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Venerdì 1 Giugno 2007 - Libertà

Tre preziose voci nel segno di Poggi

TAMPA LIRICA - Al Municipale l'Ofi (diretta da Caldi), Stanisci, Sgura e De Biasio hanno fatto ala ai vincitori
Premio a Pertusi, Nizza e Pelizzari, ma che nostalgia per Gianni

PIACENZA - Le fotografie, per cominciare. Diapositive degli anni '50, in quel bianco e nero che per tutti è un contrassegno visivo della Storia. Foto adatte a comporre il Monumento all'Indimenticabile Artista: eccolo vestito da Edgardo, in farsetto del '600 e tartan scozzese, accanto a Maria Callas, la più ardente delle Lucie di Lammermoor; eccolo nel costume di Fernando della Favorita di Donizetti, l'opera che, per i suoi ammiratori di tutto il mondo, è stata sua più di qualsiasi altra.
Ma a inumidire gli occhi degli appassionati, più delle foto, è la Voce: mentre le diapositive scorrono, il tenore Gianni Poggi, grazie a un disco, torna da quell'Aldilà in cui se n'è andato il 16 dicembre 1989 - lasciando un rimpianto immenso - per cantare Donna non vidi mai da Manon Lescaut. La morbida bellezza del timbro, la sovrabbondanza di mezzi di una voce come oggi se ne possono solo sognare, uno squillo come forse il solo Björling potè sfoggiare nel dopoguerra nel ruolo di Des Grieux, la passione, l'abbandono, la tenerezza e tutto quello che ci può venire in mente pensando a questa musica: eccoli qui, tutti insieme, e per giunta con la naturalezza delle cose semplicissime, nel canto del grande tenore. Un grande tenore di Piacenza, poi: una vedette della Scala e del Metropolitan con cui molti degli spettatori che l'altra sera riempivano il Municipale (c'erano anche la signora Anna, vedova di Poggi, e la figlia del cantante, Leonora) hanno chiacchierato tante volte. E a cui davano del tu. Si può immaginare la piena di ricordi che un'introduzione del genere deve aver scatenato in loro.
Ed è stata davvero la migliore introduzione possibile per la nona edizione, svoltasi nel nostro teatro, del Premio internazionale "Gianni Poggi", che quest'anno è stato assegnato - con merito, come sempre - al soprano Amarilli Nizza, al tenore Rubens Pelizzari e al basso Michele Pertusi. Istituito dalla Tampa Lirica (con il sostegno di Comune, Provincia, Regione, Ministero per i beni culturali, Fondazione Toscanini, Fondazione di Piacenza e Vigevano e Circolo "Poggi"), il Premio Poggi è un esempio di come un riconoscimento intitolato a un illustre artista possa "cambiare pelle" in modo intelligente.
Nato nel 1991 per omaggiare i colleghi illustri che divisero il palco con Poggi, il premio, dal 2004, è diventato una specie di "Oscar del Municipale" che incorona i protagonisti più apprezzati di ogni stagione lirica piacentina.
Quest'anno, la giuria presieduta da Carla Fontanelli, presidente della Tampa, e composta anche dal musicologo Francesco Bussi, dal compositore Glauco Cataldo e dal pianista Nelio Pavesi, ha puntato sui protagonisti del Trittico di Puccini (Il Tabarro in particolare) e dell'Attila di Verdi, i due allestimenti che hanno indiscutibilmente sovrastato tutto il resto. Come recitano le motivazioni ufficiali, Pertusi, premiato dall'assessora ai teatri Giovanna Calciati e dal questore Michele Rosato, è stato incoronato perché «in Attila ha anche sfoggiato un'interpretazione per cui "inventa il vero", secondo il celebre motto verdiano»; la Nizza perché «nel Tabarro si è calata nei panni crudamente sensuali di Giorgetta confermando una forte vocazione veristica»; e Pelizzari in quanto «tenore lirico spinto sfogato, squillante, ben a fuoco e a suo agio nell'impervia tessitura di Luigi nel Tabarro».
Ben più di una semplice cornice è stato il grande concerto di gala che ha accompagnato la serata, con il direttore Massimiliano Caldi alla guida dell'Orchestra Filarmonica Italiana, un programma quasi del tutto verdiano (che non si è negato le Sinfonie di Nabucco e La forza del destino) e - dulcis in fundo - tre voci giovani e belle: il soprano Rachele Stanisci, il tenore Roberto De Biasio e il baritono Carlo Sgura. De Biasio ha convinto in Ah, la paterna mano da Macbeth, nel lungo duetto con la Stanisci di Liberamente or piangi (Attila) e nella pucciniana E lucevan le stelle. Sgura ha mietuto applausi in Eri tu (Un ballo in maschera) e Nemico della patria da Chénier di Giordano. Tutti e due hanno scaldato gli animi con Dio, che nell'alma infondere da Don Carlo. Ma a colpire, forse, è stata soprattutto la Stanisci, sia da sola (Ebben ne andrò lontana da La Wally di Catalani) sia con i colleghi Sgura e De Biasio (due applauditissimi pezzi forti dal Trovatore: Mira, d'acerbe lagrime e Di geloso amor sprezzato).
Ma, senza nulla togliere ai protagonisti del concerto, a tenere banco sono state le belle esibizioni "di ringraziamento" dei tre premiati: la Nizza in una dolce e sensitiva Vissi d'arte da Tosca; Pelizzari in quella chicca per gourmet di vecchi dischi (di Caruso, ma non solo) che è O Paradiso da L'Africana di Meyerbeer; e soprattutto Pertusi, nei panni di Giovanni da Procida (forse il più bel ruolo per basso di Verdi dopo il Filippo II del Don Carlo) con la finissima resa di O tu, Palermo dai Vespri Siciliani.
Manca qualcosa? Sì. La Tampa avrebbe voluto premiare anche tre artisti che purtroppo non hanno potuto dare la loro disponibilità per l'altra sera: il soprano greco Dimitra Theodossiou (Attila), il baritono Alberto Mastromarino (Trittico) e Corrado Casati, direttore del Coro del Municipale. «Stiamo studiando altre iniziative in loro onore», ha promesso la Fontanelli, brava e discreta maestra di cerimonie della serata.

Alfredo Tenni

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