Domenica 22 Aprile 2007 - Libertà
Stefano Allievi: «La seconda generazione di immigrati è italiana a tutti gli effetti»
La giornata di studi sui musulmani in Occidente svoltasi ieri in Fondazione ha avuto fra i suoi protagonisti, oltre che Wa'il Faruq, Gamal al-Banna (presente almeno attraverso il testo preparato da lui per l'occasione) e Senad Bajramovic, anche un altro insigne studioso dell'islamismo italiano, Stefano Allievi, docente dell'università di Padova, che si è dedicato allo studio del pluralismo culturale e religioso e di sociologia delle religioni.
Professor Allievi, parlando della situazione italiana, ha notato un cambiamento fra l'Islam di ieri e quello di oggi?
«La diffusione dell'Islam in Italia è ancora abbastanza recente, c'è stata in modo massiccio solo negli ultimi anni, anche se è vero che si sono verificati dei mutamenti tra le due generazioni di immigrati: la seconda infatti, rappresentata da persone che sono nate qui da genitori musulmani, si è perfettamente integrata, è italiana a tutti gli effetti».
La donna ha un ruolo importante nell'integrazione, eppure è stato detto che molte musulmane vivono in modo appartato rispetto alla società che le circonda: sembra ci sia una sorta di dialettica fra i due aspetti?
«E' un problema che riguarda appunto la prima generazione; le donne della seconda hanno subito un processo di secolarizzazione, c'è stata una precoce femminizzazione che non ha interessato le loro madri. Questo è il nodo della questione: creare dei contatti comunicativi a diversi livelli, senza giudicare banalità come il problema del foulard, non un velo, un foulard che indossano per varie scelte personali».
Tale processo di integrazione perfettamente riuscito ha influito sul singolo modo di rapportarsi alla religione?
«Certamente, perché se da un lato si è potuto assistere ad un processo di secolarizzazione, un allontanamento dalla sfera della spiritualità degli immigrati più giovani, è comunque altrettanto vero che molti di questi hanno abbracciato la religione in modo più consapevole, più autentico; un maggiore senso della fede che non è frutto di fattori etnici, ma rappresenta una reazione all'ambiente circostante, un ritorno necessario alle proprie radici, alla propria identità».
Minacce terroristiche: in Italia sono diventate una vera fobia?
«Penso che sia una brillante strategia di quelli che io definisco "imprenditori politici della paura"; esistono naturalmente delle radicalizzazioni in Occidente, di cui però i musulmani non sono necessariamente i portatori. Queste teorie, sostenute da autentici predicatori del conflitto, non fanno altro che diffondere una società della paura, un terrore generalizzato verso il diverso, un ripiegamento su di sé come fonte assoluta di certezze. Sono banalizzazioni della realtà, come potrebbe essere la condanna dei giovani borghesi perché molti di loro sono diventati brigatisti negli anni Settanta. Chi mai si sognerebbe di ragionare così?».
eli.pa.