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Giovedì 31 Maggio 2007 - Libertà

Il coraggio di Francesca e l'acqua
sgorgata

La storia

E' di questi giorni l'annuncio che da un pozzo trivellato a qualche centinaia di metri dall'ospedale di Lengesim in Kenia (nel quale opera da anni fra i Masai il medico piacentino Francesca Lipeti) è sgorgata l'acqua potabile.
Sembra una notizia come un'altra, ma così non è. Ha tutta l'aria, infatti, di una bella (anzi, bellissima) favola a lieto fine.
Come in molte fiabe che si raccontano ai più piccoli protagonista è una fata buona; nel caso nostro la veste ornata di stelle è costituita dal camice bianco e la bacchetta magica dallo stetoscopio.
Le è capitato di scoprire che nel cuore della savana africana vive una tribù di indigeni fieri e poco ospitali, ne ha imparato la lingua, si è fatta amica dello stregone, è riuscita a farsi accogliere per vivere con loro e con paziente dolcezza ha cominciato a curare i malati (i bambini prima di tutti).
Fra i tanti enormi problemi (mancava tutto: energia elettrica, medicine, strumenti, mezzi di comunicazione; la strada era una lunga pista di fango spesso cancellata dalle piogge) uno su tutti sembrava insormontabile: non c'era l'acqua. Ogni tentativo in seguito effettuato per trovarla era risultato un fallimento.
Succede che un giorno qualcuno segnali alla Fondazione di casa nostra la straordinaria storia di Francesca e la decisione (sacrosanta) di assegnarle l'Angil d'or è immediata. Il resto è storia recente.
La Fondazione si è impegnata a risolvere il problema dell'acqua (occorrevano risorse economiche non indifferenti) e si sono mobilitati in tanti per far sentire a Francesca che non è sola nella sua nobile impresa.
Ora l'acqua è sgorgata quasi per magia (ma tre grossi automezzi hanno faticato non poco per portare a Lengesim l'ingombrante trivella che ha scavato il pozzo) e sarà realizzato presto anche un piccolo acquedotto.
Questa bella favola del nostro tempo ha anche una morale (antica come il mondo): la fede smuove le montagne.
Francesca Lipeti (autentico valore aggiunto della comunità piacentina) ha affrontato la sua splendida avventura solitaria armata solo di un immenso coraggio e della consapevolezza che non esiste traguardo che non si possa raggiungere quando si crede fermamente in quello che si vuole (e quello che si vuole è il bene degli altri).
Ora Francesca sa che sono in molti ad esserle vicini e le sue pesanti fatiche diventeranno più dolci proprio perché condivise (magari solo spiritualmente) da tanti amici che hanno imparato ad amarla.
L'acqua, si sa, è da sempre simbolo di purezza. È bello così pensare che quella di Lengesim sia uscita dal ventre arido della terra anche per baciare due mani sapienti e purissime: quelle del nostro piccolo angelo dalle grandi ali.

Gianni Cuminetti

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