Martedì 8 Maggio 2007 - Libertà
Applausi in Fondazione per il Lively Brass Ensemble e cinque giovani cantanti
Ottoni, voci e percussioni: dialoghi preziosi
PIACENZA - Chi l'avrebbe mai detto: il re Enrico VIII d'Inghilterra, quello che per l'amore di Anna Bolena divorziò e nel 1534 ruppe i rapporti con la Chiesa di Roma per poi risposarsi ancora quattro volte, si dilettava di musica. E proprio con una sua composizione il Lively Brass Ensemble ha aperto l'altra sera il concerto offerto dal Centro culturale italo-inglese alla Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Il Lively Brass Ensemble è un insieme di ottoni e percussioni formatosi nel 1991 all'interno del Conservatorio Nicolini, diretto da Luciano Caggiati. In scena l'altra sera al fianco dell'ensemble strumentale vi erano le voci del soprano Francesca Paiola, del soprano Sachika Ito, del mezzosoprano Giuseppina Bridelli, del tenore Tae Hyung Kim e del basso Yoon Poong Won.
Com'era doveroso, il programma proponeva pagine del repertorio musicale inglese, nella prima parte del periodo rinascimentale con opere di Enrico VIII e Giles Farnaby, nella seconda il barocco di George Frideric Handel.
Del re Enrico VIII gli ottoni insieme alle percussioni e all'arpa hanno eseguito Rose without a thorn, raccolta di canzoni dedicate a donne da lui amate; la voce recitante del soprano Paiola introduceva con brevi poesie i diversi brani; trascinante l'esecuzione del brano più celebre di Enrico VIII, Pastime with good company, interpretato con tutti i cantanti in scena.
La suite di Giles Farnaby, Fancies, toys & dream, scritta originariamente per virginale, strumento a tastiera affine alla spinetta, specifico del rinascimento inglese, è stata proposta in una trascrizione per ottoni.
Farnaby fu tra i primi virginalisti e la sua cifra stilistica si rivela nella spontaneità e fantasia del linguaggio musicale. La pagina si è svolta in un'alternanza di interventi strumentali e vocali.
La seconda parte del concerto, incentrata su Handel, ha proposto arie tratte da oratori in una versione per canto e ottoni. Gli oratori furono per Handel una forma musicale ideale per esprimere la sua arte, opere in cui l'articolazione e la costruzione del suo linguaggio si manifesta ai più alti livelli.
Bravo il trombettista Takayuki Kiryu solista in duo con i diversi cantanti come in The trumpet shall sound (dal Messiah) con il basso Yoon Poong Kim, o in Let the bright seraphim (dal Samson) con il soprano Sachika Ito, o in Or la tromba in suon festante (dal Rinaldo) con il mezzosoprano Giuseppina Bridelli, dove anche i cantanti hanno dato una bella prova di agilità vocale.
Coinvolgente il canone Sing unto God (dal Judas Maccabeus) in cui gli ottoni dialogavano con i quattro cantanti. Per finire ancora in scena strumentisti e voci per regalare come bis un'altra pagina di Handel.
Lea Rossi