Giovedì 19 Luglio 2007 - Libertà
«Sorelle, un'opera molto sentita»
Grande successo in Piazza Cavalli per l'omaggio dei piacentini al cineasta bobbiese, con la proiezione del suo ultimo lavoro
Bellocchio: il cinema si può fare anche tra amici
Piacenza - Martedì sera Piacenza ha accolto tra le sue braccia Marco Bellocchio per un evento di notevole portata, vale a dire la proiezione di Sorelle, un film a sfondo familiare costruito su tre episodi girati nel 1999, 2004 e 2005 assieme agli studenti della scuola Fare Cinema di Bobbio, diretta dallo stesso autore bobbiese.
Alle 21.30 il maestro è giunto in Piazzetta Pescheria, teatro piacentino che negli anni ha fatto da cornice a tanti eventi culturali sotto le stelle. La serata è stata aperta dall'assessore alla cultura del Comune di Bobbio, Bruno Ferrari: «Porto il saluto del sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali, che stasera non ha potuto prendere parte all'avvenimento; e ringrazio la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Piacenza, il Comune di Bobbio, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, che hanno reso possibile il Bobbio Film Festival». E ancora: «Questa sera Piacenza rende omaggio a Bellocchio e, naturalmente, Bellocchio rende omaggio a Piacenza».
La parola è quindi passata all'assessore alla Cultura e Turismo del Comune della nostra città, Paolo Dosi: «Questa piazza è un piccolo angolo di Piacenza che si sta trasformando sempre più in cinema all'aperto. Ringrazio gli organizzatori e mi auguro che questa sia una delle tante occasioni di incontro ad alto livello che questo posto potrà ospitare».
Dopo Dosi è intervenuto il noto critico cinematografico Roberto Escobar: «Stasera sono qui per presentare Marco Bellocchio: una presentazione che per me è molto facile ma, allo stesso tempo anche molto difficile». Il giornalista ha poi spiegato: «E' facile perché sono cresciuto, a livello cinematografico, in parallelo con lui. Ricordo lunghe serate trascorse a parlare e discutere de I pugni in tasca nei cineforum. Ma è anche difficile perché devo fare i conti col cinema così come ho imparato ad amarlo. I pugni in tasca è già ampiamente nella storia del pensiero e del cinema. Difficile partire con un film così grande, perché l'autore rischia di inchiodarsi sul suo debutto. Il secondo lavoro difficilmente può essere al livello del primo. Ma ciò non è capitato a Bellocchio, che è perfino riuscito a superarsi».
La parola è poi passata allo stesso Bellocchio, che dopo i ringraziamenti a tutti coloro, amici e familiari (la figlia Elena e le sorelle Letizia e Maria Luisa erano presenti alla serata assieme all'amico fraterno del regista, Gianni Schicchi Gabrieli), che hanno preso parte a Sorelle, ha esordito: «Anche se in modo indegno, mi è venuta in mente una frase di Orson Welles: "Dopo Quarto potere, non si può che scendere. Il mio secondo film, La Cina è vicina, sembravo molto lontano da I pugni in tasca. Era come se volessi prendere un'altra strada per non confrontarmi con la mia opera prima. Tuttavia - ha proseguito il cineasta - nei film successivi ho ritrovato varie risonanze con I pugni in tasca, in particolar modo nel riferimento con L'ora di religione, che sembra I pugni in tasca tanto tempo dopo».
Anche in Sorelle i rimandi all'opera prima del maestro non mancano, se si considera che frammenti di essa interagiscono con la vicenda creando quasi un richiamo atavico al passato, cinematografico ed esistenziale, del regista, che a tal proposito ha ammesso: «Non saprei più fare I pugni in tasca oggi perché il mio modo di rapportarmi con il mondo ed il mio modo di immaginare è diverso rispetto al passato».
