Giovedì 17 Maggio 2007 - Libertà
«Donne, discriminate e spesso inconsapevoli»
Un'antropologa e una giornalista ne hanno discusso in un convegno in S.Ilario
Integralismi, fondamentalismi, costrizioni religiose. Termini forti e fonti di contrasto, visioni fanatiche del rapporto tra pratiche liturgiche e società, ma che si trovano ad essere, spesso, sinonimi del totale azzeramento della dignità femminile. Di questi temi si è parlato l'altra sera in S.Ilario, con l'antropologa e ricercatrice Michela Zucca e la giornalista Monica Lanfranco, nell'ambito del ciclo di incontri "Dell'integralismo e delle differenze", promosso dall'Assessorato alle pari opportunità e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Il racconto della Lanfranco - femminista, attivista, autrice di vari libri sulla condizione della donna nei regimi religiosi integralisti - parte proprio dalla scarsissima visibilità e libertà di movimento femminile nei Paesi islamici, con l'amara constatazione di una condizione attuale e ben radicata. «Le donne - spiega la scrittrice - oltre a subire in molte società mutilazioni genitali, non possono cantare, ballare, portare i tacchi. Viene loro negato ogni diritto elementare. Lo scontro si gioca sul corpo femminile, sulla sua fecondità, sulla sua agibilità nello spazio pubblico. Il vero problema, però, è che spesso nemmeno loro se ne accorgono. In una società dai cromosomi maschili, il rapporto con Dio, e la ricerca di un'armonia spirituale profonda, molte volte sono l'unica via alla realizzazione; i maltrattamenti e le ingiustizie subite diventano quindi parte di un disegno divino, e per questo giusto ed infallibile anche per le stesse femmine».
Non solo Islam, tuttavia. La moderatrice Stefania Cherchi porta il triste viaggio attraverso la barbarie perpetrata alle donne nelle colpe di altre grandi religioni monoteiste, l'ebraismo ed il cristianesimo. Nella prima l'infelice declinazione che porta la vita femminile ad essere alla stregua di un'offerta al Signore, e nella seconda i crimini di una delle più grandi tragedie silenziose dei secoli scorsi: l'Inquisizione con la "caccia alle streghe". «Più di 9 milioni di donne - sottolinea la studiosa Michela Zucca - persero la vita, torturate ed arse vive. Nel quindicesimo secolo era un fenomeno comunissimo, e spesso non vi era nemmeno un regolare processo. In Svizzera si perseguitavano le famiglie delle presunte streghe, tornando nei villaggi colpiti a prendere figlie, nipoti, cugine. Pochissimi uomini si alzarono in difesa di questo orrore. Venivano braccate per impedir loro il controllo delle nascite, e quindi della sessualità. Una cosa assurda, come il considerare la donna capro espiatorio per ogni male della società».
In finale di dibattito si è usciti dai binari della sfera religiosa, con il problema delle "quote rosa" (per Lanfranco «necessarie, ma con donne che diano garanzie di qualità») e delle violenze domestiche, dolorosamente in aumento.
Alessandro Rovellini