Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Mercoledì 4 Luglio 2007 - Libertà

«Per cantare la vita bisogna viverla»

VALTIDONE FESTIVAL - Domani straordinario appuntamento a Sarmato con il gruppo di Ruggieri
Antonella Ruggiero presenta "Canzoni fra le due guerre"

SARMATO - Il Valtidone Festival da sempre offre appuntamenti di alta levatura artistica, per qualità e originalità. E lo spettacolo che vedrà protagonista Antonella Ruggiero, una delle voci più amate e versatili del panorama musicale italiano, domani sera alle 21.15 in piazza Roma a Sarmato (in caso di maltempo al Pierrot di Sarmato), è sicuramente uno dei fiori all'occhiello di questa stagione decennale.
Ruggiero incontra a Sarmato il gruppo del fisarmonicista abruzzese Renzo Ruggieri (che include Paolo di Sabatino al pianoforte, Massimo Moriconi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria) per un nuovo, raffinato progetto a metà fra il pop e il jazz: Souvenir d'Italie - Canzoni fra le due guerre, che ha ispirato l'omonima, splendida Canzone fra le guerre, che Antonella Ruggiero ha cantato al 57° Festival della canzone italiana.
Il concerto della Ruggiero e di Ruggieri, per il quale si è adoperata l'Amministrazione comunale di Sarmato (che assieme ad altre dieci Municipalità della Valtidone e alla Fondazione di Piacenza e Vigevano promuove il Valtidone Festival, organizzato dall'associazione culturale Tetracordo sotto la direzione artistica di Livio Bollani), in particolar modo il sindaco Sabrina Gallinari, sarà ad ingresso gratuito.
Il nome di Antonella Ruggiero ha narrato e seguito in parallelo l'evoluzione e la traiettoria dei costumi e del gusto del grande pubblico. Prima con i Matia Bazar, poi con una carriera artistica di successo, in cui ha saputo toccare punti molto distanti tra loro.
Ruggiero, lo spettacolo che presenterà domani a Sarmato è molto particolare e ha ispirato il suo brano sanremese. Perché "Canzoni fra le due guerre"?
«Il concerto è totalmente incentrato sui brani italiani dalla fine degli anni '20 al '45. Tutti i successi dell'epoca, quando la vita era molto dura ma la gente cantava e certi autori scrivevano canzoni meravigliose. Ho voluto rendere un omaggio a un'Italia che non c'è più. Un'Italia meravigliosa che tutti conoscono tranne i giovani, che possono ascoltare le canzoni nello spettacolo e a volte mi dicono di averle scoperte con stupore».
Azzardo: c'entra qualche ricordo personale, magari legato alla sua famiglia d'origine, in questa sua precisa scelta artistica?
«Sì. Mia madre mi cantava quelle canzoni e tuttora mi racconta di quell'epoca straordinaria in cui, nonostante gli strascichi delle guerre, le persone cantavano per ritrovare l'allegria».
Il tema della guerra sembra lontano dall'Italia, oggi, anche se non lo è poi così tanto in realtà. C'è un messaggio che va oltre la musica?
«La guerra non è qui da noi ma ci sono aree del mondo in cui c'è, a parte il terrorismo che tanto fa paura. La musica serve e servirà sempre alla gente come mezzo di distrazione. Il messaggio è che attraverso la musica ci si può riconciliare con la speranza e l'allegria. Proprio come fecero le generazioni di un tempo, in Italia, nonostante i momenti di difficoltà».
Senza voler tornare ai motivi che l'hanno spinta a lasciare i Matia Bazar, dal suo successivo percorso artistico solista appare chiara la spinta, la ricerca, l'aspirazione ad un universo più vasto, in senso fisico e musicale: dalla canzone d'autore al musical, dall'India all'Africa. Come rivede, oggi, quella sua scelta tanto coraggiosa, in un momento in cui il gruppo era all'apice del successo?
«La mia risposta è sempre la stessa. Io ho sempre sentito la musica e l'arte in generale come ricerca. Non avrei potuto resistere in una routine in cui accadono cose già previste. Io sono andata via perché desideravo andare in luoghi diversi, affrontare generi musicali differenti. Lo sto ancora facendo. Quella con i Matia Bazar è stata una bella esperienza ma non poteva continuare».
Lei è senz'altro una delle più grandi interpreti, in grado di affrontare qualunque genere musicale. Quanto conta la "scuola" e quanto invece l'"ossessione artistica"?
«Un conto è uno studio accademico, che può servire come base, ma un artista è colui che l'arte la vive. Gli artisti hanno dentro una tensione, un pensiero che non ha a che fare con lo studio ma è più profondo. Il "calore" è un vissuto ed è quello che arriva agli altri, al pubblico. Penso ai grandi pittori, ad esempio. Nessuno di loro ha avuto una vita semplice. Lo stesso è accaduto nella musica: Billie Holiday, tanto per citare un nome. C'è bisogno di viverla, la propria storia, e può essere scomodo. Ma se non la vivi non la puoi trasmettere».

Eleonora Bagarotti

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio