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Lunedì 16 Luglio 2007 - Libertà

Jerry Portnoy, l'eroica epopea del blues

il mitico armonicista americano affascina il pubblico con la band guitar ray & the blues gamblers

Parlare di Jerry Portnoy significa rivivere l'eroica epopea blues, musica tipica americana trasportata con successo anche nel vecchio continente e non solo. L'altra sera a Bobbio Portnoy, eccellente armonicista, ha inaugurato il Bobbio Film Festival, interessante iniziativa patrocinata da Regione Emilia Romagna, Provincia di Piacenza, Comune di Bobbio, Fondazione di Piacenza e Vigevano con la prestigiosa direzione artistica di Marco Bellocchio ed Enrico Magrelli.
Nato a Chicago (1943), ultimo armonicista bianco a suonare con il mitico Muddy Waters, Portnoy da anni è egli stesso un'icona: leader per anni della Legendary blues band, co-fondatore con Ronnie Earl dei Broadcoaster, quattro anni con Eric Clapton - per cui "Portnoy is one of the most stimulating musicians I have ever played with ?" - anche apprezzato docente, soprattutto solista eclettico ed attivissimo nonché spalla ideale per la capacità di creare ineguagliabili tappeti sonori.
Con la band Guitar Ray & The blues Gamblers - composta da Enrico Carpaneto (piano), Gabriel Dellepiane (basso), Marco Fuliano (batteria) e Renato Scognamiglio (chitarra) - ha proposto un repertorio sia di suoi famosi pezzi sia di altrettanto conosciuti standard per il numeroso pubblico accorso nella monumentale piazza San Colombano.
Dotato di notevole istinto musicale e gran classe - indossava tra l'altro completo scuro e cravatta bianca - ha sedotto gli appassionati bilanciando abilmente toni leggeri e pacati con slanci assai più appassionati tra vibrati dal profondo dell'anima e suoni cesellati.
Per Guitar Ray (Scognamiglio) «Portnoy è un pezzo di storia americana perché la cultura americana è la musica. Vero personaggio, è parte della gloriosa vecchia guardia». Per Fuliano «è musicista versatile, si esprime in ogni genere. Ci ha portato grandissima esperienza, ci ha fatto crescere con ore ed ore di sala prove».
Tra i suoi pezzi da ricordare Blues in a dream, Mood room boogie e Charge it dove preferiva accordi inconsueti, composizioni ricche di passaggi complessi ottenendo sonorità spesso originali e trasformando, con la tecnica dell'overbending, l'armonica da diatonica a cromatica.
Anche in pezzi di altri Portnoy ha dimostrato la gran varietà di stili e colori con naturalezza soffiati nell'armonica prediligendo sempre essenzialità di note e di suoni: Juke, Off the wall, Rocker e Just you fool di Little Walter, She's nineteen years old di Muddy Waters, Mystic di Harold Gardner e, bis finale, My baby's gone di Elmore James.
Musica in alcuni momenti trascinante, serata piacevole, riscoperta del fascino e della dimensione americaneggiante della musica blues. Entusiasta anche Bruno Ferrari, assessore comunale alla cultura: «Mi sembra che la serata parli da sola. Esibizione fantastica, molti estimatori del blues. Non si poteva iniziare meglio, sembrava d'essere a New Orleans».

FABIO BIANCHI

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