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Martedì 26 Giugno 2007 - Libertà

Galliano: «Suonerò la gioia della musica»

Il grande fisarmonicista torna a esibirsi questa sera a Gragnano nell'ambito del Valtidone Festival
In trio col contrabbassista Tavolazzi e il batterista Pallemaerts

Gragnano - Richard Galliano, il più conosciuto fisarmonicista al mondo, torna questa sera alle 21.15 nel Parco di Villa Marchesi a Gragnano (al cinema Jolly di San Nicolò, in caso di maltempo) per il Valtidone Festival. Lo spettacolo, a ingresso gratuito, sarà anticipato alle 20 da una degustazione di prodotti tipici locali. In considerazione della grande affluenza di pubblico prevista, si consiglia di arrivare per tempo in quanto l'organizzazione chiuderà i cancelli quando i posti disponibili saranno occupati.
E così, a quattro giorni dal concerto dell'Ensemble Strumentale Scaligero di Ernesto Schiavi, un grande evento come lo spettacolo di Richard Galliano è reso possibile dall'impegno del Comune di Gragnano, con il sindaco Andrea Barocelli in prima linea, della Fondazione di Piacenza e Vigevano, di Editoriale Libertà, dell'associazione culturale Tetracordo sotto la direzione artistica di Livio Bollani e di numerosi sponsor privati, fra cui Tidone Energie.
Da tutti acclamato come l'erede diretto di Piazzolla, Galliano ha letteralmente stravolto il mondo della fisarmonica, inventando un modo nuovo di far musica: improvvisazione jazzistica e tradizione mediterranea con lui si fondono in uno spettacolare cocktail di colori, emozioni, sensazioni, che è praticamente impossibile inquadrare entro qualsiasi schema.
Maestro Galliano, ogni suo concerto è qualcosa di nuovo. Lei si esibisce in diverse formazioni, lasciando ampio spazio all'improvvisazione. Cosa deve aspettarsi, questa sera, il pubblico del Valtidone Festival?
«A dire il vero, mi capita sovente di esibirmi in trio jazz, dove solitamente c'è un saxofono che suona insieme alla fisarmonica. Nel caso del concerto di questa sera, propongo un evento più raro. Con me ci saranno il batterista belga Andre Pallemaerts e il contrabbassista Ares Tavolazzi, che sostituisce il collega Phillippe Aerts, che ha avuto un piccolo incidente. Di conseguenza, ho pensato di proporre un repertorio che sarà in parte il mio, arricchito da alcuni standard jazz. Ma ancora non ho ben deciso, aspetto di vedere come sarà l'atmosfera, come andrà la giornata perché il jazz è questo. Faccio sempre molta attenzione a "cogliere l'istante", ad essere spontaneo e in sintonia con il pubblico e con l'ambiente».
Lei è considerato l'erede di Piazzolla: come vive, dopo anni di ormai consolidata carriera, questa definizione?
«Ne sono lieto. Piazzolla era un mio grande amico, quindi una persona per me importante sotto molti aspetti. Per questo motivo, per quindici anni, dopo la sua morte ho suonato la sua musica. Ora suono anche la mia musica, in un'ottica evolutiva. Ciò che resta fermo, in un caso e nell'altro, è il concetto che la musica è e deve essere felicità. Deve provocarla in chi suona così da farla insorgere anche in chi ascolta. La musica è, prima di tutto, felicità».
Le sue collaborazioni sono davvero prestigiose e numerose: penso a Juliette Greco, Claude Nougaro, Ron Carter, Chat Baker, Joe Zawinul... Per un fisarmonicista, cosa significa spaziare su più generi e confrontarsi con grandi artisti?
«E' linfa vitale. Ora gli ambiti in cui mi piace spaziare sono due. Un progetto al quale tengo moltissimo è "Tangaria", una fusione di Tango con Arie in perfetto stile bachiano, presentato in molti concerti. Ciò che suonerò in Italia, in questi giorni, è il secondo ambito che mi sta particolarmente a cuore, quello più sperimentale. Mi pongo sempre un obiettivo, il più importante di tutti: fuggire dalla noia. Non annoiarmi e non annoiare. La noia è mortale, è nemica della buona musica. Come musicista, sto sempre attentissimo a non annoiarmi».
Lei si esibisce nei contesti più gloriosi del mondo. A Gragnano, è probabile che tra gli spettatori vi siano alcuni giovani aspiranti musicisti, coinvolti nel progetto-musica della Valtidone. C'è qualcosa che le piacerebbe dire a questi giovani?
«Questa è una domanda molto importante e la questione mi interessa molto. Un mese fa, vicino a Reggio Emilia, per tre giorni ho tenuto uno stage con giovani studenti cercando, in quel breve periodo, di infondere loro energia e coraggio. Essere professionisti è la base, ma possedere lo slancio per suonare ed essere felici nel farlo è ciò che permette di diventare un vero musicista. I giovani sono il futuro della musica e questo io non lo dimentico mai».

Eleonora Bagarotti

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