto ad alcune di queste famiglie di Rivergaro, Travo, Bobbio e dintorni.
Adele Mazzari, dirigente dell'istituto comprensivo di Bobbio, ospita Kristina, una bambina di 11 anni che arriva da Khoiniki nella regione di Gomel. «E' una bambina educata, ha molta riconoscenza verso di noi, ringrazia e chiede sempre il permesso per tutto. Ho già notato dei miglioramenti a livello tonico-muscolare: là mangiano solo patate, rape e carne bianca qui possono avere un'alimentazione più varia e sana, è già aumentata di peso», racconta. Accanto c'è Marisa Gazzola che di bambini bielorussi quest'anno ne ha due: Dimitry e Violetta. «Dimitry è il più vivace e anche il più povero. Non ha mai pianto e si è subito adattato molto bene, all'inizio aveva delle macchie sul viso che grazie ad una pomata sono già passate. In casa continuano a parlare la loro lingua ma si fanno capire bene quando hanno bisogno di qualcosa». «E' un'esperienza positiva che ognuno di noi dovrebbe provare - continua Annibale Gazzola, accanto ad Anatoly - sono bambini che vivono tutto l'anno in situazioni di povertà, abitano in case di legno, a volte senza il bagno o l'acqua in casa, è molto educativo anche per i nostri bambini trascorrere un mese con loro». Anche il sindaco di Rivergaro, Pietro Martini, ha accolto nella sua abitazione Ivan «un bambino tranquillo, a volte taciturno ma capisce tutto, sa leggere anche il giornale in italiano - racconta il sindaco - ci è stato dato un frasario con le parole base della sua lingua, ma serve solo per i primi tempi. Per la nostra famiglia non rappresenta alcun sacrificio: quello che per noi è quasi niente, per loro è tanto».
Anche Lucia Battini definisce la sua esperienza con Alshe, di nove anni «bellissima sotto tutti i punti di vista, ricca di soddisfazioni. Alshe proviene da un istituto ed ha altri sei fratelli, uno di loro è ospitato da una famiglia di Piozzano. Si diverte, gioca con gli altri miei due figli e con i nostri animali. Ha già un colorito diverso da quando è qua». Ma le associazioni a cui si appoggiano le famiglie per le vacanze terapeutiche, non si limitano a questo.«L'"Associazione per la solidarietà e l'accoglienza Travo-Valtrebbia" porta avanti due progetti importanti», riferisce il presidente Annibale Gazzola. Uno di accoglienza qui in Italia e l'altro di accoglienza in loco. Si tratta del "Progetto Rugiada" di Legambiente, cui noi aderiamo, che permette a quei bambini che non possono soggiornare all'estero di passare un periodo di risanamento nel Centro di Nadiejda, zona non contaminata a nord della Bielorussia. Inoltre, lo scorso aprile, abbiamo visitato di persona le quattro regioni da dove provengono i bambini per vedere la realtà in cui vivono».
Anche per la fondazione "Aiutiamoli a vivere" la vacanza terapeutica è solo uno dei tanti progetti attivati per aiutare la popolazione bielorussa, come spiega la presidente del comitato di Piacenza Angelica Cammarata: «Ci impegnamo in progetti sanitari, nell'adozione a distanza di studenti universitari, organizziamo i "tir della speranza" che portano in Bielorussia materiale di ogni genere, attiviamo labortatori nelle scuole-fabbrica e altro ancora». Insomma l'impegno profuso è davvero tanto e su più fronti.
Silvia Merlini