In quanto a Sorelle, Escobar ha sottolineato la sincerità dell'opera: «E' un film profondamente vero; la vita è lì, da vedere, da toccare». Il regista ha aggiunto: «E' un film fatto con assoluta leggerezza, ma dopo averlo ultimato, ci siamo accorti che è, allo stesso tempo, un'opera molto sentita, a dimostrazione del fatto che si può fare un cinema tra amici. Questo film è stato fatto senza la pretese che esso dovesse avere un pubblico».
Dopo un espresso riferimento di Bellocchio a Gianni Schicchi («un grande attore che meriterebbe un palcoscenico internazionale») ha preso il via la proiezione di Sorelle che, fatta eccezione per la presentazione alla prima Festa del Cinema di Roma, dove fu accolto a suon di applausi da un auditorium stracolmo, ha conosciuto proprio in Piazzetta Pescheria la prima "uscita" ufficiale su grande schermo. La piccola Elena (Elena Bellocchio) ha sempre vissuto con le zie nella città di Bobbio. L'affetto non le è mai mancato, anche perché lo zio Piergiorgio (Piergiorgio Bellocchio), ancor alle prese con un'irrequietezza personale che non sembra avere pace, fa di tutto per starle vicino, così come Gianni (Gianni Schicchi), amico fidato della famiglia. Chi si rivela più assente è invece la madre, Sara (Donatella Finocchiaro), single alla ricerca di una dimensione lavorativa gratificante. Ottenuto un buon ruolo in teatro, quest'ultima decide di portare Elena con sé a Milano. Forse per la piccola è giunto il momento del distacco definitivo dal borgo natio.
Il film di Bellocchio, pur essendo un prodotto artigianale, quasi fatto in casa, ha la qualità e la freschezze delle opere migliori del regista. Un mediometraggio girato con mano felicissima, con un tocco di acuta tenerezza, con una freschezza che ricorda sia gli esordi del regista, sia quella sua maturità di autore che fa proprio il linguaggio cinematografico del maestro. Al termine della proiezione, avvenuta davanti ad una piazza gremita, la discussione tra Bellocchio, Escobar ed il pubblico si è improntata subito all'importanza delle immagini. Perché se è vero - come ha rimarcato Escobar - che «un film è la realtà più una cinepresa messa in un certo modo», l'impatto dell'immagine ha nell'arte di Bellocchio un ruolo fondamentale, che lo stesso autore ha così sintetizzato: «Nel mio cinema c'è un'elaborazione accentuata delle immagini, forse perché emerge la mia prima passione, la pittura». Riguardo a Sorelle, il cineasta ha ammesso: «La cosa che più mi ha colpito, rivedendo il film, è il fatto di aver difeso dei tempi interni e rispettato le dilatazioni all'interno delle singole sequenze».
La discussione si è poi spostata sul significato di "morale", termine che Escobar ha scomodato per il cinema di Bellocchio: «Morale non è, per me, una somma di norme; è morale l'uomo o la donna che fa una scelta. Già il fatto di mettere la telecamera in un punto anziché in un altro significa essere responsabile delle proprie decisioni». Su tale tema si è ovviamente espresso anche l'autore bobbiese, che ha allargato la concezione di moralità ad un ambito più esteso: «Ho una concezione diversa rispetto a coloro che pensano alla morale contenuta in leggi atte a tenere a freno la natura umana in quanto ferina. Io, personalmente, sento naturalezza nel non fare del male agli uomini. Noi non siamo cattivi, ma spesso lo diventiamo».
Il dibattito è andato poi a concludersi con una considerazione di Bellocchio sui giovani autori emergenti: «Mi pare che negli ultimi sette-otto anni gli ottimi esordi siano decine. Il punto non è esordire bene ma, semmai, fare il secondo film, che ti può atterrare o lanciare». Le stesse parole che Tonino Guerra utilizzava per ammonirlo dopo il successo de I pugni in tasca». Intanto lui pensa già al suo prossimo progetto, un film su Ida Dalser, che fu sventurata compagna di Benito Mussolini.
Manuel Monteverdi