Domenica 22 Aprile 2007 - Libertà
L'Islam verso l'integrazione
Faruq: «Non c'è opposizione alla modernità»
All'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano giornata internazionale di studi sui musulmani in Occidente
Gettare un semplice sguardo sulle sfaccettature dell'Islam, senza avere però la presunzione di risolvere i problemi del mondo con una conferenza; trattare il problema dell'identità come un momento di incontro-scontro e non come un vessillo da brandire per rimarcare le differenze. In una parola, integrazione. Ecco il tema della giornata di studi sui musulmani in Occidente, svoltasi ieri in Fondazione e che ha visto confrontarsi in un interessante ed acuto dibattito molti esponenti dell'islamistica, anche di area balcanica come Senad Bajramovic, che nel pomeriggio ha analizzato le complesse dinamiche intercorse tra la nostra società e quella islamica.
Una giornata intensa, che ha visto partecipare un pubblico variegato di esperti, ma anche di persone incuriosite da una tematica che negli ultimi anni è diventata sempre più scottante. La mattinata è stata dominata da due grandi protagonisti, anzi da un brillante studioso egiziano e musulmano, Wa'il Faruq, e dalle parole di Gamal Al-Banna, purtroppo assente per motivi di salute, ma del quale è stata comunque letta la relazione preparata per questa giornata. Professore di fama internazionale e fratello del fondatore della società dei "Fratelli musulmani", gruppo integralista egiziano che nelle ultime elezioni ha ottenuto circa il 22% dei seggi, Al-Banna ha analizzato la controversa definizione di comunità, in particolare di quella islamica, che non è opera di fattori storico-geografici, ma in cui è proprio l'Islam a costituire l'elemento unificante; elemento che si configura quindi come il "trait d'union" fra la comunità e la religione, che sussiste indipendentemente dallo stato. E' il potere, che da corrotto si fa corruttore della dottrina, che porta l'uomo ad assoggettare i propri simili e la cui seduzione può essere limitata solo con la libertà; la comunità intera rappresenta appunto la libertà, che non può esistere all'interno dell'autorità, la circonda invece con la giustizia, vero obiettivo dello stato.
Una libertà intesa anche come liberazione dai cliché canonici che vedrebbero l'Islam contrapposto alla modernità: un mutamento dei classici punti di vista filo-occidentali e la partenza dalla vera realtà è l'obiettivo auspicato da Faruq, una delle figure emergenti nel panorama dell'orientalistica mondiale, il cui contributo si è rivelato particolarmente interessante per la posizione di mediazione, ma non di moderatismo da lui assunta in più occasioni e riconfermata anche ieri. Il giovane professore egiziano, ponendosi nel difficile ruolo di intermediario fra le due culture, ha portato l'attenzione sulla falsa dialettica Islam-modernità, che sembrano più legate da un'interazione, connotata da scottanti problematiche: innanzitutto le illogiche componenti sociali della globalizzazione e del consumismo, ma anche una cultura che riceve la modernità senza crearla e il fallimento di quest'ultima nel tentativo di attivare il singolo nel mondo europeo, un'angoscia che accomuna gli immigrati, ancora esclusi dalla vita politica del paese che li ospita. Un lungo dibattito su un argomento di notevole attualità, che ha visto susseguirsi polemiche e confronti suscitati da importanti studiosi, come Paolo Branca e Davide Tacchini, moderatori delle discussioni, ma anche da Stefano Allievi, rinomato esperto italiano di Islam.
ELISABETTA PARABOSCHI