Giovedì 21 Giugno 2007 - Libertà
«Quant'è bella la mia Valdarda»
L'intervista - Gianluigi Molinari, presidente della Comunità montana e sindaco di Vernasca
La collaborazione come chiave di sviluppo della valle
E' la collaborazione la chiave per lo sviluppo futuro della Valdarda, soprattutto nelle aree più disagiate, che sono poi quelle della montagna. Ne è convinto Gianluigi Molinari, giovane presidente della Comunità montana Arda e Nure e sindaco di Vernasca. Ne è convinto, ed è anche fiducioso che, alla fine, tutti capiranno che collaborare è necessario e conviene a tutti. Dal Po alle più alte montagne del Piacentino quello della Valdarda è il più grande comprensorio della provincia di Piacenza. Ad esso è dedicato il prossimo supplemento a colori di Libertà, abbinato gratuitamente domani, venerdì, al quotidiano.
Com'è la Valdarda vista dall'alto (di Vernasca)?
«E' una bella valle perché c'è un bel passato, c'è un bel presente e sembra che ci sia anche un bel futuro. Una valle viva dove c'è molta attività umana che è la base del mantenimento dei cittadini sul territorio».
Che cosa invidiate voi di montagna alla Valdarda di pianura?
«Come amministratore sicuramente i bilanci dei Comuni di pianura. Ma come cittadino niente. E pure come cittadino-amministratore sono contento della mia gente, del dialogo che ho con loro, un dialogo che ci dà la dimensione di un luogo dove tutti si conoscono».
Anche se, nella tradizione dei montanari, non manca qualche litigio...
«Sì, ma alla fine tutti si aiutano».
E che cosa, secondo voi, vi invidiano quelli di pianura?
«Proprio la nostra dimensione rurale e la nostra qualità di vita».
Come presidente della Comunità montana e come sindaco, che cosa ritiene che si debba fare per tutta la Valdarda?
«Già si stanno facendo delle belle cose nell'ottica della collaborazione pianura-montagna, soprattutto per il turismo e nel sociale. L'auspicio è che si vada avanti così».
E, in particolare, per l'area di montagna?
«Occorrerà trovare sistemi di perequazione territoriale per evitare che i Comuni più a monte soffrano a volte dell'impossibilità di fornire servizi essenziali e, visti i bilanci che hanno, anche di fare una programmazione. Ma credo che la Valdarda, che ha sempre espresso maturità in questa direzione, possa essere un bel laboratorio per sperimentare questa collaborazione».
Le industrie devono restare a fondovalle o ne vorreste anche voi in montagna?
«Credo che ci sia la possibilità di uno sviluppo legato al nostro territorio, ma si deve parlare di industrie artigianali compatibili. Un'impresa con 15 dipendenti significa la vita di un'intera frazione. Non si deve invece parlare di industrie impattanti. Alcune delle quali, peraltro, già ci sono...».
Come è come sarà la convivenza con queste industrie "impattanti"?
«C'è un monitoraggio continuo da parte nostra e soprattutto da parte di chi è preposto a ciò. Negli anni credo che sia aumentata la coscienza da parte di queste imprese di essere al centro di un territorio poco vocato all'industria. Da parte nostra non dobbiamo comunque dimenticare che esse significano lavoro per decine e decine di famiglie».
Per un vero sviluppo del turismo che cosa si deve fare di concreto?
«La cosa pratica più importante che abbiamo fatto alcuni anni fa è stata quella di sollecitare i nostri operatori a sfruttare i finanziamenti pubblici. Ne sono derivati un importante lavoro di organizzazione delle strutture e una crescita di tutto il sistema. Faccio un esempio per tutti: lo sport. Abbiamo in programma una pista per mountain bike da 100 km, abbiamo già un'ippovia e strutture importanti al Parco provinciale e per varie altre discipline».
Con quali strumenti?
«Faremo convergere tutte le forze di commercializzazione e di promozione sul nostro Club di prodotto dell'Appennino piacentino, composto dalle tre Comunità montane, dalla Provincia e da tutti gli operatori che hanno deciso di aderire. Abbiamo finalmente scelto di non andare più nessuno per proprio conto, come invece avveniva qualche anno fa, quando ci si scannava l'uno con l'altro».
Anche se, per la verità, qualcuno che insiste ad andare per la sua strada ancora c'è...
«Ma ci stiamo parlando. E per il futuro qualche ragionamento interessante ne uscirà».
Qui a Piacenza abbiamo preso atto che i problemi del turismo della montagna piacentina sono diversi da quelli di Rimini. Ma a Bologna l'hanno capito?
«Non ancora. Ma il Club di prodotto diventerà uno di quei soggetti che potrà presentare domande di finanziamento per quanto riguarda azioni di "promocommercializzazione" turistica, all'interno delle leggi regionali, essendosi costituito con quel requisito minimo dei 300 posti letto che noi abbiamo ampiamente superato».
Club di prodotto. Non è un nome un po' troppo burocratico?
«Sì, ma abbiamo già incontrato alcuni studi di immagine per trovare un nome e un brand che dia l'esatta sensazione di ciò che si vuol vendere».
In questi ultimi tempi la Valdarda ha dimostrato di sapere puntare su iniziative culturali di ottimo livello? Ma quanto costa ciò in termini di impegno umano e anche economico?
«L'impegno umano è difficile da quantificare. So solo che bisogna crederci e darsi da fare quotidianamente. In termini di costi reali è invece facile dire che le nostre Amministrazioni, con le loro risorse, da sole non ce la farebbero mai. Quindi è indispensabile l'apporto di altri enti come Provincia e Fondazione di Piacenza e Vigevano».
I primi frutti di tutto questo impegno stanno già arrivando? E ne valsa la pena?
«Credo proprio di sì. Ad esempio Vigoleno ospita eventi particolari. Con pro e contro, con costi elevati e organizzazione complessa. Ma per uscire dall'anonimato e guardare avanti bisogna pensare in grande. Così si potranno fare anche le piccole cose. Anche a Vernasca, con gli spettacoli da strada di "Bascherdeis" abbiamo iniziato per gioco e poi ci siamo trovati con migliaia di turisti arrivati da varie province, la maggioranza dei quali mai aveva visto Vernasca prima di quel momento».
Tra Castellarquato e Vigoleno c'è più competizione o più collaborazione?
«A oggi la collaborazione, intesa nel senso di progetti comuni, deve ancora partire, ma come buoni vicini non ci togliamo niente l'uno con l'altro. E' anche bello sfidarsi a colpi di manifestazioni: la concorrenza migliora la competizione. Ed è meglio avere vicino un comune come Castellarquato che uno passivo privo di progetti e ambizioni».
DI PIER CARLO MARCOCCIA