Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Venerdì 3 Agosto 2007 - Libertà

«Avevo 3 anni ed Ellington mi stregò»

Il trombettista Owens stasera a Pecorara per il Valtidone Festival

PECORARA - Che cos'è il jazz? «Se ti chiedi che cos'è, vuol dire che non lo sai», avvertiva uno che lo sapeva benissimo, il sommo contrabbassista e compositore Charles Mingus. Resta il fatto, però, che ogni jazzista ha in mente una propria definizione della musica che suona e che ama. Ed è particolarmente tenera l'idea che ne ha Jimmy Owens, il grande trombettista americano che stasera alle 21.15, alla testa del suo quartetto, si esibirà a Pecorara in piazza 25 Aprile (o nel salone parrocchiale del paese, in caso di maltempo) per la sezione Musica etnica e jazz del Valtidone Festival che si svolge sotto la direzione artistica di Livio Bollani.
Per Jimmy Owens, il jazz è un ricordo antico, è odore di casa, è madeleine di Proust oltre che pane quotidiano. Sentite un po' la testimonianza diretta della sua infanzia anni '40: «Ho cominciato ad ascoltare jazz a 3 anni. Sceglievo un 78 giri dalla collezione di mio padre e lo mettevamo sul nostro giradischi Victrola. Il mio preferito era un disco di Charlie Shavers, con She's funny that way su un lato e Dizzy's dilemma sull'altro. Oppure sceglievo Duke Ellington: Stompy Jones, o Tulip or turnip. Allora mio padre mi prendeva in braccio e ballava con me! La cosa che mi piaceva di più era vedere me e papà che ballavamo riflessi nello specchio del soggiorno: era bello».
A differenza della maggior parte di noi, il signor Owens è uno che ha realizzato in pieno i suoi sogni di bambino. Non solo ha cominciato prestissimo a fare il trombettista, ma a 25 anni aveva già suonato per il mostro sacro più sacro di tutti: Duke Ellington, l'uomo che lo faceva sgambettare al suono dei suoi dischi quando aveva 3 anni. E, se è per questo, aveva già suonato con altra gente da paura: Charles Mingus, Dizzy Gillespie, Max Roach, Lionel Hampton, Count Basie. Con molti altri si sarebbe esibito negli anni a venire. E ha collezionato, nella sua carriera eclettica (è stato anche compositore, arrangiatore e soprattutto insegnante), soddisfazioni memorabili, come quando, nel '72, Ellington in persona (ancora lui!) lo scelse tra i primi 40 "maestri di jazz" dell'Università di Yale.
Al di là delle sue imprese musicali, Owens vanta un particolarissimo titolo di merito: è uno dei jazzisti che più hanno fatto per migliorare le condizioni materiali dei loro colleghi. Lo ha fatto creando la Collective Black Artists: non precisamente un sindacato, ma una fondazione no-profit che offre ai jazzisti in difficoltà una serie di "servizi" gratuiti, studiati con pragmatismo molto americano. «Abbiamo pensato a tutto quello di cui può avere bisogno un jazzista in cattive acque - elenca orgoglioso Owens - Offriamo consulenze professionali, assistenza sanitaria, aiuti finanziari. Facciamo collocamento. Indirizziamo i musicisti che ne hanno bisogno verso terapie per liberarsi dalla dipendenza da droghe, alcol o gioco d'azzardo. Anche nei 30 anni che ho passato da docente, non mi sono limitato a insegnare musica ma ho parlato ai miei allievi anche di business: ho tenuto corsi sugli aspetti economici e giuridici dell'industria musicale. E questo ha aiutato i miei ragazzi ad avere carriere più remunerative. Che volete, la vita è fatta anche di queste cose: se amiamo il jazz, se vogliamo che sopravviva, bisogna prima di tutto fare in modo che possano sopravvivere i jazzisti».
Ma ora, come direbbe il pragmatico signor Owens, basta chiacchiere: è tempo che sia la musica a parlare. A Pecorara, stasera, lo farà con la tromba sfavillante di questo veterano in gran forma e con un'ottima band tutta italiana: Michele "Mecco" Guidi all'organo, Daniele Santimone alla chitarra e Chicco Capiozzo (figlio del compianto Giulio Capiozzo degli Area, buon sangue non mente) alla batteria. Gli stessi che fanno compagnia a "papà" Owens nel suo ultimo disco, Peaceful walking.

Alfredo Tenni

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio