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Martedì 22 Maggio 2007 - Libertà

Antonio Cornazzano, poeta del '400
che cantò le gesta di Francesco Sforza

Il manoscritto "Sforziade" pubblicato a cura di Giorgio Fiori

A cinque secoli e mezzo dalla sua stesura, il poema Sforziade di Antonio Cornazzano ha trovato un editore e oggi, alle 17.30 all'auditorium di via S. Eufemia 12, il pregiato volume verrà presentato da Giorgio Fiori, curatore scientifico della pubblicazione, nonché principale promotore dell'evento.
Dietro questo progetto, arrivato a buon fine grazie alla Fondazione di Piacenza e Vigevano che lo ha adottato, c'è una lunga vicenda di incontri fortuiti, tenacia e passione per le ricerche in archivio, che ha portato Fiori a incrociare più volte, dagli anni '60, i suoi passi con quelli del massimo poeta piacentino del '400. L'opera della quale si parlerà questo pomeriggio è considerata il capolavoro di Antonio Cornazzano, che la compose tra il 1453 e il 1459, alla corte di Francesco Sforza, cui è dedicata. Il titolo latino completo è infatti De gestis Francisci Sfortiae, ossia Sforziade: 12.000 versi in 12 libri, per celebrare il grande condottiero, duca di Milano, che resse anche le sorti di Piacenza dal 1447 al 1466, anno della morte.
Del poema rimane un manoscritto, non autografo, del XV secolo, oggi alla Biblioteca nazionale di Parigi. «Era presso la biblioteca del castello di Pavia. Pervenne poi nelle mani di un nobile piacentino, che non sappiamo chi fosse», spiega Fiori. «Tra il 1725 e il 1732 permise che padre Stanislao Bardetti lo trascrivesse». La copia settecentesca, per il tramite del canonico Vincenzo Benedetto Bissi, arrivò al conte Bernardo Pallastrelli, che la donò alla Biblioteca comunale Passerini Landi, dove è tuttora custodita. «Un manoscritto fedele e redatto con una grafia chiara, ben leggibile», precisa Fiori che, per sollecitare una rinnovata attenzione nei confronti del poeta umanista concittadino, da tempo coltivava il desiderio di vederne pubblicato il capolavoro.
Si deve a Carlo Emanuele Manfredi, presidente della sezione di Piacenza della Deputazione di storia patria, l'idea risolutiva di scegliere la via della riproduzione fotostatica del manoscritto. Il volume, stampato dalla Tep per conto della Fondazione, si rivolge principalmente a filologi e storici della letteratura del '400, mentre le parti introduttive curate da Fiori approfondiscono vari momenti del passato piacentino, a cominciare dalla figura di Antonio Cornazzano, che era stato confuso con due suoi omonimi contemporanei.
Nato a Piacenza verso il 1430 («probabilmente in una casa di via Vescovado, o comunque nella parrocchia della Cattedrale»), da Bonifacio, parmense, e da Costanza Bagarotti di Castellarquato, Antonio studiò legge a Siena. Alla corte di Francesco Sforza, fu poeta e maestro di ballo di Isabella, figlia del duca. Si trasferì in seguito a Venezia, fu al servizio di Bartolomeo Colleoni e, a Ferrara, di Ercole d'Este. Qui si sposò con Taddea Tibertelli de Pisis, antenata del famoso pittore e scrittore Filippo, i cui nipoti vivono tuttora a Celleri di Carpaneto. Morì nel 1484.
Nel libro Fiori racconta anche un'altra singolare e misconosciuta vicenda e cioè come gli unici veri discendenti di Francesco Sforza abitino a Ozzola di Cortebrugnatella. Si chiamano Sforza Visconti e derivano dal ramo di Sforza Secondo, signore di Borgonovo. Il volume è completato dalla ristampa di un fondamentale saggio di Dante Bianchi sulla Sforziade, uscito nel 1965 sulla rivista Bibliofilia.

ANNA ANSELMI

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