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Lunedì 25 Giugno 2007 - Libertà

Missingiallo, una spy story a più voci

Ieri l'ultimo giorno di lavorazione collettiva a Castellarquato, con incontri tra pubblico e autori e approfondimenti
Biondillo e Varesi: «Era ora che il noir tornasse in provincia»

Incontro prezioso tra scrittori e lettori, ma anche tra scrittori e scrittori, quello vissuto a Missingiallo 2007, con l'esperimento della scrittura collettiva di un romanzo (genere spy story) che il prossimo anno verrà pubblicato da Mondadori. Intanto, a recuperare la tradizione del romanzo d'appendice, ci pensa il nostro quotidiano, su cui ogni giorno compare una puntata della storia che prende corpo sulla piazza monumentale. Ieri l'ultimo, intenso, giorno di lavorazione. Quando sono "liberi" dalle operazioni di scrittura, gli autori si dedicano al pubblico. Ieri è toccato ai due celebri autori di gialli Gianni Biondillo e Valerio Varesi, e a Paolo Roversi, entrato a pieno diritto a far parte dell'Olimpo dei grandi scrittori noir italiani.
Accanto a loro, Andrea Villani, lettore famelico e scrittore a sua volta, e le "creature di carta" dei tre autori che, grazie allo stand di Libreria Romagnosi di Salsomaggiore, sono a disposizione del pubblico. Pubblico ansioso di vedere gli scrittori in carne e ossa. I lettori oggi seguono sempre più i loro autori. E i personaggi che prendono corpo e carta nei loro libri. Prendiamo Biondillo e il suo commissario Michele Ferraro. Nei suoi romanzi il famoso scrittore milanese aveva seminato questioni aperte, rimaste irrisolte. Un esempio: «Ho smesso di fumare. Perché? Te lo spiegherò un'altra volta». Ebbene "quella volta" è arrivata: Biondillo ha pubblicato quest'anno (sempre da Guanda) il "prequel" del suo ciclo di romanzi: questa volta non è un poliziesco, ma è sempre ambientato a Quarto Oggiaro. Si intitola Il giovane sbirro e racconta del commissario Michele Ferraro da giovane. Biondillo l'ha scritto sotto forma di racconti concatenati, «come se sfogliassimo un album di foto - spiega - E come se ad ogni pagina dicessimo: "Qui era quella volta". La successione di questi fatti racconta la storia di un giovane. Di un ragazzo che si ritrova uomo. Questo libro l'avevo programmato fin da quando ho scritto Per cosa si uccide. E' un "romanzo di formazione", di un giovane rockettaro che vive in periferia e sogna di diventare famoso. Ma la vita ti capita addosso. E lui diventerà un commissario di polizia. Un uomo qualunque. Ma con la pistola in tasca».
Uomo qualunque, nella periferia di Milano. Tra la Milano del delitto e la bassa padana, si muove il romanzo di Paolo Roversi La mano sinistra del diavolo edito da Mursia. Il personaggio che Roversi ha creato è un giornalista: Enrico Radeschi (pure Roversi ha fatto il nerista per la Gazzetta di Mantova) che qui si trova alle prese con un fatto che fa notizia nel paesino di Capo di Ponte Emilia: un arto mozzato trovato nella cassetta delle lettere di due pensionati. A Milano intanto c'è il cadavere di una ragazza morta. Corpi morti, interi o a pezzetti che siano, non hanno più confini. «Si pensi a Novi Ligure, alla strage di Erba. La metropoli non c'entra». Roversi racconta la Bassa, recupera le radici sue, e quelle della letteratura italiana (Tondelli e Zavattini).
Era ora che il noir, il giallo, tornassero ad abitare in provincia! Parma è il luogo in cui si ambienta la storia de Le imperfezioni, romanzo edito da Corbaccio, scritto da Valerio Varesi, giornalista di "Repubblica" per la redazione emiliana (quindi vicino alla realtà che racconta). Anche qui il protagonista è un redattore di un giornale locale: Fernando Savani, che aspira a raccontare la complessità della verità (su un imprenditore suicida), ma che rischia di dover solo "accontentare" il redattore capo nella sua fame di notizie-merce. Un libro che parte da un suicidio, e racconta di una società destinata al suicidio se non saprà invertire la tendenza a marciare solo sul valore di scambio, sulla ricerca ossessiva del profitto, sul monetizzare tutto (e tutti), e se non tornerà a poggiarsi sulle idee. Sul gusto per l'arte. Sulla ricerca della verità.
Poi si parla del blog. Roversi (che lavora pure come informatico) ne ha uno seguitissimo, che quando lo apri ti trovi a condividerlo con almeno altre venti persone collegate con te in quell'esatto momento. Biondillo scrive su un blog collettivo (come l'esperimento di scrittura di Missingiallo). Si chiama Nazione indiana. C'è "nato" anche... che ora è diventato pure lui scrittore di carta.

DONATA MENEGHELLI

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